Viaggio in Palestina: giorno 1

La Campagna Ponti e non Muri di Pax Christi in questi giorni è in viaggio in Palestina.

Giorno 1

Ibdaa center di Deisheh è chiuso, attività proibita, salvo entrarvi di soppiatto. Le donne sono oberate da responsabilità e loro fanno resistenza per alleviare la pressione e le tensioni familiari. Arrestato pochi giorni fa un palestinese che faceva un tour nel campo con un gruppo italo francese. Quindi nessuna visita al campo. Abbiamo parlato con una donna che ha studiato e vorrebbe il dottorato, per aiutare meglio qui. C’è un popolo tramortito che va aiutato. E a Deisheh anche gli uomini capiscono e sostengono, anche se hanno perso il lavoro e sono impediti tutti i movimenti. Molto arrestati. Nessuna assistenza legale. Vietati gli assembramenti e noi saremmo stati uno di questi, quindi ci siamo incontrati in una casa privata. Sono sotto un severo controllo. Grave regressione del servizio sanitario da parte dell’Unrwa: distribuiscono solo antidolorifici. L’Unrwa è sempre meno attiva per mancanza di fondi . Le scuole sono aperte, ma ci sono incursioni frequenti. E’ difficile accedere da parte dei bambini. A scuola, se va bene si va solo dalle 8 a 12. E se vuoi di più devi pagare. Il primo ricordo dei bambini sono le esplosioni e non è possibile alcun movimento fuori dalla città. L’Anp è soltanto un simbolo internazionale, ma non fa nulla qui.

La donna dice che reagiscono facendo ciò che è proibito.. “Non ci sono spazi, creiamo spazi” . Necessario per combattere la depressione. Le donne hanno cambiato il loro ruolo e sono un punto forte della resistenza.

Poi a Battir che resta un isola di apparente normalità, ma ci sono cancelli gialli all’ entrata nel villaggio. Per ora non c’è muro, ma dicono che arriveranno.

Abbiamo incontrato il sindaco di Betlemme grazie a Nidal. Abbiamo ascoltato il racconto del collasso dell’economia turistica che rappresentava l’ 80 per cento delle possibilità lavorative. Più di 100 chiusure intorno alla città. Si è parlato di un’ iniziativa con i comuni italiani per delle donazioni alla municipalità utili a fronteggiare la povertà dilagante e a garantire servizi essenziali. Nel periodo natalizio c’è stata una momentanea ripresa degli arrivi, ma presto finirà.

Nidal ora segue adozioni a distanza per ben 1200 orfani, grazie all’associazione di amicizia italo-palestinese. Si sta dedicando a coltivare la terra e ci porta i suoi nipoti per insegnare a loro dove sono le radici di questo popolo. Un popolo lasciato solo dal mondo intero. Al loro interno da una parte l’Anp è funzionale all’occupazione. Hamas ha sbagliato ed è sconfitta. La violenza non è la via d’uscita. La convivenza è la soluzione, occorre adesso sopravvivere in attesa della sua realizzazione che è inevitabile per entrambi i popoli.
Abbiamo incontrato anche una giovane palestinese che è allenatrice di calcio femminile e maschile: lo sport come sollievo all’occupazione.
Una giornata ricca di incontri e di speranza, virtù dei forti.

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