Articolo pubblicato originariamente su Mada Masr. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite
Foto di copertina: Bambini palestinesi fanno il bagno all’interno del campo profughi di Nuseirat a Deir al-Balah, Gaza, il 21 giugno. Foto per gentile concessione di Ramzi Abu Amer via Reuters
È notte fonda nel campo per sfollati di Shati, a Gaza City. All’interno della tenda di famiglia, Emad al-Asees è seduto accanto alla figlia Sewar, di tre anni, e la ventila con un pezzo di cartone nel tentativo di smuovere l’aria soffocante. Osserva il suo respiro affannoso e le appoggia sulla fronte un panno bagnato con la preziosa acqua rimasta per cercare di farle scendere la febbre. Poche ore prima la bambina aveva subito un colpo di calore.
«Le tende sono un inferno, sono la morte. Dio solo sa le sofferenze che stiamo vivendo. Il caldo ha distrutto i corpi dei bambini», racconta Asees a Mada Masr. Le alte temperature stanno colpendo anche gli anziani della sua famiglia, composta da nove persone.
Con il termometro che nella Striscia di Gaza raggiunge i 32 gradi, diverse famiglie sfollate nella parte occidentale di Gaza City descrivono a Mada Masr un’altra estate trascorsa in tende mai progettate per un utilizzo prolungato, con un accesso estremamente limitato all’acqua e all’elettricità, indispensabili per trovare un minimo di sollievo dal caldo.
I medici riferiscono che i casi di colpo di calore, soprattutto tra i bambini che vivono nelle tende, arrivano con sempre maggiore frequenza negli ospedali, mentre le strutture sanitarie dispongono di mezzi molto limitati per assisterli a causa della grave carenza di risorse.
Secondo le organizzazioni umanitarie, materiali migliori per gli alloggi temporanei ridurrebbero sensibilmente l’esposizione al sole, ma Israele continua a respingere le richieste di ingresso dei materiali necessari, consentendone l’accesso solo in quantità molto limitate. L’esperto ambientale Abdel Fattah Abd Rabbu spiega che la distruzione diffusa dell’ambiente naturale e urbano lascia la popolazione ancora più esposta al calore, mentre le tende si trasformano in vere e proprie «trappole di calore», aggravando gli effetti delle alte temperature già all’inizio dell’estate.
Secondo una dichiarazione congiunta dello Shelter Cluster e del Norwegian Refugee Council, quasi un milione di persone, pari a circa 170 mila nuclei familiari, vive oggi in tende nella Striscia di Gaza. Altre 5.000 famiglie dormono all’aperto e circa 52 mila vivono in rifugi sovraffollati.
Come Asees, anche Um Abdallah al-Gharably e sua figlia si alternano nel ventilare un neonato con un pezzo di plastica. La scarsissima ventilazione e la limitata disponibilità d’acqua hanno provocato al bambino eruzioni cutanee. «D’estate siamo torturati dal caldo, d’inverno anneghiamo sotto la pioggia», racconta.
Anche i figli di Mohamed Abu Marsa soffrono di infiammazioni della pelle. Nella tenda non c’è elettricità e la famiglia non può permettersi né i costosi generatori privati offerti da alcune aziende né un semplice ventilatore alimentato a batteria.
Neppure il sistema sanitario di Gaza è in grado di offrire un sollievo adeguato. «Stiamo ricevendo numerosi casi di colpo di calore nei pronto soccorso a causa dell’intensificarsi delle temperature», spiega Suhaib al-Hamis, responsabile di reparto dell’Ospedale Kuwaitiano. «Nelle condizioni attuali possiamo fare ben poco oltre alle cure di primo soccorso. I pazienti vengono dimessi quasi subito e tornano nelle stesse condizioni di vita, mentre il caldo continua». I casi riguardano soprattutto i bambini, che «non riescono a sopportare le temperature all’interno delle tende ormai deteriorate».
