Articolo pubblicato originariamente su Al-Raseef. Traduzione dall’arabo a cura della redazione di Bocche Scucite
Di Amer Al-masri
Non ho una risposta chiara, anche se continuo a pormi la stessa domanda che un tempo si fece (N. d. T. il poeta iracheno) Sargon Boulus: dove vanno le voci quando nessuno le ascolta? Si conservano forse nella memoria delle case distrutte? Oppure aspettano il momento giusto per tornare nei sogni di chi le ha amate?
E con questo affollarsi di immagini di distruzione nella mia mente, la domanda si è trasformata, assumendo nuove forme. Mi sono ritrovato a pensare ad alta voce, come se stessi lottando con quelle voci che non ho mai sentito, e dalle quali il caso mi ha allontanato, trascinandomi in altre terre, lontano.
Le voci di chi amo si saranno scontrate in cielo? Quale avrà prevalso: quella più forte o quella più tenue? E ha davvero vinto la voce che almeno qualcuno è riuscito a sentire prima che il suo portatore morisse? Oppure, nel mondo delle voci, non esistono vincitori né vinti, e forse c’è qualcosa nel mezzo che ancora non comprendiamo… qualcosa che somiglia a essere, allo stesso tempo, vincitori e sconfitti. Qualcosa che somiglia a una speranza ingannevole.
Le voci dei miei amici martiri
Mi tormenta continuamente il pensiero delle voci dei miei amici che non ci sono più. Cosa ha detto Nour mentre bruciava pezzo dopo pezzo fino a diventare una massa nera? A chi ha chiesto aiuto Batoul prima che il soffitto le crollasse sulla testa? E chi ha salutato Ahmad, dentro di sé, prima che il suo cuore smettesse per sempre di battere? E Mariam ha gridato vedendo le schegge del razzo avvicinarsi, oppure ha scelto, come faceva sempre, il silenzio, rannicchiandosi come un uccellino nel suo nido?
Con il protrarsi della distruzione a Gaza per giorni e mesi, ho iniziato a sentire anche voci di persone che non conosco. A volte una voce dice: “Ti prego, digli di scavare ancora, sono sotto, ancora sotto, e sto soffocando”, e un’altra grida: “I miei figli! Erano qui, tra le mie braccia! Qualcuno li trovi, qualcuno li tiri fuori!”
E non ho mai smesso di immaginare le ultime parole di tutti, di chi conosco e di chi non conosco, come se così cercassi di zittire un ronzio incessante nella mia testa: un senso di colpa che non mi appartiene davvero. Io che avrei dovuto essere lì, ascoltare quelle voci, consolarle, o almeno avere una mia voce da affiancare alle loro mentre salgono al cielo, perché non siano sole. Almeno essere con loro, anche solo come voce.
Immagini che mi pungono il cuore
Non avevo mai pensato che una voce uscita senza essere ascoltata potesse tornare un giorno, finché non ho letto un testo di Ibrahim Jaber Ibrahim, “La prima volta mi disse ti amo”. Da allora ho iniziato a immaginare cassette e CD attaccati davvero al cielo, e ogni volta che alzo lo sguardo penso alle loro voci che cadono su di me come pioggia incessante.
Ma in quell’immagine mi vedo con un ombrello, per paura che quelle voci mi colpiscano. E non so se sia paura o vergogna.
In un momento di debolezza ho pensato: potrebbe succedere davvero. Potrebbe diventare reale. E allora il cielo di Gaza sarebbe il più lontano del mondo, non per distanza ma per dolore. Nessuno riuscirebbe più a chiudere gli occhi sotto quel cielo, perché sarebbe assediato da decine di migliaia di voci. E dopo, non riuscirebbe più ad ascoltare nient’altro. Forse diventerebbe muto, per paura e per shock.
E quando arriverà l’inverno, Gaza non sarà più la città gentile che conoscevo, ma una palude in cui si muore di voci.
Porto dentro di me voci che non conosco
Non si tratta più solo delle voci dei miei amici. La cosa ha preso un’altra direzione. Con il passare dei mesi ho iniziato a sentire voci di sconosciuti, voci che mi sembrano familiari ma non lo sono.
Una dice: “Per favore, digli di scavare ancora… sono ancora sotto… non respiro…”. Un’altra urla: “I miei figli! Erano qui, tra le mie braccia!”
E c’è una voce, più di tutte, che mi lacera ogni volta: “Perché mi hanno lasciato solo?”
Cosa succederebbe se qualcuno inciampasse nella voce della persona amata in un video sui social? O se una donna trovasse l’ultimo messaggio vocale della figlia su un telefono sopravvissuto al bombardamento? Stava registrando… poi è arrivato il razzo. E le sue ultime grida sono rimaste lì, nella memoria del telefono. Come si fa a dormire dopo? Che parole possono raccontare una cosa del genere?
È già successo. Alcuni hanno sentito le ultime richieste d’aiuto dei loro cari… e sono crollati nel sentirle.
Così mi ritrovo assediato dalle voci di chi amo, di chi non conosco, di chi forse ho incrociato per caso una volta sola, in una panetteria o in un taxi, o persino in una lite banale.
Ma le voci di chi se n’è andato per sempre non intrattengono: uccidono l’anima ogni giorno. E quando penso di essermi abituato, arriva un nuovo esercito di voci.
Quando le voci torneranno, non troveranno nessuno
Mi sconvolge l’idea che le voci possano tornare. Non è fantascienza. È già realtà.
E allora immagino le voci dei miei cari entrare in città come un esercito sconosciuto, camminare tra le strade distrutte, cercare le bocche e i cuori a cui appartenevano… e non trovare nulla. E poi ritirarsi, sconfitte, come la prima volta, quando nessuno le ha ascoltate.
La speranza ingannevole che mi consuma
Se ci fosse anche solo una piccola speranza, diffonderei ovunque le ultime parole dei miei amici. Le racconterei a chiunque incontrassi. Se potessi far risuonare le loro voci nel mondo intero, lo farei.
Ma tutto è stato schiacciato. Non mi resta che ciò che la distruzione ha lasciato dietro di sé… o ciò che è sopravvissuto per caso, come me.
Per questo continuo a chiedere, ogni volta che sento la loro mancanza:
dove vanno le voci quando nessuno le ascolta?
Ah, se almeno potessi riportare indietro le voci di chi amo.

Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
Grazie per il vostro coraggio Perché ci aiutate a capire. Fate sentire la voce di chi non ha voce e…
Vorrei sapere dove sarà l'incontro a Bologna ore 17, grazie