Articolo pubblicato originariamente sul Manifesto
Di Michele Giorgio
Terra rimossa Gli ultimi 150 membri della comunità beduina cacciati dalla violenza dei coloni. Reportage da Ras Ain al-Oja,
A prima vista sembrano degli hipster di Tel Aviv, invece sono degli attivisti di Im Tirtzu, ong di estrema destra impegnata contro i gruppi israeliani di sinistra che difendono i palestinesi. Sono in quattro, un paio avranno 18-19 anni, e a Ras Ain al Oja, a pochi chilometri da Gerico nella Valle del Giordano, sono venuti per accertarsi che gli ultimi 150 beduini di questo piccolo villaggio (un tempo erano un migliaio) siano scappati tutti.
OSSERVANO, con soddisfazione, gli attivisti di Mistaclim (Looking the Occupation in the Eye) che fanno i bagagli dopo aver cercato di proteggere per mesi, con una presenza costante, questa piccola comunità palestinese. «Sei un giornalista? Allora sei qui per ascoltare le frottole che raccontano quelli lì» ci dice uno dei quattro volgendo lo sguardo verso gli attivisti di Mistaclim che, nel frattempo, hanno chiuso l’ingresso di Ras Ain Al Oja.
«Le aggressioni agli arabi (gli abitanti, ndr) non ci sono mai state, sono falsità. Sono andati via perché non ricevono più l’acqua che, peraltro, rubavano a Yitav» aggiunge riferendosi al vicino insediamento coloniale che presto fagociterà le terre del villaggio palestinese ormai scomparso. Arriva un pick up, salgono a bordo e vanno via.
LE POCHE BATTUTE scambiate con gli estremisti di destra, ci costano un piccolo interrogatorio da parte di Andrey di Mistaclim. «Devi scusarmi, ma dobbiamo prendere delle precauzioni. La scorsa settimana un colono si è presentato qui e ci ha aggredito con lo spray al peperoncino», ci racconta riferendosi alle violenze e minacce di Roy Star, un noto blogger e tiktoker di estrema destra che da qualche tempo compie incursioni nelle comunità palestinesi più isolate non mancando di indirizzare minacce ai «traditori», gli attivisti di sinistra che provano a impedire gli attacchi dei coloni.
ANDREY È UN VIDEOMAKER, i suoi video postati sui social sono noti a chi cerca di informarsi su cosa accade nei Territori palestinesi occupati. «I miei compagni e io siamo riusciti a filmare l’aggressione fatta da Roy Star, contro di lui però non è stato preso alcun provvedimento, agisce ovunque indisturbato» riferisce.
L’anno scorso si è assistito a un’impennata della violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata, il 27% in più rispetto all’anno precedente secondo i dati sottostimati delle autorità militari israeliane. I numeri reali sono molto più alti: raid notturni nei villaggi, distruzioni di proprietà e aggressioni ormai sono all’ordine del giorno. L’obiettivo non dichiarato è spazzare via la presenza palestinese nelle aree C della Cisgiordania, in vista dell’espansione degli insediamenti esistenti e della costruzione di nuove colonie.
QUESTE INCURSIONI hanno costretto Abdallah Rashad ad abbandonare la casa a Ras Ain al Oja dove la sua famiglia ha vissuto per decenni. «Le minacce e le intimidazioni dei coloni erano diventate insopportabili, ci entravano in casa spaventando i bambini, prendevano di tutto» spiega mentre con un parente sta caricando l’auto con le ultime cose prese dalla sua abitazione abbattuta fatta di lamiere, teli e legno. «A Ras Ain al Oja avevamo tutto ciò che serve alla nostra vita semplice.
Ci bastano poche cose, un tetto, un gregge e una terra dove pascolare le pecore, non facevamo male a nessuno» racconta visibilmente scosso.
A pochi metri due giovani palestinesi caricano su un autocarro dei materassi e un frigorifero. Anche Andrey e altri attivisti si preparano a lasciare per sempre il villaggio. «Queste comunità sono state lasciate sole, noi facciamo il possibile per aiutarle però è insufficiente. Ci vuole tanta attenzione internazionale su quanto accade ai palestinesi della Cisgiordania, dove coloni ed estremisti agiscono impuniti».
A CIRCA 200 METRI si scorge l’avamposto allestito da poco da una dozzina di coloni, probabilmente lo stesso gruppo che ha costretto gli abitanti di Ras Ain al Oja ad andare via. Abdallah Rashad sarà ospitato da un amico. «Per qualche tempo starò da lui con la mia famiglia, poi si vedrà. Il resto del villaggio ora è sparso tra Hebron e Gerico».
Dal 2023, Ocha (Onu) ha documentato che lo sfollamento di oltre 700 famiglie palestinesi è stato causato da aggressioni e violenze dei coloni. Il costo maggiore è stato pagato dalle comunità beduine. Quella di Ras Ain al Oja è l’ultima delle 44 costrette a scappare dall’ottobre 2023, secondo i dati dell’ong B’Tselem.
CI RACCONTANO che i coloni usano sempre la stessa tattica: compiono raid notturni per spaventare gli abitanti, poi allestiscono a pochi metri un avamposto, quindi portano il loro gregge a pascolare tra le case palestinesi, infine passano alle minacce e restringono la libertà di movimento del villaggio. «Ci hanno impedito di usare la strada e hanno bloccato le cisterne dell’acqua. Non potevamo più andare avanti», ci dice Ahmed Qaabana che sta impacchettando gli ultimi averi. Questo schema si è ripetuto in altre comunità palestinesi, come le vicine Muarrajat e Mughayyir al Deir.
È quasi mezzogiorno, il sole comincia a farsi sentire forte malgrado sia gennaio. Partono le ultime due auto da Ras Ain al Oja. Un altro villaggio palestinese ha cessato di esistere nell’indifferenza globale.

il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
Grazie per il vostro coraggio Perché ci aiutate a capire. Fate sentire la voce di chi non ha voce e…
Vorrei sapere dove sarà l'incontro a Bologna ore 17, grazie
Parteciperò alla conferenza stampa presso la Fondazione Basso il 19 Mercoledì 19 febbraio. G. Grenga