Articolo pubblicato originariamente su The New Arab. Traduzione dall’arabo a cura della redazione di Bocche Scucite
Il 30 marzo 1976 non fu un giorno qualunque nella vita dei palestinesi all’interno di Israele, ma un giorno diverso per eventi, significati e ripercussioni sul percorso di lotta per la giustizia e la libertà. Fu la prima volta dal 1948 che i palestinesi proclamarono uno sciopero generale e totale.
Lo sciopero fu una protesta contro i piani del governo israeliano di espropriare migliaia di ettari di terre palestinesi arabe, sia private che pubbliche, con il pretesto dello “sviluppo della Galilea”. Le forze di polizia e di sicurezza israeliane fecero irruzione in diversi villaggi dopo aver imposto il coprifuoco, tra cui Sakhnin, Arraba, Deir Hanna e Kafr Kanna, oltre ad altre località nelle regioni della Galilea, del Triangolo e del Negev. Ciò portò alla morte di sei palestinesi: Khair Yassin, Khadija Shawahna, Raja Abu Raya, Khader Khalaileh, Mohsen Taha e Raafat Zuhairi. Centinaia di manifestanti e scioperanti contro le politiche e i piani del governo israeliano furono inoltre feriti e arrestati.
Per questo, la Giornata della Terra è considerata una tappa storica molto importante nel conflitto tra palestinesi e Israele sulla questione della terra, oltre a rappresentare un momento decisivo per comprendere la natura del rapporto tra i cittadini palestinesi del ’48 e lo Stato di Israele.
Ben presto, la Giornata della Terra palestinese si trasformò in un giorno di unità per i palestinesi ovunque si trovassero, sia in patria sia all’estero, e per i popoli arabi che sostengono la causa palestinese.
Dimensioni nazionali e politiche
La Giornata della Terra si fonda su diversi elementi simbolici e politici, che hanno dato vita a una cultura visiva chiara e radicata nel tempo. Tra questi:
- l’ulivo, simbolo di resistenza e radicamento;
- il cactus, simbolo di resilienza e pazienza di fronte alle politiche di oppressione e repressione;
- la “chiave del ritorno”, simbolo dell’attaccamento dei palestinesi al diritto di ritornare alle loro città e villaggi da cui furono espulsi durante la Nakba del 1948.
La ricostruzione dell’identità palestinese
La Giornata della Terra e la sua continuità per oltre mezzo secolo hanno rappresentato un atto politico di grande rilevanza, evidenziando un’evoluzione profonda nella costruzione dell’identità dei palestinesi rimasti in Israele e nella formazione di una leadership collettiva capace di affrontare le sfide future.
Un elemento centrale di questo processo è stato il “superamento della barriera della paura”: i palestinesi del ’48 hanno dimostrato, attraverso il loro diritto alla protesta e alla libera espressione, di essere parte integrante del popolo palestinese e della sua causa, mantenendo un forte legame con la propria terra e il diritto a viverci con dignità.
Allo stesso tempo, si è assistito a una “ricostruzione della leadership” dopo l’interruzione seguita agli eventi del 1948. Durante e dopo la Giornata della Terra è emersa una nuova leadership nazionale giovane e impegnata, che ha contribuito a ridefinire il progetto politico dei palestinesi all’interno di Israele.
In questo contesto si è affermato anche il ruolo del Comitato per la difesa delle terre come organismo popolare rappresentativo indipendente, così come si è rafforzato il peso del Comitato dei capi delle autorità locali arabe (fondato nel 1974) e del Comitato di coordinamento supremo (fondato nel 1982), entrambe strutture rappresentative e organizzative della società arabo-palestinese in Israele.
La Giornata della Terra ha mostrato il fallimento delle politiche di assoggettamento adottate dai governi israeliani succedutisi nei confronti dei palestinesi all’interno di Israele. Essa ha contribuito a far fallire i tentativi di “addomesticare” il palestinese e plasmarlo secondo i parametri politici israeliani, mirati a piegarlo, sottometterlo e integrarlo nei progetti di frammentazione e controllo della società palestinese, considerandolo arabo privo della sua identità palestinese e israeliano con una cittadinanza incompleta.
