Limitazioni israeliane alla bandiera palestinese, ennesimo attacco ai diritti umani

Articolo pubblicato originariamente su Amnesty International

Amnesty International ha condannato la direttiva emessa l’8 gennaio dal nuovo ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itama Ben-Gvir, che definisce la bandiera palestinese simbolo del “terrorismo” e istruisce la polizia a rimuoverla dai luoghi pubblici.

La direttiva avrebbe l’obiettivo di impedire “l’incitamento” contro Israele mentre secondo Amnesty International rappresenta un grave attacco al diritto alla nazionalità e a quelli alla libertà d’espressione e di riunione pacifica.

Inoltre, si tratta dell’ennesimo provvedimento adottato negli ultimi tempi dalle autorità israeliane per ridurre al silenzio il dissenso e limitare le proteste, comprese quelle in favore dei diritti della popolazione palestinese, tra i quali la crescente repressione sulla società civile palestinese e l’aumento degli arresti e delle detenzioni amministrative contro gli attivisti palestinesi.

“Siamo di fronte a un assai preoccupante tentativo di cancellare l’identità della popolazione palestinese. I pretesti ridicoli usati per giustificare questa direttiva non possono nascondere il fatto che le autorità israeliane stanno agendo in modo sempre più brutale nel loro proposito di stroncare ogni opposizione al sistema di apartheid”ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

“Da decenni la bandiera palestinese è simbolo di unità e resistenza contro l’occupazione illegale israeliana ed è usata nel mondo in segno di solidarietà verso la popolazione palestinese. È profondamente ironico che le autorità israeliane, per giustificare la loro direttiva, facciano riferimento all’incitamento, quando è proprio quel provvedimento ad alimentare l’odio razziale e ad acuire le divisioni. Si tratta di una delle tante misure, assunte nell’ambito del sistema israeliano di apartheid, che hanno l’obiettivo di minimizzare la presenza e la visibilità dei palestinesi e ridurre al silenzio le loro voci”, ha concluso Morayef.

 

Ulteriori informazioni

Da tempo le autorità israeliane tentano di limitare l’esposizione della bandiera palestinese. Sebbene la legislazione israeliana non la vieti in Israele, la polizia e le forze di sicurezza hanno il diritto di rimuoverla se ritengono costituisca una minaccia per l’ordine pubblico.

Due mesi dopo l’occupazione del 1967 dei territori palestinesi, le autorità israeliane emisero un’ordinanza militare che puniva e criminalizzava i palestinesi che organizzavano o prendevano parte a cortei, raduni o veglie di oltre 10 persone per obiettivi “politici”, a meno che non avessero un permesso. Non è mai stato spiegato il significato di quell’aggettivo. Quell’ordinanza resta in vigore nella Cisgiordania, così come quella che vieta l’esposizione di bandiere o emblemi o la pubblicazione di materiali che hanno “significato politico”, senza il permesso di un comandante militare israeliano.

Nel maggio 2022 le forze israeliane hanno rimosso con violenza le bandiere palestinesi che accompagnavano, a Gerusalemme Est, la cerimonia funebre della giornalista Shirin Abu Akleh, uccisa dalle forze di sicurezza israeliane.

Il 1° giugno dello stesso anno è stato approvato in prima lettura un testo di legge che vieta l’esposizione della bandiera palestinese sugli edifici di istituzioni finanziate dallo stato all’interno di Israele.

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