La repressione dell’autorità palestinese si intensifica, la resistenza persiste

Articolo pubblicato originariamente su Mondoweiss e tradotto dall’inglese da Beniamino Rocchetto

Di Mondoweiss

L’Autorità Palestinese non ha rinunciato alla campagna di arresti dei combattenti della Resistenza, che recentemente ha portato a crescenti tensioni e scontri armati a Jenin. Ma nonostante gli sforzi dell’Autorità Palestinese, le Brigate della Resistenza continuano a diffondersi.

SVILUPPI CHIAVE (15-18 settembre)

Il prigioniero palestinese e scioperante della fame Khalil Awawdeh è stato rilasciato dalla prigione israeliana la settimana scorsa, dopo quasi due anni di detenzione amministrativa, durante i quali ha intrapreso uno sciopero della fame durato 172 giorni. Awawdeh è stato rilasciato venerdì 15 settembre e immediatamente portato in un ospedale di Ramallah per essere sottoposto a cure mediche. Secondo una dichiarazione di Awadeh dopo il suo rilascio, soffre ancora degli effetti del suo prolungato digiuno nel 2022, tra cui debolezza muscolare, difficoltà a camminare, tremori alle mani e problemi renali. Awawdeh è stato arrestato dalle forze israeliane dalla sua città natale di Idhna, nel Governatorato di Hebron in Cisgiordania, nel dicembre 2021. Gli è stato immediatamente notificato un nuovo ordine di detenzione amministrativa di 6 mesi, che viene utilizzata dai tribunali militari israeliani per imprigionare i palestinesi a tempo indeterminato senza accuse o processo. Dopo aver intrapreso uno sciopero della fame durato più di 170 giorni per protestare contro la sua ingiusta detenzione, il Servizio Penitenziario Israeliano ha accettato di rilasciarlo nell’ottobre 2022. Tuttavia, durante un trasferimento di cella, le autorità israeliane avrebbero trovato un telefono cellulare di contrabbando addosso ad Awawdeh, portando il tribunale a condannarlo ad ulteriori 16 mesi di carcere. In totale, Awawdeh ha trascorso circa 15 anni dentro e fuori dalle carceri israeliane. Secondo i gruppi per i diritti dei prigionieri, attualmente ci sono 1.200 prigionieri palestinesi trattenuti in detenzione amministrativa, una politica che è stata descritta come crudele e disumana. Al momento sono almeno due i detenuti amministrativi palestinesi che stanno effettuando uno sciopero della fame in segno di protesta contro la loro incarcerazione e che finora hanno totalizzato 47 giorni consecutivi di digiuno. Tra gli scioperanti c’è Kayed Fasfous, marito di 34 anni e padre di una figlia, che, nel 2021, ha intrapreso uno sciopero della fame di 131 giorni per protestare contro la sua detenzione amministrativa.

