Come le scuole israeliane indottrinano alla supremazia ebraica

Articolo pubblicato originariamente su +972 Magazine. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

Per diverse generazioni, i bambini ebrei israeliani sono cresciuti all’interno di un sistema educativo in cui i palestinesi raramente compaiono come palestinesi, ma piuttosto come “arabi”, “nemici” e una “minaccia demografica”. Secondo la studiosa Nurit Peled-Elhanan, essi vengono rappresentati soprattutto come “un problema da risolvere”, privati di una propria vita sociale, culturale e storica.

Nei libri di testo, la “Terra d’Israele” sostituisce lo Stato di Israele; la vita palestinese viene cancellata dalla rappresentazione pubblica; e la storia del sionismo moderno viene collegata direttamente al passato biblico, mentre millenni di vita ebraica nella diaspora vengono quasi completamente rimossi. La memoria della Shoah, nel frattempo, viene utilizzata per alimentare un senso permanente di paura esistenziale.

Il risultato, sostiene Peled-Elhanan, è un sistema educativo che insegna a considerare l’occupazione, la gerarchia etnica e la violenza dello Stato come fatti naturali e necessari della vita.

Professoressa di linguaggio ed educazione presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, Peled-Elhanan ha dedicato le sue ricerche all’analisi di come i palestinesi, così come gli “altri” interni alla società israeliana — gli ebrei mizrahi ed etiopi — vengano rappresentati nei libri di testo israeliani e di come tali rappresentazioni influenzino l’immaginario morale e politico della società israeliana.

In questo episodio del podcast di +972, Peled-Elhanan discute il ruolo che il sistema educativo israeliano ha svolto nel portare il Paese al momento attuale, in cui — secondo la sua interpretazione — un governo di orientamento kahanista sta commettendo un genocidio a Gaza. Analizza il ruolo ideologico svolto dall’insegnamento della storia, della geografia e della Shoah; la cancellazione della presenza palestinese dalle mappe e dai programmi scolastici; e il modo in cui gli ebrei non ashkenaziti vengono integrati nel racconto nazionale pur continuando a essere rappresentati come arretrati o inferiori.

Peled-Elhanan riflette inoltre sull’attenzione e sul controllo esercitati nei confronti dei libri di testo palestinesi, sulla crescente repressione di insegnanti e accademici che criticano la guerra e sulla propria esperienza diretta delle misure adottate dopo il 7 ottobre contro le voci dissenzienti.

Mentre il genocidio a Gaza — secondo la sua analisi — mette in luce le conseguenze mortali di decenni di disumanizzazione, la studiosa immagina anche come potrebbe essere un sistema educativo radicalmente diverso: un sistema che insegni ai bambini la storia condivisa di questa terra, invece di educarli a temerla e a conquistarla.

ASCOLTA il podcast (in inglese)

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