Newsletter dalla Tent of Nations

Carissimi tutti,
la prima Newsletter 2026 viene pubblicata in un contesto segnato da gravi conflitti geopolitici internazionali, ulteriori crisi economiche e una miopia generale sul futuro. Proprio per il nuovo scenario scoppiato dal 28 febbraio scorso, è irrinunciabile promuovere il continuo cambiamento personale, attraverso uno sguardo relazionale come quello del messaggio di Daoud, una Giustizia riparativa come processo attuativo concreto e una scelta coraggiosa come la testimonianza di un volontario americano che, assieme ad altri, allo scoppio del nuovo conflitto, hanno scelto di rimanere a Tent of Nations.
Cari amici,
a Tent of Nations, proseguiamo il cammino sostenuti dalla fede, dalla perseveranza e dalla profonda fiducia in Dio, anche in mezzo all’incertezza. Ogni giorno ci chiama a essere pazienti e determinati. Non abbiamo ancora ricevuto risposta sulla nuova registrazione della fattoria. Siamo sfiniti dai continui ritardi, sembra non esserci via d’uscita. Ci rifiutiamo di perdere la speranza, restiamo forti e crediamo che la giustizia arriverà.

La Corte Suprema ha stabilito che le strade costruite illegalmente sulla nostra proprietà privata devono essere rimosse. Abbiamo portato il caso in tribunale per far rispettare questa sentenza. L’udienza prevista per il 18 marzo è stata rinviata a novembre. Questo ritardo ci pesa molto; ciò nonostante continuiamo a riporre la nostra fiducia in Dio e nel potere della giustizia.

La vita qui sta cambiando velocemente. L’avamposto vicino alla fattoria si espande. Ogni giorno, l’edilizia lavora accanto alla nostra recinzione. Ci sono nuove strutture e la pressione sulla terra e sulla nostra presenza cresce. La nuova legge fondiaria che stanno attuando minaccia di rendere la vita ancora più difficile e potrebbe allontanare le famiglie dalla terra da loro lavorata per generazioni.

Ci sono momenti in cui il peso è insostenibile. Tuttavia, la nostra fede ci ricorda che non siamo soli. Siamo certi che Dio cammina con noi.

Negli ultimi giorni, gli sviluppi nella nostra regione ci ricordano quanto possa essere fragile la vita quotidiana. Tuttavia, rimaniamo convinti che guerre, odio e divisioni non debbano avere l’ultima parola.

Continuiamo a fare ciò che possiamo per mantenere viva la nostra speranza e per prenderci cura della terra.
Ora ci sono 5 volontari; la loro presenza in questo momento così difficile ci regala energia, incoraggiamento e solidarietà.

Finché la giustizia non arriverà, rimaniamo impegnati a fare tutto ciò che possiamo. Il nostro lavoro è radicato nella convinzione che la terra sia un dono sacro affidato alle nostre cure. La nostra vocazione rimane: testimoniare la resilienza, la dignità e la compassione.

Traiamo forza dalla preghiera, dalla solidarietà degli amici e dalla speranza che portiamo nel cuore. Questo ci permette di guardare al futuro con fiducia, credendo che anche nel buio la vita continui a crescere.

Grazie per ricordarci nelle preghiere e per sostenerci mentre continuiamo a seminare speranza. Grazie per camminare assieme a noi in questo viaggio davvero lungo per la giustizia, l’amore e la fede.

Benedizioni e Salaam,
Daoud Nassar
Un conflitto armato che urla “giustizia” a una Giustizia che cerca “riparazione”.

Siamo cresciuti con il concetto di Giustizia volta esclusivamente verso la violazione della legge e la punizione del colpevole. La Giustizia riparativa, già citata nella Newsletter 36, va oltre: si focalizza sul danno causato e sulla ricostruzione dei legami sociali. Promuove il dialogo tra vittima, autore del reato e comunità, non sulla sola punizione del colpevole.
L’immagine di copertina rappresenta proprio questo: la Giustizia tradizionale viene rappresentata bendata, impugna una spada e una bilancia, simboleggia il giudizio imparziale, equo e severo. La Giustizia riparativa completa il lavoro giuridico tradizionale, in quanto il suo obiettivo è riparare le relazioni violate, trovare i significati, accogliere tutti gli attori per arrivare a ricostruire i legami sociali. Spesso viene paragonata al vaso Kintsugi, metafora dell’esaltazione del valore profondo delle crepe aggiustate.
La prima chiede “quale legge è stata infranta e chi merita la punizione?”,
la seconda chiede “chi è stato danneggiato e cosa serve per riparare il danno?”

In Italia, la Giustizia riparativa viene disciplinata solo nel 2022 con la riforma Cartabia (D.lgs. 150/2022), si applica come un modello complementare a quello tradizionale, spostando l’attenzione alla riparazione del danno relazionale e sociale causato dal reato. Non sostituisce il giudizio, ma lo completa cercando di ricostruire i legami violati.
C’è il passaggio dal “reato” alla “persona”.
In questo lavoro si sprigionano opzioni salvifiche di giustizia e di relazioni inimmaginabili!
La ragione deve allargarsi!
  • Riumanizzare i rapporti: superare la logica del “nemico” e vedere l’altro come un essere umano.
  • Cambiamento culturale: guidare la comunità in un percorso che non cerchi solo vendetta, ma trasformazione propositiva.

L’impatto di ciascuno di noi con il crimine, come quello in Medioriente, può arrecare traumi anche nelle nostre vite, così apparentemente lontane dalle bombe che uccidono.
Possiamo gestire gli impatti traumatici e le preoccupazioni causate dalle tragiche azioni internazionali cambiando atteggiamento, lasciandoci toccare da queste ferite e facendo qualcosa di costruttivo per essere esempio di convivenza, salute, sviluppo della comunità e dell’ambiente.
Vorrei invitarvi a dare vita a una ‘giustizia dell’incontro’ ed essere voi stessi il luogo in cui riequilibrare vite offese, solitudini abbandonate, ingiustizie mai riparate… nei vostri rapporti affettivi, professionali e sociali.