L’Autorità Palestinese ha arrestato almeno tre uomini palestinesi affiliati a vari gruppi di Resistenza armata in Cisgiordania durante il fine settimana, scatenando in un’occasione scontri armati a Jenin. Venerdì 15 settembre, resoconti locali hanno riferito che le forze dell’Autorità Palestinese hanno arrestato nuovamente Munther al-Nabulsi, cugino del combattente della Resistenza ucciso Ibrahim al-Nabulsi, appena due giorni dopo il suo rilascio dalle carceri dell’Autorità Palestinese. Secondo quanto riferito, Al-Nabulsi era detenuto dall’Autorità Palestinese da quando è stato arrestato alla fine di luglio di quest’anno. Il giorno successivo, secondo quanto riferito, le forze dell’Autorità Palestinese hanno arrestato un combattente della Resistenza ferito dal campo profughi di Tulkarem, che è stato oggetto di un aumento delle campagne di arresti dell’Autorità Palestinese e di Israele in seguito alla crescita dei gruppi di Resistenza locale nei campi profughi della città di Tulkarem. Dopo l’arresto dell’uomo, i combattenti del campo profughi di Tulkarem hanno rilasciato una dichiarazione in cui condannano l’arresto ma affermano che si asterranno dall’agire mentre gli attivisti del campo negoziano con le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese il rilascio del combattente. “Invece di perseguire persone onorevoli, chiediamo di dirigere i nostri sforzi sui corrotti e sui traditori”, ha affermato il gruppo. Domenica 17 settembre, secondo quanto riferito, combattenti palestinesi hanno aperto il fuoco contro il quartier generale dell’Autorità Palestinese a Jenin dopo che un combattente della Resistenza locale, Ahmed al-Jadoun, sarebbe stato rapito in un bar della città dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese. Negli ultimi mesi, l’Autorità Palestinese ha incarcerato decine di combattenti palestinesi, insieme a dissidenti politici, attivisti, giornalisti e studenti universitari. Nelle ultime settimane, gli attacchi dell’Autorità Palestinese contro i combattenti della Resistenza si sono concentrati nei distretti settentrionali come Jenin, Tulkarem e Nablus, dove i gruppi della Resistenza mantengono una roccaforte più consolidata.

Nonostante le campagne di arresti dell’Autorità Palestinese e di Israele, l’attività della Resistenza Palestinese ha continuato a proliferare in tutta la Cisgiordania. Durante il fine settimana, in tutta la Cisgiordania sono state segnalate una serie di operazioni minori, come l’installazione o il lancio di esplosivi contro obiettivi militari israeliani. Tra le varie operazioni che hanno avuto luogo c’è stata quella nella città di Beit Ummar, nella zona di Hebron, che in particolare è stata il luogo di crescenti segnalazioni di attività di Resistenza nelle ultime due settimane in seguito alla costituzione della “Brigata Bani Naim”, che prende il nome e apparentemente opera dalla vicina città di Bani Naim. Lunedì mattina, uomini armati palestinesi avrebbero effettuato tre distinte operazioni di tiro contro postazioni militari israeliane nel Nord della Cisgiordania. In seguito alla notizia secondo cui erano stati sparati colpi verso un posto di blocco militare vicino alla città di Deir Sharaf, nell’area di Nablus, le forze israeliane hanno chiuso almeno tre dei principali posti di blocco nell’area e hanno iniziato a fermare e perquisire i veicoli palestinesi nella zona. Oltre alle operazioni rivendicate dalle milizie locali e dai gruppi di Resistenza, sono in corso anche attacchi di “lupi solitari”. Lunedì, un uomo palestinese non identificato è stato gravemente ferito a colpi di arma da fuoco da soldati israeliani al posto di controllo di Mazmouria, a Sud di Gerusalemme, dopo aver, presumibilmente, estratto un coltello e tentato di pugnalare i soldati addetti al controllo. L’uomo ferito è stato arrestato e, secondo quanto riferito, portato in un ospedale israeliano per essere medicato. Non sono stati segnalati feriti israeliani.

IN DETTAGLIO

Alle 21:00 di lunedì 18 settembre, le fazioni della Resistenza nel campo profughi di Jenin hanno tenuto una conferenza stampa per affrontare la recente ondata di arresti e rapimenti da parte dell’Autorità Palestinese di combattenti della Resistenza a Jenin, Tulkarem e altrove nel Nord della Cisgiordania. Durante la conferenza, membri mascherati della Brigata Jenin hanno condannato la caccia da parte dell’Autorità Palestinese contro i combattenti della Resistenza all’indomani della “Battaglia di Jenin”, invitando “gli onorevoli” nelle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese a seguire la strada di Ra’ed. al-Karmi (il comandante di Fatah ucciso da Israele nel 2002) e Ziad al-Amer (il comandante della Brigata dei Martiri di Aqsa assassinato che guidò la difesa del campo profughi di Jenin durante l’Operazione Scudo Difensivo nel 2002), mentre mettevano in guardia i comandanti delle forze di sicurezza che se “pensavano che l’arresto dei combattenti della Resistenza li avrebbe colpiti duro, la risposta sarebbe stata ancora più dolorosa, colpendo l’Occupazione con la quale si coordinano”. La dichiarazione della Brigata Jenin aggiunge inoltre che la campagna di arresti “non rappresenta gli onorevoli all’interno del movimento Fatah, né quelli della Brigata dei Martiri di al-Aqsa”, e che la Brigata non “dubita del patriottismo” degli “onorevoli” all’interno delle Forze di Sicurezza, ma che “non ha alcuna fiducia nel loro operato”.

