Sanguinare nel silenzio

Articolo pubblicato originariamente su We Are Not Numbers. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

Foto di copertina: Alcune donne attendono fuori da un bagno in comune presso la scuola Khaled Bin Al-Walid, ora adibita a centro di accoglienza per sfollati nel centro di Gaza. Foto: Muyassar Jamal Rommana

Per molte donne e ragazze di Gaza, le mestruazioni sono diventate una lotta quotidiana per la salute, la dignità, la privacy e il minimo indispensabile per vivere con un po’ di comfort.

Di Muyassar Jamal Rommana

Il bagno si trova al centro di un campo affollato. Le pareti sono fatte di coperte strappate tenute insieme con corde. Il pavimento è di sabbia. In un angolo c’è una piccola brocca d’acqua sporca, mentre sopra l’ingresso è appeso un sacchetto di assorbenti. Il bagno di fortuna è poco più di una buca nel terreno.

«Chiunque voglia guardare, può farlo», dice con una risata amara una ragazza adolescente.

Le sue parole riflettono una realtà condivisa da migliaia di donne in tutta Gaza, dove gestire le mestruazioni è diventato un problema mensile aggravato dal sovraffollamento, dalla carenza di prodotti per l’igiene, dalla mancanza di privacy e dalle condizioni igienico-sanitarie precarie.

Secondo l’Ufficio governativo per i media di Gaza, circa un milione di donne sfollate vive attualmente nella Striscia. Il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) stima che circa 700.000 donne e ragazze in età mestruale stiano affrontando gravi difficoltà fisiche e psicologiche.

Per molte donne, procurarsi gli assorbenti è diventato un problema già di per sé.

«Non posso permettermi di comprare gli assorbenti per me e per le mie figlie», racconta Mona Siam, 46 anni, sfollata dal quartiere di Al-Zeitoun, nella città di Gaza, e madre di tre ragazze. «O li ricevo attraverso le distribuzioni di aiuti, oppure sono le mie sorelle ad aiutarmi a comprarli, perché lavorano e hanno una situazione economica migliore della mia».

Mona racconta di aver ricevuto prodotti per l’igiene soltanto due volte nei nove mesi trascorsi in un campo per sfollati a Nuseirat, nella zona centrale di Gaza.

Con l’aumento continuo dei prezzi e le scorte limitate, molte donne faticano a gestire le mestruazioni in sicurezza. Gli aiuti umanitari restano la principale fonte di prodotti per l’igiene mestruale, ma le distribuzioni sono irregolari e spesso insufficienti. Di conseguenza, alcune donne sono costrette a utilizzare gli assorbenti più a lungo del necessario, mentre altre ricorrono a pezzi di stoffa o brandelli di vestiti come alternativa.

Mona ricorda che, durante il primo ciclo mestruale della figlia maggiore, la ragazza dovette aiutare la sorellina utilizzando pezzi di stoffa, perché nella loro tenda non erano disponibili assorbenti. L’esperienza fu profondamente dolorosa per la bambina, che scoppiò a piangere. Quando le fu chiesto perché non avesse chiesto un assorbente alle vicine, rispose: «Mi vergogno a chiedere qualcosa di così personale».

Il ginecologo e ostetrico dottor Basel Fadda spiega che l’uso di alternative agli assorbenti aumenta il rischio di infezioni a causa delle scarse condizioni igieniche e dell’impiego di materiali non sicuri. Le donne sottolineano che i prodotti per l’igiene devono essere distribuiti regolarmente e non sporadicamente: molte ne hanno ricevuti soltanto una o due volte dall’inizio dello sfollamento.

Costrette a fare in fretta e rimproverate

Nelle scuole trasformate in rifugi, le condizioni non sono migliori che nei campi con le tende. Alla Khaled Bin Al-Walid School, le donne devono salire lunghe rampe di scale per raggiungere i bagni, aumentando la fatica fisica durante le mestruazioni. Alcune evitano di cambiare l’assorbente con la frequenza necessaria per non affrontare ulteriore stanchezza o imbarazzo.

«Se trovano un assorbente usato per terra, tutte le donne vengono accusate e rimproverate», racconta Serena Al-Ashqar, sfollata da Al-Zeitoun e ora ospite del rifugio.

In condizioni normali, durante le mestruazioni le donne hanno bisogno di privacy e di tempo. Negli ambienti degli sfollati, entrambe le cose sono scomparse.

«Venite a vedere la fila del mattino per il bagno», dice Sanaa Toutah, madre sfollata di quattro figlie. «Ci sono più di 20 persone — ragazze, ragazzi, bambini e adulti — tutte insieme ad aspettare. Sembra la fila davanti a una scuola».

La sua famiglia condivide un bagno con altre quattro famiglie. Le donne vengono spesso sollecitate con frasi come «Sbrigati», «Non metterci troppo» e «Hai finito?».