La Giornata della Terra ha inoltre contribuito alla formazione dell’identità nazionale, essendo il primo evento unitario in cui i palestinesi del ’48 si sono saldati con i loro connazionali in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nella diaspora. Ampi settori dei popoli arabi hanno partecipato in solidarietà con la causa palestinese, tanto che la Giornata della Terra è riconosciuta tra le ricorrenze nazionali arabe. Questo legame ha portato i palestinesi del ’48 fuori dalla marginalizzazione, ponendoli al centro della questione palestinese come attori principali nel conflitto sulla terra.
Sul piano della memoria, la Giornata della Terra si è trasformata in una memoria collettiva che ha unificato i palestinesi: è una ricorrenza annuale celebrata ovunque essi si trovino, rappresentando un elemento fondamentale che li unisce attorno a una causa centrale e decisiva.
Il conflitto sulla terra continua
Nel 2026, la questione della terra per i palestinesi all’interno non è più soltanto una memoria storica legata al 1976, ma un conflitto esistenziale quotidiano che assume forme legali, urbanistiche, demografiche, sociali ed economiche complesse. La regione del Negev, nel sud della Palestina storica, è considerata da anni – fino al 2026 – il principale “campo di battaglia”, dove decine di migliaia di beduini arabi affrontano il rischio costante di sfollamento e la distruzione di interi villaggi (ad esempio, il villaggio di al-‘Araqib è stato demolito centinaia di volte).
Allo stesso tempo, la società palestinese all’interno registra una crescita demografica naturale, che richiede maggiori terreni edificabili per le giovani coppie. Tuttavia, le aree disponibili restano estremamente limitate, causando una grave crisi abitativa e imponendo restrizioni complesse. Ne consegue la diffusione di costruzioni non autorizzate, dovuta anche all’assenza di piani regolatori approvati per ragioni politiche, e le autorità procedono spesso alla loro demolizione in base a leggi controverse.
Negli ultimi anni emerge anche la sofferenza dei palestinesi nelle città costiere come Jaffa, Haifa, Acri, Lod e Ramla, dove si verifica un “trasferimento silenzioso” attraverso processi di gentrificazione. Le amministrazioni locali dichiarano spesso le abitazioni arabe inagibili o pericolanti, spingendo i residenti a venderle a prezzi inferiori al mercato. Successivamente, vengono realizzati nuovi progetti edilizi costosi, inaccessibili ai cittadini arabi palestinesi, acquistati invece da investitori israeliani, con effetti di trasformazione urbana che alterano il carattere storico delle aree.
Va ricordato che la Nakba del 1948 ha lasciato, tra le sue conseguenze, palestinesi sfollati all’interno dei confini israeliani, noti come “sfollati interni”: possiedono la cittadinanza israeliana ma non possono tornare ai loro villaggi distrutti. Alcuni casi sono arrivati fino alla Corte Suprema israeliana, ottenendo decisioni favorevoli al diritto di ritorno, come per i villaggi di Iqrit e Kafr Bir’im, situati vicino al confine con il Libano.
La Giornata della Terra nella cultura palestinese e araba
La Giornata della Terra ha contribuito allo sviluppo dell’“letteratura della resistenza”, con le poesie di Mahmoud Darwish, Samih al-Qasim, Tawfiq Ziad e Hanna Abu Hanna, trasformatesi in veri e propri inni nazionali. Le loro opere hanno rafforzato una coscienza collettiva intergenerazionale, centrata sul legame con la terra e sul diritto al ritorno.
Queste poesie sono state musicate e interpretate da artisti come Marcel Khalife, Ahmed Kaabour e Sheikh Imam, oltre a gruppi artistici palestinesi, contribuendo a consolidare il valore simbolico e politico della terra nella coscienza collettiva.
Non vi è dubbio che la Giornata della Terra rappresenti una tappa cruciale nella storia della lotta dei palestinesi per l’esistenza, i diritti civili, l’uguaglianza e il mantenimento del legame con la terra, considerata elemento essenziale per la continuità e l’identità.

Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
Grazie per il vostro coraggio Perché ci aiutate a capire. Fate sentire la voce di chi non ha voce e…
Vorrei sapere dove sarà l'incontro a Bologna ore 17, grazie