Gerusalemme: attacco alla chiesa della Flagellazione. Custodia: eventi ‘gravi’ contro cristiani

Articolo pubblicato originariamente su AsiaNews

Un 40enne ebreo americano ha distrutto questa mattina a colpi di martello una statua di Gesù nella Cappella della Condanna, all’inizio della Via Dolorosa. La polizia lo ha arrestato e ne sta esaminando il quadro psichiatrico. In una nota i frati francescani parlano di “catena” di eventi “diretti” contro la comunità, legati a un clima di odio nell’opinione pubblica. 

“Seguiamo con preoccupazione e condanniamo fermamente questa sequenza crescente di gravi atti di odio e di violenza nei confronti della comunità cristiana in Israele”. È quanto sottolinea la Custodia di Terra Santa, commentando in una nota a firma di fra Francesco Patton e del segretario p. Alberto Joan Pari l’attacco avvenuto questa mattina alle 8.30 alla Cappella della Condanna, all’interno del complesso del Santuario della Flagellazione, nella città vecchia a Gerusalemme, all’inizio della “Via Dolorosa”. Il riferimento è all’atto vandalico compiuto da un turista ebreo americano, fermato dal personale della chiesa e consegnato alla polizia dopo aver danneggiato a colpi di martello una statua del Cristo. Le forze dell’ordine lo hanno trattenuto, in attesa di una valutazione psichiatrica mentre la Custodia parla apertamente di “crimine in odio” alla fede collegato “alla serie di attacchi” diretto contro i cristiani in Israele “nell’ultimo mese”. 

Secondo la polizia l’autore della violenza è un 40enne che è entrato nella chiesa, per poi abbattere la statua di Gesù e fracassarne il volto. Subito dopo l’assalitore è stato bloccato da un portiere e posto in stato di fermo dagli agenti. In precedenza si era parlato di “gruppi di estremisti ebraici” ma dalle informazioni attuali sembra che si sia trattato di un singolo assalitore, circostanza però che non rende certo meno grave quanto accaduto oggi e legato a un clima generale. 

La Custodia ricorda come “non è un caso che la legittimazione della discriminazione e della violenza nell’opinione pubblica e nell’attuale scenario politico israeliano si traduca poi anche in atti di odio e di violenza contro la comunità cristiana”. “Ci aspettiamo e chiediamo – sottolineano i vertici cristiani – che il governo israeliano e le forze dell’ordine agiscano con decisione per garantire la sicurezza per tutte le comunità, per garantire la tutela delle minoranze religiose e per sradicare il fanatismo religioso, questi gravi fenomeni di intolleranza, questi crimini d’odio, e gli atti di vandalismo diretti contro i cristiani in Israele”.

Oltre alla spirale di violenze fra israeliani e palestinesi (alimentata anche dalla camminata di Ben-Gvir alla Spianata delle moschee), da settimane si registrano anche numerosi incidenti di natura confessionale. Almeno cinque contro i cristiani, osserva la Custodia, che segue l’attacco ai turisti da parte di ebrei religiosi la scorsa settimana, la scritta morte ai cristiani sui muri di un monastero e l’assalto al centro maronita nella città settentrionale di Ma’alot. 

L’atto vandalico compiuto oggi nella città vecchia a Gerusalemme è solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi intimidatori, alcuni dei quali firmati “price tag” [il prezzo da pagare, ndr] e riconducibili a coloni o estremisti ebraici. A inizio anno alcuni estremisti ebraici avevano profanato un cimitero cristiano sul Monte Sion, prima ancora avevano colpito diversi altri obiettivi, fra cui la chiesa vicino al Cenacolo, la basilica di Nazareth o edifici cattolici e greco-ortodossi. Nel mirino vi sono anche moschee e luoghi di culto musulmani. Il “price tag” è un motto usato dagli estremisti israeliani, che minacciano cristiani e musulmani per aver “sottratto loro la terra”. Un tempo il fenomeno era diffuso solo nelle aree al confine con la Cisgiordania e a Gerusalemme, ma oggi si è esteso in gran parte del territorio. 

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