Dalle atrocità del 2014 alla difesa del genocidio: la Fondazione Hind Rajab presenta una denuncia contro Ofer Winter in Italia

Articolo pubblicato originariamente sul sito di Hind Rajab Foundation. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

Foto di copertina: Ofer Winter: comandante responsabile del massacro del «Venerdì nero» di Rafah del 2014, oggi propagandista del genocidio.

La Fondazione Hind Rajab (HRF) ha presentato questa mattina in Italia una denuncia penale contro l’ex comandante militare israeliano Ofer Winter, accusandolo di essere responsabile di crimini di guerra commessi durante l’operazione «Protective Edge» del 2014 e di istigazione al genocidio in relazione all’attuale guerra a Gaza.

La denuncia è accompagnata da un dettagliato rapporto investigativo, di cui una parte è resa disponibile in questo articolo. Il rapporto raccoglie prove documentali, comprese dichiarazioni pubbliche, e fornisce un’analisi della condotta di Winter. La denuncia arriva mentre Winter dovrebbe recarsi in Italia la prossima settimana per partecipare a eventi pubblici in cui è previsto che intervenga.

Contesto della denuncia

Ofer Winter è un alto ufficiale militare le cui azioni abbracciano diverse operazioni militari israeliane a Gaza, tra cui l’operazione «Bordo protettivo» del 2014.

Basandosi sul rapporto investigativo allegato, la denuncia evidenzia una continuità tra la condotta passata e quella attuale, sostenendo che lo stesso comportamento criminale, lo stesso disprezzo per la vita dei civili e lo stesso inquadramento ideologico caratterizzano le azioni di Winter nel corso della sua carriera militare e pubblica.

Il massacro del “Venerdì nero” di Rafah

Una parte centrale della denuncia riguarda gli eventi del 1° agosto 2014 a Rafah, noti come “Venerdì nero”. In seguito alla cattura di un soldato israeliano, Winter ordinò l’attivazione della Direttiva Hannibal, scatenando un assalto su larga scala e indiscriminato contro un’area civile densamente popolata.

Secondo la denuncia presentata dall’HRF:

Nel giro di poche ore sono stati sparati migliaia di colpi di artiglieria sulle aree urbane;

I raid aerei, i droni e il fuoco dei carri armati hanno preso di mira le strade e gli spostamenti dei civili;

I civili sono stati presi di mira in modo indiscriminato – e in alcuni casi deliberatamente – causando fino a 200 vittime civili in tre giorni;

Le ambulanze e le squadre mediche sono state colpite, impedendo l’evacuazione dei feriti.

Ofer Winter, che all’epoca dell’attacco era comandante della Brigata Givati e responsabile dell’area di Rafah, è specificatamente accusato di essere responsabile dei crimini commessi durante l’attacco, in particolare:

L’attacco all’ospedale Abu Youssef Al-Najjar il 1° agosto 2014;

L’attacco alla moschea al-Birr wa’l-Taqwa e alle ambulanze che ne stavano trasportando i feriti il 1° agosto 2014;

L’attacco alla scuola preparatoria maschile “A” dell’UNRWA il 3 agosto 2014.

Prove di istigazione al genocidio

Dal 2025, Ofer Winter ha pubblicato su Instagram diversi video in cui ha espresso il proprio sostegno alla distruzione di Gaza, nonché alla sua occupazione attraverso l’allontanamento forzato, l’assedio e la fame della popolazione palestinese.

Il documento elenca le dichiarazioni pubbliche più rilevanti di Winter, che:

Criticano l’attuale strategia militare in quanto non sufficientemente dura;

Chiedono lo svuotamento di Gaza attraverso la deportazione forzata o l’affamamento del popolo palestinese, presentando queste misure come necessarie per la vittoria militare, la deterrenza strategica e la sicurezza dei soldati e dei cittadini israeliani;

Offuscano o negano la distinzione tra civili e combattenti;

Rifiutare esplicitamente la rilevanza del diritto internazionale nelle operazioni militari.

Tra le dichiarazioni di Winter figurano:

«L’obiettivo finale deve essere che non ci siano palestinesi a Gaza.»

«La vittoria arriverà quando non ci saranno più arabi a Gaza.»

