Articolo pubblicato originariamente su MEMO e tradotto dall’inglese dalla redazione di Bocche Scucite
La decisione delle autorità libanesi di riscuotere il pagamento dell’elettricità fornita ai rifugiati palestinesi nel Paese aggraverà la crisi in tutti i campi in cui vivono, ha riferito lunedì Quds Press. Le autorità hanno informato le fazioni palestinesi della decisione che, ha confermato lunedì il ministro dell’Energia e dell’Acqua Walid Fayyad, riguarderà anche i rifugiati siriani.
Oltre ai tagli ai servizi forniti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione (UNRWA), secondo gli osservatori, i costi dell’elettricità renderanno le cose ancora più difficili per i rifugiati. Questi ultimi vivono già in condizioni di estrema povertà, in assenza dei beni di prima necessità per una vita dignitosa. Sebbene la maggior parte delle famiglie rifugiate sia in Libano da decenni, non ha mai ottenuto la cittadinanza libanese e, in quanto rifugiati, il governo di Beirut ha imposto loro molte restrizioni.
“Tuttavia”, ha dichiarato Mon’em Awad, funzionario dei Comitati popolari nei campi e nei raduni dei rifugiati palestinesi in Libano, “nonostante le difficoltà, i rifugiati palestinesi hanno reagito positivamente alla decisione libanese”. I rifugiati si sono detti pronti a collaborare con il governo e si sono impegnati ad accettare qualsiasi “meccanismo appropriato” per la riscossione delle tariffe elettriche.
Secondo il direttore generale della Commissione 302 per la difesa dei diritti dei rifugiati palestinesi, Ali Huwaidi, “le tariffe elettriche sono di competenza dell’UNRWA, che fornisce i servizi di base nei campi profughi”. Ha sottolineato che l’UNRWA è responsabile delle infrastrutture nei campi, di cui fa parte la fornitura di elettricità, insieme alle fognature, all’acqua e alle comunicazioni. “I rifugiati rispettano la sovranità dello Stato e pagano le tasse, ma non ottengono nulla in cambio”.
L’attivista per i diritti umani e ricercatore Hassan Al-Sayyeda ha spiegato che molti dei rifugiati palestinesi non sono in grado di permettersi il cibo per le loro famiglie o di pagare l’affitto e altri beni di prima necessità. “Soffrono come rifugiati in un Paese che sta attraversando a sua volta gravissime difficoltà economiche e sociali, e ora l’onere di dover pagare l’elettricità viene fatto ricadere su di loro”.


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