LA GRAZIA DI TRUMP A PARENTI, AMICI E CLIENTI. A caro prezzo dice il Nyt

tratto da: https://www.remocontro.it/2021/01/18/la-grazia-di-trump-a-parenti-amici-e-clienti-a-caro-prezzo-dice-il-nyt/

Remocontro Remocontro  18 Gennaio 2021

 

Donald Trump pronto a concedere la grazia o a commutare la pena a circa 100 persone alla vigilia del suo addio alla Casa Bianca, ‘attenzioni aiutate da forti donazioni’, denuncia il New York Times. Tra le voci delle scorse settimane anche l’ipotesi di grazia preventiva ai membri della famiglia. Nella lista delle persone a cui verrà concesso il perdono presidenziale ci sono colletti bianchi condannati per reati penali, rapper di alto profilo e vecchi amici e alleati come Steve Bannon e Rudolph Giuliani, scrive il Corriere della Sera.

«Le tariffe per essere graziati»

Trump pronto a graziare 100 persone, scrive il New York Times, ma a caro prezzo, monetario. «Vere e proprie tariffe pagate a personaggi vicini a Trump per avere accesso al presidente ed essere graziati o vedere commutata la propria pena a suon di migliaia di dollari». «Nella raffica di provvedimenti di grazia che Donald Trump è pronto a firmare alla vigilia del suo addio alla Casa Bianca non dovrebbe comparire il suo nome», riporta la Cnn», dopo che molti giuristi gli avevano spiegato che non esiste la grazie a futuro delitto o a contestazione di legge non ancora avvenuta.  Ma torniamo al mercato delle grazie.

Famiglia, amici e clienti

Domani 19 gennaio, ultimo giorno alla Casa Bianca alla vigilia dell’insediamento dell’eletto Presidente Joe Biden, gli ultimi decreti presidenziali a firma Trump con la concessione di grazia o riduzione di pena a 100 persone. La notizia è stata diffusa dalla Cnn, che spiega che fra di loro ci sarebbero molti ‘colletti bianchi’, importanti rapper e forse anche il suo avvocato Rudolph Giuliani e Steve Bannon. Nell’elenco ci sarebbero anche delle grazie preventive (di validità molto incerta) nei confronti della famiglia del presidente uscente, mentre nella lista non ci sarebbe lo stesso Trump, sotto procedura di impeachment al senato.

Amici cari, molto cari  

Il New York Times sostiene che molti amici di Trump stanno ricevendo soldi per perorare il perdono del presidente. Secondo il quotidiano ci sarebbero «vere e proprie tariffe pagate a personaggi vicini al tycoon per avere accesso al Presidente ed essere graziati o vedere commutata la propria pena». Un mercato che ha portato solo nelle ultime settimane all’accoglimento da parte della Casa Bianca di ben 41 domande di perdono «apparentemente pagate a peso d’oro». Il New York Times fa anche i nomi, come l’ex manager della sua campagna Paul Manafort, e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, l’ex consigliere strategico Steve Bannon, e il legale personale di Trump, Rudolph Giuliani.

Tariffe di intermediazione

«Un ex responsabile della campagna di Trump – sostiene il quotidiano statunitense – sarebbe stato pagato 50 mila dollari per cercare di far ottenere la grazia a John Kiriakou, un ex funzionario della Cia condannato per aver svelato illegalmente informazioni top secret». Il quotidiano fa il nome di Brett Tolman, ex procuratore federale e consulente della Casa Bianca per dare al presidente consigli proprio su chi perdonare e chi no. «Un’attività grazie alla quale ha incassato migliaia di dollari per ogni domanda di grazia approdata sulla scrivania dello Studio Ovale». Un tesoretto, continua il giornale, che aumentava se la domanda veniva accolta, come nel caso del figlio di un ex senatore dell’Arkansas, Tim Hutchinson, condannato per corruzione e frode fiscale. «Cosa che avvenne per altri casi di truffa, come per il fondatore del sito Silk Road, specializzato nella vendita online di farmaci, e tra lobbisti cui faceva parte uno degli ex avvocati personali di Trump, John M. Dowd», conclude il New York Times.

Grazie già concesse a presidenza persa

‘Regali di Natale’ ad altre 29 persone, che si aggiungono alle 20 annunciate già la vigilia. Tra loro spiccano due ex collaboratori, Paul Manafort e Roger Stone, condannati nel caso Russiagate, e il padre di Jared Kushner. Stone aveva mentito al Congresso nel corso dell’inchiesta: Trump già gli aveva evitato il carcere commutandogli la pena in luglio, poi è arrivata la grazia. Charles Kushner, genitore del genero e consigliere dell’inquilino uscente della Casa Bianca, era stato condannato invece nel 2004 per malversazioni fiscali. E già quelle concessioni di grazia avevano sollevato critiche feroci. Con qualcuno che già prevedeva il peggio.. «Il peggio deve ancora arrivare!», aveva twittato l’ex consigliere della Casa Bianca sotto Barack Obama, David Axelrod, ma anche il senatore repubblicano Ben Sasse non aveva apprezzato la mossa: «Marcio fino al midollo», il commento.

Chi Trump sceglie di aiutare

Tra i beneficiari del recente passato, un esempio tra i molti dello stesso tenore, per capire le scelte presidenziali di Trump, ricordate dalla televisione svizzera italiana. «Quattro ex militari passati al servizio dell’agenzia di contractor Blackwater, riconosciuti colpevoli dell’uccisione di 14 civili iracheni nel 2007 a Baghdad. Una carneficina che aveva suscitato l’indignazione del mondo intero. “Hanno servito lealmente e a lungo il paese”, secondo la motivazione del provvedimento fornita dalla Casa Bianca. “Sapevo che non avremmo avuto giustizia”, ha invece reagito l’investigatore iracheno che condusse l’inchiesta, mentre per Claire McCaskill, ex senatrice democratica che sedeva alla commissione forze armate, “la grazia disonora il nostro esercito”».

 

 

 

 

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