“Ma la legge dello Stato di Israele deve trarre la propria autorità dai valori del popolo ebraico, non dalle invenzioni e dai sofismi giuridici della Corte internazionale. La fonte dei nostri valori non è L’Aia. (…) Allo stesso modo: ‘Se qualcuno viene per ucciderti, alzati presto e uccidilo per primo.’ E sì, è necessario devastare Gaza perché distruggere le case è essenziale per proteggere i nostri soldati.”

In questo contesto, la sua imminente visita in Italia per intervenire pubblicamente rientra in un più ampio tentativo di legittimare e diffondere narrazioni che incitano alla commissione di genocidio.

Qualificazione giuridica

La denuncia qualifica la condotta contestata durante l’operazione «Protective Edge» come:

Omicidio intenzionale (articolo 8, paragrafo 2, lettera a), punto i), dello Statuto di Roma);

Direzione intenzionale di attacchi contro oggetti civili, ovvero oggetti che non costituiscono obiettivi militari (articolo 8(2)(b)(ii), Statuto di Roma);

Attacco o bombardamento, con qualsiasi mezzo, di città, villaggi, abitazioni o edifici indifesi e che non costituiscono obiettivi militari (articolo 8(2)(b)(v), Statuto di Roma);

Dirigere intenzionalmente attacchi contro edifici destinati a scopi religiosi, educativi, artistici, scientifici o caritatevoli, monumenti storici, ospedali e luoghi in cui sono radunati malati e feriti, purché non si tratti di obiettivi militari (articolo 8, paragrafo 2, lettera b), punto ix), dello Statuto di Roma);

Lanciare intenzionalmente un attacco sapendo che causerà perdite di vite umane o lesioni accidentali a civili, danni a beni di carattere civile o danni diffusi, a lungo termine e gravi all’ambiente naturale, che sarebbero chiaramente eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto complessivo previsto (articolo 8, paragrafo 2, lettera b), punto iv), dello Statuto di Roma);

Dirigere intenzionalmente attacchi contro edifici, materiali, unità mediche e mezzi di trasporto, nonché personale che utilizza gli emblemi distintivi delle Convenzioni di Ginevra in conformità con il diritto internazionale (articolo 8, paragrafo 2, lettera b), punto xxiv), dello Statuto di Roma).

L’HRF ha inoltre sostenuto che le ripetute dichiarazioni pubbliche, i piani e le attività di sensibilizzazione di Ofer Winter in relazione alla guerra in corso costituiscono un incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio ai sensi della Convenzione sul genocidio e dello Statuto di Roma.

Giurisdizione e obblighi

Il ricorso afferma che le autorità italiane hanno sia la giurisdizione che l’obbligo giuridico di agire. Ai sensi del diritto internazionale e della sua incorporazione nei quadri giuridici nazionali, gli Stati devono indagare e perseguire le persone sospettate di crimini di guerra quando si trovano sul loro territorio.

La denuncia chiede quindi l’apertura di un’indagine penale formale.

La posizione dell’HRF:
«Questi crimini non cadono in prescrizione. Quello a cui assistiamo oggi è che le persone che hanno commesso crimini di guerra nel 2014 sono ora parte integrante della macchina genocida israeliana che opera a Gaza. Ofer Winter sta arrivando in Italia, e all’Italia non viene chiesto di valutare la situazione geopolitica, ma di applicare obblighi giuridici vincolanti che scaturiscono automaticamente dalla sua presenza,”
ha affermato Dyab Abou Jahjah, direttore generale della Hind Rajab Foundation.

Natacha Bracq, responsabile del contenzioso presso l’HRF, ha aggiunto:

«Ofer Winter, che nel corso della sua carriera ha commesso crimini di guerra, rimane un criminale di guerra. Grazie alla sua impunità, ora sta incitando altri a commettere un genocidio. Ecco perché è importante che venga chiamato a rispondere delle sue azioni: l’impunità non si limita a ignorare i crimini del passato, ma ne rende possibili di futuri».

Una strategia più ampia contro l’impunità
Questo ricorso fa parte della più ampia strategia globale di HRF volta a mobilitare le giurisdizioni nazionali contro gli individui implicati in crimini internazionali commessi a Gaza. Combinando il giornalismo d’inchiesta con azioni legali mirate, HRF mira a garantire che nessuna piattaforma — giudiziaria o pubblica — rimanga a disposizione, senza alcuna contestazione, dei responsabili o dei promotori di tali crimini.

La denuncia presentata in Italia rafforza un principio fondamentale: chi commette, giustifica o promuove crimini internazionali deve affrontare le conseguenze legali ovunque si trovi.

 

 

 

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