Giovedì, 26 febbraio 2026
Buongiorno da Tent of Nations. È una giornata splendida per la fattoria: sta piovendo, il tempo porta l’acqua di cui campi e cisterne hanno sempre tanto bisogno. Abbiamo trascorso gli ultimi giorni a diserbare i vigneti più giovani. Daher ha arato. Daoud ha potato le viti in vista della crescita estiva e si è occupato della causa legale, oltre a gestire noi volontari e i contatti con i sostenitori internazionali.
In questi giorni noi volontari stiamo affrontando giornate davvero fredde! Ma lavoriamo nei campi solo negli orari con temperature più miti, poi stiamo per lo più al chiuso, al riparo dalla pioggia, davanti al fuoco nella grotta di famiglia. Abbiamo tempo per metterci in pari con le mail e scrivere messaggi a casa. Peter, un olandese arrivato ieri, sta già inviando gli aggiornamenti da qui ai contatti nei Paesi Bassi. Io non sono stato così solerte!
Questo è il mio undicesimo giorno in fattoria. Al mio arrivo ero l’ottavo volontario: sette olandesi, un canadese e io. Ora invece siamo tre olandesi, il canadese e io, con un altro volontario italiano in arrivo sabato.
Sappiamo tutti che a Tent of Nations siamo presenti sia come deterrente protettivo che come lavoratori. Eppure, stare in fattoria è quasi come essere in ritiro. Non siamo del tutto isolati dal mondo – il Wi-Fi funziona certo – ma l’attività fisica ci aiuta a concentrarci sui compiti pratici, qui siamo al sicuro, lontani dalla violenza di cui leggiamo sui siti e sui notiziari. Prestiamo attenzione ai movimenti in entrata e in uscita dalla fattoria e dal Paese:
“i posti di blocco sono aperti per i taxi?
Sono garantiti gli autobus per Gerusalemme?
Cosa ha causato il ritardo?”
Il lunedì in cui sono arrivato, ad esempio, sembra che abbiano demolito un edificio palestinese della zona, questo ha allungato il viaggio di 30 minuti a un’ora e mezza.
Con gli altri, parliamo della situazione. La sera scambiamo riflessioni sul sionismo, sugli atteggiamenti delle diverse popolazioni… e ci rammarichiamo di quanto poco la maggior parte delle persone capisca di questa regione. Mi ha colpito l’attaccamento della famiglia Nassar alla terra, e più in generale al loro senso di appartenenza come palestinesi, mi ricordano il senso di connessione alla terra dei nativi americani, e quanto sia difficile per le persone moderne cogliere davvero la profondità di questa connessione.
Venerdì, 06 marzo 2026
Sono rimasto qui. La vita a Tent of Nations è “più movimentata” dall’ultima volta che ho scritto: riceviamo continue notifiche di emergenza sui telefoni, suonano a intermittenza le sirene dagli insediamenti che circondano la fattoria, molti aerei sorvolano la zona e si sente qualche esplosione di cui non capiamo la provenienza. Abbiamo assistito ad alcuni eventi aerei drammatici il primo giorno, ma non vicino a noi! La fattoria rimane un luogo sicuro e tranquillo, continuiamo a svolgere i lavori agricoli e forniamo la presenza protettiva per cui siamo venuti.
Purtroppo, la vita in Cisgiordania è diventata più dura: per i villaggi e per le persone. L’esercito israeliano ha intensificato le chiusure stradali, gli arresti, l’emissione di ordini di demolizione e altro ancora, apparentemente approfittando della guerra con l’Iran che domina le notizie. Le notizie locali palestinesi raccontano ciò avviene a nord della Cisgiordania, ma anche a Nahalin, il villaggio ai piedi della fattoria, ha registrato molti disordini, siamo tutti preoccupati per quello che potrebbe accadere anche qui.
Siete invitati a partecipare alla vita a Tent of Nations. La famiglia continua a vivere la propria missione: coltivare la terra, creare comunità e rimanere fedele al proprio impegno di rifiutare l’ostilità. La vostra presenza è davvero necessaria e sarà di grande incoraggiamento per i Nassar.
Trascorrere del tempo a Tent of Nations è un’opportunità unica per sperimentare la vita in una fattoria palestinese, godere dell’ospitalità dei Nassar, partecipare alla cura della terra e interagire con persone provenienti da tutto il mondo, impegnate per una pace giusta in Terra Santa.
Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
Grazie per il vostro coraggio Perché ci aiutate a capire. Fate sentire la voce di chi non ha voce e…
Vorrei sapere dove sarà l'incontro a Bologna ore 17, grazie