Ministro della difesa israeliano si scusa pubblicamente con i soldati che hanno commesso violenza contro un prigioniero a Sde Teiman ordinandone il reintegro all’interno dell’esercito

Articolo pubblicato originariamente su The Cradle. Traduzione dall’inglese a cura di Veronica Bianchini per Bocche Scucite

Foto di copertina: Quattro dei cinque soldati che hanno violentato un prigioniero palestinese nella struttura di Sde Teiman. 2 novembre 2025. (Foto: Times of Israel)

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha incontrato recentemente i soldati responsabili dello stupro di un prigioniero palestinese avvenuto nel centro di tortura di Sde Teiman, scusandosi con loro per l’”ingiustizia” subita e disponendo che siano reintegrati nell’esercito. L’incontro è avvenuto alcuni giorni dopo l’archiviazione delle accuse a carico dei soldati.

Secondo quanto hanno riferito media ebraici come Channel 14, i soldati appartenenti all’unità Force 100 si sono presentati all’incontro con Katz con il volto coperto da passamontagna per nascondere la loro identità. Nel corso dell’incontro Katz ha detto ai soldati: ”Mi scuso con voi per l’ingiustizia di cui siete stati vittime a causa del sistema”, riferendosi all’indagine aperta contro di loro e “al danno psicologico” causato dal procedimento giudiziario militare.

Fonti militari hanno dichiarato al Jerusalem Post di essere rimaste “sorprese” dall’ordine di reintegro emesso da Katz, poiché in quanto capo delle forze armate “ha il potere di approvare o bloccare determinate nomine di alto livello, ma non quello di ordinare all’esercito di reintegrare soldati coinvolti in procedimenti giudiziari». Reintegro su cui le fonti militari hanno espresso scetticismo.

L’incontro è avvenuto dopo che il procuratore generale militare ha ordinato l’archiviazione delle accuse contro i cinque soldati citando la “complessità delle prove a loro carico” e la denuncia di “abuso di procedura” da loro presentata. Alla fine dell’anno scorso l’ex procuratore generale militare israeliano ha fatto circolare un video della violenza sessuale perpetrata ai danni del prigioniero palestinese che ha portato a due arresti e suscitato un grosso scandalo.

Anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione in cui ha elogiato il ritiro delle accuse contro i soldati: “La “calunnia del sangue” contro i combattenti della Force 100, nota come “caso Sdeteiman”, che ha infangato la reputazione di Israele nel mondo in modo senza precedenti, è finalmente giunta al termine”, ha affermato l’ufficio di Netanyahu in una dichiarazione diffusa il 12 marzo. “È inammissibile che ci sia voluto così tanto per chiudere il caso, condotto in modo criminale, contro soldati dell’IDF impegnati a combattere i peggiori tra i nostri nemici. Israele deve dare la caccia ai propri nemici non ai propri eroici combattenti” ha aggiunto nella dichiarazione.

A seguito della diffusione del video nel 2024, i cinque soldati sono stati arrestati per un breve periodo di tempo per gli abusi commessi. Per tutta risposta i coloni illegali estremisti sono insorti in loro difesa e hanno preso d’assalto le basi presso cui erano detenuti. Secondo l’accusa depositata contro i soldati, il prigioniero palestinese ha riportato gravi danni, quali la rottura di alcune costole e una lesione del retto.
L’indagine di alto profilo che ne è seguita ha causato sdegno tra i politici della coalizione, i ministri del governo e gli attivisti ebrei di estrema destra. I soldati sono apparsi in televisione più volte, trattati come celebrità e salutati a più riprese come “eroi”.
Sde Teiman, la struttura in cui i soldati hanno violentato il prigioniero palestinese, è nota pubblicamente per gli abusi commessi dagli israeliani contro i detenuti. A gennaio di quest’anno l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha pubblicato un rapporto intitolato “Living Hell” (“Inferno vivente”) nel quale ha documentato il ricorso sistematico alla tortura nelle prigioni in cui sono detenuti i palestinesi.

Basandosi sulle testimonianze dei prigionieri che sono stati rilasciati dai centri di detenzione, il rapporto ha descritto nel dettaglio gli abusi commessi dalle guardie, dai soldati e dal personale dello Shin Bet, che comprendono violenza, penetrazione anale forzata con oggetti, percosse sui genitali, privazione di cibo, elettroshock e privazione di cure mediche.

 

 

 

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