Anche il direttore del complesso medico Al-Shifa, Mohamed Abu Salmiya, conferma che gli ospedali dispongono di mezzi limitati per curare le patologie legate al caldo. Farmacie e depositi medici sono privi dei farmaci necessari e le continue interruzioni di corrente, dovute alla scarsità di carburante causata dal blocco imposto da Israele, impediscono di raffrescare adeguatamente i reparti. Nella maggior parte dei casi il personale può soltanto aprire le finestre o utilizzare ventilatori ricaricabili quando disponibili.
Per le famiglie sfollate affrontare l’ondata di calore significa cercare il luogo meno insopportabile dove trascorrere la giornata. Abu Marsa passa gran parte del tempo seduto all’esterno della tenda fino al tramonto. La famiglia di Asees preferisce rifugiarsi tra i resti della propria casa bombardata, dove le pareti di cemento ancora in piedi conservano una temperatura inferiore rispetto alla tenda. Altri raggiungono la costa di Gaza per cercare un po’ di brezza, pur rimanendo sotto la minaccia delle navi militari israeliane e dei bombardamenti o del fuoco dei cecchini lungo il litorale.
Secondo Abd Rabbu, la guerra ha privato Gaza di gran parte degli elementi naturali e urbani che offrivano protezione dal caldo. Case, parchi e alberi sono stati distrutti, mentre le reti idriche ed elettriche gravemente danneggiate lasciano la popolazione senza strumenti per affrontare le alte temperature. «La distruzione della vegetazione, il collasso delle infrastrutture, il sovraffollamento dei campi e l’inquinamento ambientale hanno trasformato il caldo in una minaccia quotidiana per la vita, aumentando il rischio di malattie e decessi tra gli sfollati», afferma. «Durante le ondate di calore la mancanza di acqua pulita aggrava ulteriormente la situazione: le persone non riescono a raffreddare il proprio corpo né a mantenersi adeguatamente idratate. Senza elettricità scompaiono anche le forme più elementari di refrigerio, come ventilatori, sistemi di ventilazione o perfino la possibilità di raffreddare l’acqua».
Secondo l’organizzazione umanitaria Mercy Corps, almeno il 75 per cento della popolazione di Gaza soffre oggi di una grave carenza d’acqua. La maggior parte delle famiglie dispone di meno di sei litri d’acqua al giorno per persona, meno della metà del minimo necessario per sopravvivere in condizioni di emergenza e una minima parte degli 85 litri disponibili prima della guerra.
Per oltre un milione di persone che vivono in tende prive di isolamento e ventilazione, spesso montate su terreni completamente esposti al sole o sulle macerie, gli effetti del caldo risultano ancora più gravi. «Le tende funzionano come trappole di calore», conclude Abd Rabbu. «Diventano una causa diretta di colpi di calore, disidratazione e svenimenti, soprattutto tra bambini e anziani».
Alla crisi si aggiunge il deterioramento delle infrastrutture igienico-sanitarie. Le reti fognarie danneggiate, le acque stagnanti e l’accumulo di rifiuti favoriscono la diffusione di malattie infettive con l’aumento delle temperature.
Le organizzazioni umanitarie sostengono che molti di questi rischi potrebbero essere ridotti con interventi relativamente semplici. Secondo Shelter Cluster e Norwegian Refugee Council, teloni, reti ombreggianti, kit di riparazione e tende adeguate offrirebbero una protezione molto maggiore dal caldo. «Misure basilari come ombreggiamento, ventilazione e miglioramento dei ripari possono ridurre sensibilmente i rischi e migliorare le condizioni di vita, ma attualmente questi materiali non sono disponibili a Gaza e il loro ingresso viene deliberatamente impedito», afferma Jehan Salim, coordinatrice dello Shelter Cluster.
Le organizzazioni chiedono infine «l’ingresso rapido, prevedibile e continuativo dei materiali per i rifugi attraverso tutti i valichi disponibili», ricordando che decine di migliaia di tende e kit di emergenza già autorizzati restano ancora bloccati ai confini della Striscia.

Sempre ho nel cuore il popolo palestinese. Anch'io dico: Signore fino a quando?". Perché nessuno dei potenti parla? Perché si…
Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
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