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Articolo pubblicato originariamente su Docenti Per Gaza

Di Giuseppina Fioretti

Come stanno i bambini a Gaza in questo maggio 2025 dopo 17 mesi di bombardamenti? Noi vogliamo ricordare la loro situazione con i versi della poetessa palestinese 𝒁𝒆𝒊𝒏𝒂 𝑨𝒛𝒛𝒂𝒎 che alla CNN, il 10 ottobre 2023, dichiarò: “𝐻𝑜 𝑑𝑒𝑐𝑖𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑜𝑒𝑠𝑖𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 ℎ𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑎 𝐺𝑎𝑧𝑎 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑖 𝑛𝑜𝑚𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑔𝑎𝑚𝑏𝑒, 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑙𝑖, 𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑜 𝑖 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑢𝑐𝑐𝑖𝑠𝑖.”
𝑺𝒄𝒓𝒊𝒗𝒊 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒂, 𝑴𝒂𝒎𝒎𝒂
𝑼𝒔𝒂 𝒊𝒍 𝒑𝒆𝒏𝒏𝒂𝒓𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒏𝒆𝒓𝒐 𝒊𝒏𝒅𝒆𝒍𝒆𝒃𝒊𝒍𝒆
𝒄𝒐𝒏 𝒍’𝒊𝒏𝒄𝒉𝒊𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒂𝒏𝒈𝒖𝒊𝒏𝒂
𝒔𝒆 𝒔𝒊 𝒃𝒂𝒈𝒏𝒂, 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒊 𝒔𝒄𝒊𝒐𝒈𝒍𝒊𝒆
𝒔𝒆 𝒆𝒔𝒑𝒐𝒔𝒕𝒐 𝒂𝒍 𝒄𝒂𝒍𝒐𝒓𝒆
𝑺𝒄𝒓𝒊𝒗𝒊 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒂, 𝑴𝒂𝒎𝒎𝒂
𝑳𝒆 𝒓𝒊𝒈𝒉𝒆 𝒇𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒈𝒓𝒐𝒔𝒔𝒆 𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒆
𝑨𝒈𝒈𝒊𝒖𝒏𝒈𝒊 𝒊 𝒕𝒖𝒐𝒊 𝒈𝒉𝒊𝒓𝒊𝒈𝒐𝒓𝒊 𝒔𝒑𝒆𝒄𝒊𝒂𝒍𝒊
𝒄𝒐𝒔𝒊̀ 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒐 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒐𝒍𝒂𝒓𝒎𝒊 𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂𝒏𝒅𝒐
𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒍𝒍𝒊𝒈𝒓𝒂𝒇𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒎𝒂𝒎𝒎𝒂 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒗𝒂𝒅𝒐 𝒂 𝒅𝒐𝒓𝒎𝒊𝒓𝒆
𝑺𝒄𝒓𝒊𝒗𝒊 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒂, 𝑴𝒂𝒎𝒎𝒂
𝒆 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒆 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒊𝒆 𝒔𝒐𝒓𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒆 𝒅𝒆𝒊 𝒎𝒊𝒆𝒊 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊
𝑰𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒏𝒐𝒊 𝒄𝒊 𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒓𝒓𝒆𝒎𝒐
𝑰𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒄𝒊 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒏𝒐𝒔𝒄𝒆𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐
𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒕𝒖𝒐𝒊 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊
𝑺𝒄𝒓𝒊𝒗𝒊 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒂, 𝑴𝒂𝒎𝒎𝒂
𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒑𝒊𝒂𝒄𝒆𝒓𝒆 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒗𝒊 𝒊𝒍 𝒕𝒖𝒐 𝒏𝒐𝒎𝒆
𝒆 𝒊𝒍 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒃𝒂𝒃𝒃𝒐 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒆 𝒗𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒆, 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆
𝒄𝒐𝒔𝒊̀ 𝒔𝒂𝒓𝒆𝒎𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒓𝒅𝒂𝒕𝒊
𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂
𝑺𝒄𝒓𝒊𝒗𝒊 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒂, 𝑴𝒂𝒎𝒎𝒂
𝑵𝒐𝒏 𝒂𝒈𝒈𝒊𝒖𝒏𝒈𝒆𝒓𝒆 𝒏𝒆𝒔𝒔𝒖𝒏 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒐
𝒒𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒏𝒂𝒕𝒂 𝒐 𝒍’𝒊𝒏𝒅𝒊𝒓𝒊𝒛𝒛𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂
𝑵𝒐𝒏 𝒗𝒐𝒈𝒍𝒊𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒍 𝒎𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒎𝒊 𝒆𝒍𝒆𝒏𝒄𝒉𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒖𝒏 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒐
𝑰𝒐 𝒉𝒐 𝒖𝒏 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒖𝒏 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒐
𝑺𝒄𝒓𝒊𝒗𝒊 𝒊𝒍 𝒎𝒊𝒐 𝒏𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒊𝒂 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒂, 𝑴𝒂𝒎𝒎𝒂
𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒃𝒐𝒎𝒃𝒂 𝒄𝒐𝒍𝒑𝒊𝒓𝒂̀ 𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂
𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒓𝒂 𝒔𝒄𝒉𝒊𝒂𝒄𝒄𝒆𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒊 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒊 𝒄𝒓𝒂𝒏𝒊 𝒆 𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒐𝒔𝒔𝒂
𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆 𝒈𝒂𝒎𝒃𝒆 𝒓𝒂𝒄𝒄𝒐𝒏𝒕𝒆𝒓𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂, 𝒄𝒐𝒎𝒆
𝒏𝒐𝒏 𝒄𝒊 𝒔𝒊 𝒔𝒊𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒏𝒆𝒔𝒔𝒖𝒏 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒏𝒐𝒊 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒔𝒄𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒆.
𝓢𝓬𝓻𝓲𝓿𝓲 𝓲𝓵 𝓶𝓲𝓸 𝓷𝓸𝓶𝓮
(𝓭𝓲 𝓩𝓮𝓲𝓷𝓪 𝓐𝔃𝔃𝓪𝓶)
Maggio per i palestinesi è un mese segnato nella memoria collettiva dal ricordo della Nakba, e non soltanto per i palestinesi ma per tutto il Medio Oriente. La brutalità del colonialismo di insediamento era già visibile prima del 15 maggio 1948 quando ha inizio la Nakba, un processo di pulizia etnica, di repressione e genocidio ancora in corso.
Per calcolare quante siano le vittime di questo genocidio si deve tener conto dei corpi mai trovati, dei resti umani di migliaia di persone che ormai si confondono con i detriti delle macerie. Intere famiglie cancellate dalle bombe, uomini, donne, bambini che oltre all’angoscia della morte vivevano e vivono ancora oggi la paura di non ricevere una degna sepoltura, di non essere identificati. E mentre pubblichiamo, proprio in questo momento, la popolazione di Gaza viene uccisa dalle bombe, dalla fame e dalle malattie perché Israele non permette che entrino aiuti umanitari. Intanto Netanyahu continua ad annunciare la chiamata di migliaia di riservisti per “completare” il genocidio. Sono proprio le atrocità commesse a rendere mostruosa la sola ipotesi di una impunità di Israele e dei suoi complici che continuano ad offrirgli sostegno politico e militare. Non possiamo permettere che nelle nostre scuole si parli e si insegni il valore della pace e della cooperazione tra i popoli senza criticare la politica di colonizzazione verso altre terre e popoli. La situazione oggi a Gaza, la morte e la sorte di uomini, donne e soprattutto bambini ci indicano che l’esercito di occupazione sta facendo del sadismo non solo una strategia bellica ma una perversione morale che travalica i confini dell’apparato militare e non solo quello della società israeliana.

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