Gaza sta affrontando una grave crisi idrica, che ha reso ancora più difficile l’igiene mestruale. Durante una visita alla tenda di Mona Siam, la donna ha raccontato che la sua famiglia era rimasta senza acqua per due giorni consecutivi. In alcuni casi sono costretti a utilizzare persino l’acqua potabile per le necessità igieniche di base.

Quando le è stato chiesto della situazione, sua figlia ha risposto: «Che il cibo aspetti. La cosa importante è occuparsi del ciclo».

Donne in attesa davanti a un bagno condiviso presso la Khaled Bin Al-Walid School, oggi utilizzata come rifugio per sfollati nella zona centrale di Gaza. Foto: Muyassar Jamal Rommana

Paura, infezioni e la difficile situazione delle persone con disabilità

Durante le visite sul campo, non ho incontrato un solo bagno pienamente funzionante. La maggior parte consisteva in pareti di stoffa strappata, pavimenti di sabbia, contenitori sporchi e servizi igienici improvvisati — talvolta costituiti soltanto da un secchio o da una buca nel terreno. Insetti e roditori erano una presenza comune. I bagni non erano soltanto visibilmente poco igienici: lo erano anche nell’aria che vi si respirava. L’odore della sabbia umida si mescolava a quello dell’urina e dei rifiuti organici. Era così intenso che risultava difficile rimanere all’interno anche per un solo minuto.

Heba Toutah, che vive in un campo per sfollati con il marito non vedente, racconta che per lui utilizzare i bagni di fortuna è estremamente difficile, perché non esistono un vero sedile o una struttura che possano aiutarlo a orientarsi.

«Non riesce a capire dove dovrebbe mettersi o dove dovrebbe fare i propri bisogni», spiega. «Per lui è semplicemente impossibile utilizzare quel bagno».

Heba racconta inoltre che, dallo sfollamento, tutte le sue figlie hanno sofferto di infezioni delle vie urinarie e di altre infezioni, che attribuisce alle pessime condizioni igienico-sanitarie e alla mancanza di igiene nel campo.

Il dottor Fadda spiega che, sebbene le donne siano naturalmente più esposte alle infezioni urinarie e vaginali, le condizioni dello sfollamento hanno aumentato drasticamente il rischio di infezioni gravi e malattie, a causa della scarsa igiene, della carenza d’acqua e dell’inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari.

Allo stesso tempo, la guerra, lo sfollamento e il sovraffollamento hanno aggravato lo stress delle donne in tutta Gaza. Molte oggi devono assumersi responsabilità che vanno ben oltre i ruoli tradizionali, occupandosi di procurare cibo, acqua e un riparo alle proprie famiglie. Le mestruazioni non rappresentano soltanto una difficoltà fisica, ma anche un peso psicologico. Molte donne evitano di utilizzare i bagni durante la notte per paura e insicurezza. Quando ne hanno bisogno, spesso chiedono a un familiare di accompagnarle.

Heba ricorda che una delle sue figlie, una volta entrata nel bagno, iniziò improvvisamente a urlare dopo aver trovato un cane randagio al suo interno. Da allora, racconta, alcune delle sue figlie esitano prima di entrare da sole nei bagni di fortuna.

«Entri in bagno mentre hai paura», dice Shahd, la figlia di Mona.

Una crisi sanitaria pubblica che si potrebbe prevenire

Nei rifugi per sfollati di Gaza, le donne non stanno soltanto cercando di sopravvivere: stanno cercando di conservare la propria dignità mentre affrontano uno degli aspetti più intimi della vita. Alcune rimandano il cambio dell’assorbente fino alle ore diurne perché raggiungere il bagno di notte sembra troppo pericoloso. Altre sono costrette a indossare lo stesso assorbente più a lungo del dovuto perché non hanno alternative.

E per molte donne il problema va ben oltre la disponibilità degli assorbenti. Chiedono servizi igienici sicuri e puliti, dotati di acqua corrente, lavandini, docce e un’illuminazione adeguata. Sanaa sottolinea inoltre la necessità di spazi separati per lavarsi e di una maggiore privacy.

Il dottor Fadda evidenzia la necessità di servizi sanitari specializzati per la salute delle donne, compresi programmi di screening precoce per le infezioni e l’accesso a cure e vitamine essenziali. Avverte inoltre che una grave malnutrizione può portare alla completa cessazione delle mestruazioni.

La salute mestruale viene spesso considerata una questione privata e personale. A Gaza è diventata una crisi di salute pubblica. Mese dopo mese, lo sfollamento, le condizioni igienico-sanitarie insicure, l’accesso limitato all’acqua pulita e le infezioni non curate stanno lasciando conseguenze fisiche e psicologiche durature sulle donne e sulle ragazze.

Per molte giovani, la prima esperienza delle mestruazioni non è più accompagnata da privacy o cura, ma dalla paura, dallo sfollamento e dalla lotta per preservare la propria dignità. Questa crisi invisibile — e in gran parte prevenibile — continua a segnare la loro vita giorno dopo giorno.

Questo articolo è pubblicato congiuntamente con Washington Report on Middle East Affairs.

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