La conferenza stampa si è poi conclusa con un avvertimento, poiché l’unico combattente senza maschera è emerso dalla folla di uomini armati, brandendo il suo fucile, e ha detto:

“Non sono di molte parole. Volevo solo mandare un messaggio alle forze di sicurezza. Risponderemo al rapimento con il rapimento, all’uccisione con l’uccisione e al sangue con il sangue. Se vogliono la guerra, allora l’avranno, e sarà feroce”.

Poi alzò il fucile sopra la testa e disse: “Se un membro della mia religione vuole uccidermi, allora non è della mia religione; se un figlio del mio popolo vuole uccidermi, non è figlio del mio popolo”.

La conferenza è l’ultimo evento di una serie di crescenti tensioni tra l’Autorità Palestinese e la Resistenza armata in Cisgiordania. Dall’operazione di Jenin di luglio, l’Autorità Palestinese ha lanciato una campagna congiunta di arresti di combattenti della Resistenza. La campagna ha visto un maggiore coinvolgimento dell’Autorità Palestinese e delle sue forze di sicurezza nello sforzo di reprimere la Resistenza armata palestinese in Cisgiordania, che, fino a quel momento, era stata dominio di Israele dall’inizio del 2022.

Il periodo successivo alla Battaglia di Jenin, tuttavia, segnò una nuova fase nella campagna per reprimere la Resistenza, e sarebbe venuta dall’interno. Ciò avviene anche in seguito alla decisione dell’attuale governo israeliano di impedire il collasso dell’Autorità palestinese, il cui obiettivo era quello di facilitare il ritorno del controllo dell’Autorità palestinese in aree in cui i combattenti della Resistenza hanno avuto, finora, libero sfogo, come ad esempio nel campo profughi di Jenin e a svolgere un ruolo attivo nell’arresto dei combattenti della Resistenza e nell’impedire loro di lanciare operazioni di Resistenza contro obiettivi israeliani.

Finora, il rinascente movimento di Resistenza in Cisgiordania ha tenuto a sottolineare che i suoi fucili sono puntati verso l’occupante e non verso l’Autorità Palestinese, e anche le rabbiose proteste contro di essa nel campo profughi di Jenin hanno visto i combattenti della Resistenza chiedere che le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese “si facciano da parte” per evitare spargimenti di sangue tra palestinesi. Ma prima o poi, l’ininterrotta campagna di repressione dell’Autorità Palestinese era destinata a trovare una risposta da parte della Resistenza. Anche adesso, il recente ultimatum della Brigata Jenin è espresso nel linguaggio rivolto agli “onorevoli” all’interno delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese. Tuttavia, mentre l’Autorità Palestinese continua nei suoi tentativi di ristabilire il controllo su aree come Jenin, i due mondi inevitabilmente si scontreranno, aprendo forse la strada a un confronto più ampio.

NUMERI IMPORTANTI

Dall’inizio dell’anno Israele ha ucciso almeno 234 palestinesi. Nelle carceri israeliane sono attualmente detenuti 5.100 prigionieri politici palestinesi, tra cui 1.200 detenuti amministrativi.

L’Ufficio Palestinese di Mondoweiss è costituito dai membri della redazione di Mondoweiss con sede nella Cisgiordania Occupata e nella Striscia di Gaza.

Fonte: https://mondoweiss.net/…/west-bank-dispatch-pa…/…

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