Articolo pubblicato originariamente su al-quds al-‘arabi. Traduzione dall’arabo a cura della redazione di Bocche Scucite
Foto di copertina: Un bambino gioca in una cisterna piena d’acqua in un campo profughi nel quartiere di Sheikh Radwan, a Gaza City, il 6 luglio 2026. (AFP)
Un nuovo rapporto del Centro Palestinese per i Diritti Umani accende i riflettori sulla «crisi idrica senza precedenti» che colpisce la Striscia di Gaza, mettendo a rischio la vita di oltre due milioni di persone e compromettendone la dignità umana. Secondo il rapporto, le restrizioni imposte da Israele all’ingresso di carburante, attrezzature e materiali necessari alla manutenzione delle infrastrutture idriche, unite alla devastazione causata dalla guerra, hanno portato il sistema di approvvigionamento al collasso.
Il documento sostiene che la crisi dell’acqua ha ormai superato la dimensione di un’emergenza temporanea, trasformandosi in una privazione sistematica che incide direttamente su uno dei requisiti essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile.
Secondo il Centro Palestinese per i Diritti Umani, circa l’85% degli abitanti della Striscia non ha un accesso regolare ad acqua potabile. Di conseguenza, la maggior parte delle famiglie è costretta a ricorrere a fonti alternative, spesso non sicure, discontinue e molto costose.
Sulla base dei dati dell’Autorità per l’Acqua e la Qualità Ambientale, il rapporto evidenzia che la produzione complessiva di acqua nella Striscia è scesa a circa 150 mila metri cubi al giorno, contro i 300 mila registrati prima della guerra. Le perdite nella rete idrica hanno raggiunto il 65%, rispetto al 35% del periodo precedente al conflitto, a causa dei gravi danni alle condutture e dell’impossibilità di effettuare gli interventi di manutenzione.
La situazione è ancora più critica nei campi e nei centri per sfollati, dove in molti casi ogni persona dispone di meno di 5 litri d’acqua al giorno. Una quantità ben al di sotto della soglia minima di 15 litri prevista dagli standard umanitari per le emergenze e lontanissima dai circa 100 litri al giorno raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità per garantire igiene e salute in condizioni normali.
Il rapporto sottolinea inoltre che i comuni e la Coastal Municipalities Water Utility stanno affrontando difficoltà operative senza precedenti per la carenza di fonti energetiche. Gli impianti funzionano grazie a generatori ormai logori, operativi solo per poche ore al giorno, mentre mancano carburante, oli per motori, cloro per la disinfezione e pezzi di ricambio.
Il portavoce del Comune di Gaza, Hosni Mahna, afferma che la città affronta «una grave e pericolosa carenza idrica»: attualmente sono disponibili soltanto 30 mila metri cubi d’acqua al giorno, a fronte di un fabbisogno estivo stimato in circa 100 mila metri cubi. Secondo Mahna, la causa principale del deficit è la distruzione delle infrastrutture idriche da parte delle forze israeliane.
Dall’inizio dell’offensiva militare israeliana del 7 ottobre 2023, il sistema idrico della Striscia ha subito danni estesi: l’89% delle infrastrutture principali è stato colpito, oltre 330 chilometri di rete idrica sono stati distrutti, il 71% degli impianti municipali di desalinizzazione è fuori servizio e il 69% dei pozzi di approvvigionamento è stato distrutto o reso inutilizzabile.
Tra le testimonianze raccolte nel rapporto c’è quella di Suad Fares al-Sayyid, 37 anni, sfollata da Jabalia e oggi residente con i suoi sei figli in una tenda nella parte occidentale di Gaza City. Dopo aver perso il marito, ucciso mentre cercava di procurarsi del cibo durante il periodo della carestia, racconta di dipendere dalle autobotti che arrivano in modo irregolare. Le figlie devono affrontare lunghe file e spinte tra centinaia di sfollati per riempire le taniche e spesso la famiglia riesce a ottenere solo uno o due contenitori al giorno, insufficienti perfino per bere e garantire l’igiene personale. La scarsità d’acqua ha costretto tutti a rinunciare per giorni al bagno, provocando malattie della pelle nei bambini.
Anche Nahid al-Koumi, 64 anni, rientrato con la famiglia nella propria abitazione danneggiata nel quartiere di Sheikh Ajlin, racconta che l’acqua non raggiunge ancora la zona a causa della distruzione della rete principale. La famiglia è costretta ad acquistare acqua da pozzi privati, trasportarla con autobotti e sollevarla manualmente fino al tetto della casa, sostenendo costi ormai insostenibili. La mancanza d’acqua, spiega, condiziona ogni aspetto della vita quotidiana, dall’alimentazione all’igiene personale, dal bucato al lavaggio delle stoviglie. I ritardi nelle consegne, che talvolta durano diversi giorni, favoriscono inoltre la diffusione di malattie cutanee e insetti, soprattutto tra i bambini.
Secondo il Centro Palestinese per i Diritti Umani, queste testimonianze mostrano come la crisi dell’acqua abbia assunto i contorni di una vera e propria emergenza umanitaria, incidendo direttamente sulla vita e sulla dignità della popolazione civile.
Nel rapporto si ricorda inoltre che l’accesso a un’acqua sufficiente, sicura e potabile costituisce «un diritto umano fondamentale e inalienabile». L’organizzazione sostiene che il protrarsi delle restrizioni all’ingresso dei materiali necessari per il funzionamento delle infrastrutture idriche e gli ostacoli alla riattivazione dei pozzi rappresentino una violazione delle misure provvisorie ordinate dalla Corte internazionale di giustizia il 26 gennaio, il 28 marzo e il 24 maggio 2024, nonché del provvedimento del 16 maggio 2025, con cui Israele è stato invitato ad adottare misure immediate per garantire l’accesso ai servizi essenziali e agli aiuti umanitari, compresi acqua e assistenza sanitaria.
Il Centro Palestinese per i Diritti Umani ha infine chiesto al procuratore della Corte penale internazionale di attribuire la massima priorità alle indagini sugli attacchi contro le infrastrutture idriche e sulle politiche di privazione sistematica dell’acqua, perseguendo i responsabili come autori di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Sempre ho nel cuore il popolo palestinese. Anch'io dico: Signore fino a quando?". Perché nessuno dei potenti parla? Perché si…
Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
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