Articolo pubblicato originariamente su Al-Jazeera. Traduzione dall’arabo a cura della redazione di Bocche Scucite
«Ho paura, mamma». Con queste parole pronunciate con voce tremante e il corpo scosso dalla paura a ogni esplosione, la piccola Diyala racconta il dolore moltiplicato che vivono feriti e persone con disabilità nella Striscia di Gaza.
Nel contesto del genocidio israeliano in corso, la sofferenza non si limita ai bombardamenti e agli sfollamenti, ma si estende fino a colpire corpi malati e persone che cercano le condizioni minime per poter vivere e ricevere cure.
Diyala è affetta dalla sindrome di Down e da una malformazione cardiaca congenita accompagnata da una grave ipertensione polmonare. Prima dell’inizio della guerra avrebbe dovuto lasciare la Striscia per sottoporsi a un intervento a cuore aperto che avrebbe potuto salvarle la vita. Ma la chiusura dei valichi e l’aggravarsi della situazione hanno impedito il suo trasferimento, racconta la madre in un servizio di Al Jazeera Mubasher.
La madre descrive le condizioni della figlia ogni volta che le forze israeliane lanciano un missile. Diyala viene colpita da convulsioni e il suo corpo diventa cianotico; terrorizzata e disorientata, si aggrappa alla madre.
Ma alla paura si aggiunge la fame. La madre racconta che arrivava a scaldare dell’acqua in pentole vuote per far credere alla bambina che stesse cucinando qualcosa, nel tentativo di distrarla dalla fame.
Oggi Diyala si trova senza farmaci e senza un centro specializzato che possa occuparsi delle sue esigenze educative e riabilitative, comprese quelle legate al linguaggio e allo sviluppo.
La famiglia al-Madhoun
Non lontano dalla sofferenza di Diyala, la giovane Sara Imad al-Madhoun racconta la tragedia che ha colpito la sua famiglia nel campo profughi di al-Bureij.
Il 3 giugno 2024 un bombardamento ha colpito direttamente la loro abitazione. Suo fratello e diversi altri familiari sono rimasti uccisi, mentre Sara, sua madre e le sue sorelle hanno riportato gravi ferite.
Oggi Sara è costretta su una sedia a rotelle. Racconta di aver subito una grave emorragia, con una perdita di sangue che aveva raggiunto livelli pericolosi. Le è stato applicato temporaneamente un fissatore esterno. Soffre inoltre di una grave carenza di tessuto osseo in entrambi i piedi e ha urgente bisogno di innesti ossei e di interventi alle articolazioni.
Anche la madre, Fadwa al-Madhoun, racconta i dettagli della tragedia che ha portato alla morte del figlio e dei nipoti e le ha provocato gravi fratture. Da allora è stata sottoposta a otto interventi chirurgici, senza però ottenere miglioramenti.
Fadwa trascorre le sue giornate assumendo forti antidolorifici per cercare di attenuare dolori insopportabili. Il suo desiderio è che i valichi vengano riaperti per consentire alle sue tre figlie di lasciare Gaza: tutte hanno bisogno di interventi chirurgici e di innesti ossei che gli ospedali della Striscia, ormai allo stremo, non sono in grado di fornire.
Diritti fondamentali
Le storie sono diverse, ma il dolore è lo stesso. C’è anche quella di Sabah Abu Hamad, 38 anni, vedova di un uomo ucciso nella guerra e madre di una bambina con bisogni speciali.
Sabah racconta che a ogni esplosione la figlia cade in uno stato di terrore e panico, mentre la madre non riesce a iscriverla a una struttura educativa specializzata adeguata alle sue condizioni di salute.
Anche la madre della piccola Farah Abu Ataya, affetta da paralisi cerebrale, racconta come la guerra abbia aggravato ulteriormente le condizioni della figlia. Durante un bombardamento, un muro dell’abitazione le è crollato addosso. I continui sfollamenti e la mancanza di materassi e supporti sanitari hanno poi provocato gravi piaghe sul corpo della bambina.
A questo si aggiungono l’interruzione delle terapie neurologiche e la difficoltà di reperire alimenti compatibili con le sue condizioni di salute.
Le famiglie dei feriti e delle persone con disabilità a Gaza non chiedono molto. Le loro richieste, riferite ad Al Jazeera Mubasher, riguardano diritti fondamentali riconosciuti dal diritto internazionale e dal diritto umanitario:
- Aprire immediatamente i valichi per consentire l’evacuazione dei casi urgenti e dei feriti che necessitano di innesti ossei o di interventi a cuore aperto.
- Garantire forniture e ausili medici, comprese sedie a rotelle, materassi sanitari per prevenire le piaghe da decubito, farmaci neurologici e antidolorifici.
- Creare campi e strutture di accoglienza dedicate che rispettino gli standard di assistenza sanitaria e garantiscano un’alimentazione adeguata alle persone con disabilità.
- Ricostruire e riabilitare le strutture educative e riabilitative, per sostenere i bambini e garantire loro terapie del linguaggio e supporto psicologico.

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