Il bisogno di RIELABORARE e RIUMANIZZARE TUTTO nel processo internazionale odierno è troppo urgente da troppo tempo. Date il vostro contributo, partendo dalle mura di casa e concretizzandolo con chiunque, non escludete nessuno.
Credo che oggi la giustizia rappresenti il nutrimento essenziale per la vita dell’uomo. Credo che il bisogno di avere un modello di comportamento come quello di Daoud Nassar, nella sua semplicità e incredibile mitezza, ci possa riequilibrare e ci possa far vedere una metodologia di riparazione: un atteggiamento che ci toglie dal piedistallo di giudici, dall’angolo di vittime e dal labirinto delle nostre colpe.

Il rimando alle azioni della famiglia Nassar vien da sé, “amare il prossimo, chiunque esso sia considerarlo per ciò che è – un essere umano – e rifiutarsi di essere nemici”: una perifrasi della Giustizia riparativa.

Giovedì, 26 febbraio 2026
Buongiorno da Tent of Nations. È una giornata splendida per la fattoria: sta piovendo, il tempo porta l’acqua di cui campi e cisterne hanno sempre tanto bisogno. Abbiamo trascorso gli ultimi giorni a diserbare i vigneti più giovani. Daher ha arato. Daoud ha potato le viti in vista della crescita estiva e si è occupato della causa legale, oltre a gestire noi volontari e i contatti con i sostenitori internazionali.
In questi giorni noi volontari stiamo affrontando giornate davvero fredde! Ma lavoriamo nei campi solo negli orari con temperature più miti, poi stiamo per lo più al chiuso, al riparo dalla pioggia, davanti al fuoco nella grotta di famiglia. Abbiamo tempo per metterci in pari con le mail e scrivere messaggi a casa. Peter, un olandese arrivato ieri, sta già inviando gli aggiornamenti da qui ai contatti nei Paesi Bassi. Io non sono stato così solerte!
Questo è il mio undicesimo giorno in fattoria. Al mio arrivo ero l’ottavo volontario: sette olandesi, un canadese e io. Ora invece siamo tre olandesi, il canadese e io, con un altro volontario italiano in arrivo sabato.
Sappiamo tutti che a Tent of Nations siamo presenti sia come deterrente protettivo che come lavoratori. Eppure, stare in fattoria è quasi come essere in ritiro. Non siamo del tutto isolati dal mondo – il Wi-Fi funziona certo – ma l’attività fisica ci aiuta a concentrarci sui compiti pratici, qui siamo al sicuro, lontani dalla violenza di cui leggiamo sui siti e sui notiziari. Prestiamo attenzione ai movimenti in entrata e in uscita dalla fattoria e dal Paese:
“i posti di blocco sono aperti per i taxi?
Sono garantiti gli autobus per Gerusalemme?
Cosa ha causato il ritardo?”

Il lunedì in cui sono arrivato, ad esempio, sembra che abbiano demolito un edificio palestinese della zona, questo ha allungato il viaggio di 30 minuti a un’ora e mezza.
Con gli altri, parliamo della situazione. La sera scambiamo riflessioni sul sionismo, sugli atteggiamenti delle diverse popolazioni… e ci rammarichiamo di quanto poco la maggior parte delle persone capisca di questa regione. Mi ha colpito l’attaccamento della famiglia Nassar alla terra, e più in generale al loro senso di appartenenza come palestinesi, mi ricordano il senso di connessione alla terra dei nativi americani, e quanto sia difficile per le persone moderne cogliere davvero la profondità di questa connessione.

Venerdì, 06 marzo 2026
Sono rimasto qui. La vita a Tent of Nations è “più movimentata” dall’ultima volta che ho scritto: riceviamo continue notifiche di emergenza sui telefoni, suonano a intermittenza le sirene dagli insediamenti che circondano la fattoria, molti aerei sorvolano la zona e si sente qualche esplosione di cui non capiamo la provenienza. Abbiamo assistito ad alcuni eventi aerei drammatici il primo giorno, ma non vicino a noi! La fattoria rimane un luogo sicuro e tranquillo, continuiamo a svolgere i lavori agricoli e forniamo la presenza protettiva per cui siamo venuti.
Purtroppo, la vita in Cisgiordania è diventata più dura: per i villaggi e per le persone. L’esercito israeliano ha intensificato le chiusure stradali, gli arresti, l’emissione di ordini di demolizione e altro ancora, apparentemente approfittando della guerra con l’Iran che domina le notizie. Le notizie locali palestinesi raccontano ciò avviene a nord della Cisgiordania, ma anche a Nahalin, il villaggio ai piedi della fattoria, ha registrato molti disordini, siamo tutti preoccupati per quello che potrebbe accadere anche qui.
Siete invitati a partecipare alla vita a Tent of Nations. La famiglia continua a vivere la propria missione: coltivare la terra, creare comunità e rimanere fedele al proprio impegno di rifiutare l’ostilità. La vostra presenza è davvero necessaria e sarà di grande incoraggiamento per i Nassar.
Trascorrere del tempo a Tent of Nations è un’opportunità unica per sperimentare la vita in una fattoria palestinese, godere dell’ospitalità dei Nassar, partecipare alla cura della terra e interagire con persone provenienti da tutto il mondo, impegnate per una pace giusta in Terra Santa.

                       Daour Nassar                   Laura Munaro                               Bill
          Tent of Nations           Tent of Nations Italia         Volontario del Minnesota

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *