a guerra travolge la stagione della raccolta per il terzo anno consecutivo: cosa resta degli ulivi di Gaza?

Articolo pubblicato originariamente su Al-Jazeera. Traduzione dall’arabo a cura della redazione di Bocche Scucite

La guerra israeliana ha distrutto la maggior parte degli ulivi nella Striscia di Gaza. I pochi alberi rimasti hanno bisogno di fertilizzanti che non sono disponibili.

Gaza – Nella Striscia di Gaza, gli ulivi, come gli stessi abitanti di questa terra, sono vittime di una guerra che prosegue da tre anni. Gran parte dei terreni agricoli è stata devastata e l’assedio, insieme alla chiusura dei valichi, continua a minacciare anche gli alberi sopravvissuti.

Oltre alla distruzione diretta, provocata dallo spianamento dei terreni, dagli incendi e dallo sradicamento degli alberi, gli ulivi rimasti devono affrontare condizioni difficili, che hanno determinato una forte riduzione della produzione e un drastico calo del raccolto. A pesare sono i costi di produzione esorbitanti e la carenza di fertilizzanti e fitofarmaci, dovuta all’assedio e alla chiusura dei valichi.

Costi elevati

Marwan al-Tabban, agricoltore di 39 anni del comune di al-Zawayda, nella parte centrale della Striscia di Gaza, avverte più di altri gli effetti della scarsità delle olive e delle perdite subite. La coltivazione degli ulivi rappresenta infatti la principale fonte di reddito per la sua famiglia, composta dalla moglie e dai loro quattro figli. L’agricoltore racconta che la stagione attuale è molto diversa da quelle degli anni precedenti.

Intervistato da Al Jazeera, l’agricoltore palestinese descrive così le aree in cui sono sopravvissuti gli ulivi nella Striscia dopo la guerra: «Gli ulivi sono ormai confinati nella parte centrale della Striscia, tra Deir al-Balah e i dintorni di Nuseirat, dalla strada Salah al-Din fino al mare». Aggiunge che l’esercito israeliano ha spianato i terreni agricoli da sud a nord, dalla strada Salah al-Din fino al mare.

Secondo l’agricoltore, tutto questo ha provocato una riduzione delle superfici agricole. Anche l’avanzata della cosiddetta «linea gialla» ha ristretto le aree in cui i contadini possono accedere ai terreni e lavorarli, soprattutto nella zona di al-Zawayda.

L’acqua rappresenta un altro problema. L’agricoltore sottolinea che la sua carenza è diventata un ulteriore ostacolo alla coltivazione degli ulivi.

«Quando l’acqua era disponibile, irrigavamo gli alberi. Oggi, anche se l’acqua fosse disponibile, avremmo bisogno di pompe e motori per azionarle e irrigare gli ulivi, già indeboliti dalla mancanza di fertilizzanti e ormai meno capaci di produrre frutti».

Al-Tabban osserva inoltre che il costo della molitura delle olive è triplicato, a causa dell’utilizzo di motori ormai usurati, soggetti a guasti continui e bisognosi di lubrificanti che scarseggiano.

Il calo della produzione in cifre

Descrivendo il drastico cambiamento nella propria produzione, l’agricoltore afferma: «Prima della guerra producevo fino a cinque tonnellate di olive. Oggi non so nemmeno se riuscirò a produrne una».

Secondo i dati diffusi il 24 settembre scorso dall’Ufficio stampa del governo di Gaza, nel corso degli anni di guerra il settore olivicolo ha perso il 90% della propria superficie. Le aree coltivate sono passate da circa 50.000 dunum — un dunum equivale a 1.000 metri quadrati — a soli 5.000 dunum, con una riduzione del 90%.

Anche il numero degli ulivi è diminuito drasticamente, passando da quasi due milioni a circa 150.000 alberi. Un dato che, secondo la stessa fonte, riflette l’entità dei danni subiti dalla base produttiva del settore.

Prima di questo drastico calo, la produzione annuale di olive era stimata in circa 40.000 tonnellate, di cui circa 35.000 destinate alla produzione di olio e 5.000 alla conservazione delle olive.

Oggi, secondo i dati disponibili, la produzione non supera le 5.000 tonnellate: circa 4.000 destinate alla molitura e 1.000 alla conservazione.

Soltanto mille agricoltori

Per quanto riguarda la produzione di olio, l’Ufficio stampa del governo di Gaza riferisce che è scesa da 5.000 tonnellate a sole 700. Anche il numero dei frantoi è diminuito drasticamente, passando da circa 40 a sette, mentre gli stabilimenti di lavorazione sono scesi da 14 a tre.

Il numero degli agricoltori che lavorano nel settore è passato da circa 20.000 a soli 1.000, mentre quello degli addetti è diminuito da circa 3.000 a circa 200, secondo la stessa fonte.

Stando ai dati del ministero palestinese dell’Agricoltura con sede a Ramallah, tra il 2023 e il 2026 in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza sono stati danneggiati complessivamente 283.952 ulivi.

Le perdite relative al raccolto delle olive hanno superato i 156,8 milioni di dollari, mentre le perdite economiche complessive hanno oltrepassato i 316,9 milioni di dollari.

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