Articolo pubblicato originariamente su Al-Jazzera. Traduzione a cura della redazione di Bocche Scucite
Mentre Israele sfolla migliaia di persone dal nord dell’enclave, cresce la preoccupazione per il peggioramento delle condizioni nel sud.
Migliaia di palestinesi vengono sfollati ogni giorno a causa dei bombardamenti a tappeto indiscriminati di Israele su Gaza City, che uccidono decine di civili ogni giorno, con famiglie che fuggono a sud verso un destino incerto nella zona di al-Mawasi, ripetutamente attaccata e sovraffollata.
Più di 6.000 persone sono state costrette a lasciare la città assediata sabato, secondo la Difesa civile palestinese, mentre l’esercito israeliano continuava il suo incessante bombardamento dell’area.
Circa 900.000 palestinesi sono attualmente rimasti in città, ma il numero sta diminuendo rapidamente.
Khalil Matar, uno sfollato palestinese in fuga verso sud, ha dichiarato: “Continuiamo a spostarci. Ci sono persone malate con noi e non sappiamo dove andare. Non ci sono zone sicure”.
Molti di coloro che stanno lasciando il nord si stanno dirigendo verso il campo di al-Mawasi, dove le condizioni sono state descritte come terribili, affollate e prive di risorse anche prima degli ultimi sfollamenti di massa.
I resoconti da al-Mawasi, che è spesso colpito da attacchi israeliani nonostante sia una cosiddetta “zona sicura”, suggeriscono che i nuovi arrivati stanno lottando per trovare spazio per piantare le loro tende.
La carestia sta divorando anche noi
Hind Khoudary di Al Jazeera, in collegamento da al-Mawasi, ha raccontato che le scene erano “molto caotiche”, mentre arrivavano sempre più famiglie, con le loro cose sistemate ai lati della strada.
“Per quasi un’intera settimana abbiamo cercato di trovare un posto dove ripararci. Ho una famiglia numerosa, che comprende i miei figli, mia madre e mia nonna”, ha detto a Khoudary un uomo palestinese sfollato.
“Non solo i missili si abbattono sulle nostre teste, ma anche la carestia ci sta divorando”, ha detto.
L’uomo ha aggiunto che la tenda della sua famiglia non era più adatta allo scopo dopo due anni di utilizzo e che non sapeva dove avrebbero trovato riparo.
“Lo sfollamento è doloroso come lo sventramento dell’anima dal corpo. Non sappiamo dove rifugiarci”, ha detto. “Sto portando la mia famiglia verso l’ignoto”.
Parlando da al-Mawasi, il giornalista sfollato Ahmed al-Najjar ha detto che il campo non è sicuro.
“Viene definita una zona sicura, ma noi viviamo qui da mesi e sappiamo per certo che non è sicura”, ha sottolineato.
“Come posso definirla sicura quando Israele ha ucciso e bombardato mia sorella all’interno di questa ‘zona sicura’?”.
Al-Najjar ha anche descritto di essere stato svegliato da “grida e suoni orribili di persone bruciate vive in una tenda vicina”.
Alla luce di questi pericoli e della mancanza di spazio, alcuni palestinesi sfollati hanno dichiarato ad Al Jazeera che torneranno a Gaza City da al-Mawasi, in un’apparente tendenza allo sfollamento inverso.
Faraj Ashour, un palestinese sfollato che ha perso le gambe in un attacco israeliano, è uno di quelli che sta considerando il viaggio di ritorno.
“Sono andato ad al-Mawasi, ma i costi erano troppo alti… ed era quasi impossibile trovare un posto adeguato senza pagare un extra”, ha detto Ashour.

Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
Grazie per il vostro coraggio Perché ci aiutate a capire. Fate sentire la voce di chi non ha voce e…
Vorrei sapere dove sarà l'incontro a Bologna ore 17, grazie