Crescono le violenze dei coloni e le incursioni israeliane: feriti e arresti in Cisgiordania

Articolo pubblicato originariamente su Al-quds. Traduzione dall’arabo a cura della redazione di Bocche Scucite

Diverse aree della Cisgiordania occupata sono state teatro, domenica, di una nuova escalation sul terreno, che ha provocato il ferimento di almeno sette palestinesi, tra cui un minore, a seguito di incursioni delle forze israeliane e di aggressioni compiute da coloni estremisti. Gli scontri si sono concentrati nei governatorati di Tulkarem, Nablus, Salfit e Ramallah, mentre rapporti di organizzazioni per i diritti umani mettono in guardia dall’aggravarsi delle violenze dei coloni.

Fonti mediche della Mezzaluna Rossa Palestinese hanno riferito che i loro equipaggi sono intervenuti per tre feriti durante l’irruzione delle forze israeliane nel centro di Tulkarem. Tra loro vi era un ragazzo di 15 anni, ferito da proiettili di gomma, mentre due donne hanno riportato gravi sintomi di soffocamento dopo aver inalato i gas lacrimogeni lanciati in modo massiccio dai soldati contro veicoli e civili.

Nel corso delle incursioni a Tulkarem, le forze israeliane hanno inoltre arrestato il sedicenne Muhammad Fahmawi, dopo aver fatto irruzione nella sua abitazione nel quartiere occidentale, perquisendola e mettendone a soqquadro gli ambienti. L’operazione si inserisce in una serie di incursioni pressoché quotidiane nella città, caratterizzate da violenti scontri e dall’uso della forza contro civili e proprietà.

Nel governatorato di Nablus, fonti mediche hanno riferito di quattro persone ferite e contuse dopo essere state brutalmente picchiate dai soldati israeliani durante un’incursione nella località di Beit Imrin. I feriti sono stati trasferiti in ospedale per ricevere le cure necessarie, mentre prosegue quella che le fonti locali definiscono una politica di maltrattamenti e intimidazioni durante le operazioni militari nei villaggi e nelle località palestinesi.

Sul fronte delle violenze dei coloni, un palestinese di 45 anni è rimasto ferito a Sebastia, a nord-ovest di Nablus, dopo essere stato aggredito violentemente da un gruppo di coloni. Fonti locali hanno riferito che gli aggressori avrebbero deliberatamente ostacolato l’arrivo dei soccorritori, ritardando così le prime cure prima del successivo trasferimento dell’uomo in ospedale.

Nel governatorato di Salfit, coloni hanno lanciato pietre contro un’abitazione palestinese nella località di Yasuf, a est della città, prendendo di mira l’area di Al-Nasbeh. Il presidente del consiglio del villaggio ha riferito che l’attacco ha colpito la casa del cittadino Basel Mufleh Yassin, provocando il panico tra i familiari. Episodi di questo tipo, secondo le fonti locali, si ripetono frequentemente e avvengono spesso sotto la protezione diretta delle forze israeliane.

Le aggressioni si sono estese anche al governatorato di Ramallah, dove coloni hanno appiccato il fuoco a un’officina per la demolizione e la rottamazione di automobili situata lungo la strada che collega Silwad e Ein Yabrud. L’incendio ha provocato ingenti danni materiali, mentre le autorità israeliane impediscono ai residenti di raggiungere i terreni situati nei pressi degli insediamenti per proteggerli da atti di danneggiamento.

In un altro episodio, coloni hanno fatto irruzione alla periferia di Al-Mazra’a al-Sharqiya, ostacolando il traffico sulle principali strade che collegano i villaggi. Secondo fonti locali, i coloni hanno iniziato a rubare le olive dai terreni dei residenti nelle località di Ramon e Deir Dibwan. Si tratta di un fenomeno che, secondo le stesse fonti, si ripete ogni anno con l’inizio della stagione della raccolta, colpendo l’economia agricola palestinese.

L’organizzazione per i diritti umani Al-Baidar ha inoltre documentato episodi in cui coloni hanno fatto entrare i propri greggi di pecore nei campi di ulivi della zona di Sheikh Ammar, a est di Deir Dibwan. Secondo l’organizzazione, questa pratica ha provocato gravi danni agli alberi e alle colture agricole. Il pascolo viene utilizzato, riferisce Al-Baidar, come strumento per danneggiare i terreni e spingere i proprietari ad abbandonarli.

Secondo dati ufficiali diffusi dalla Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti, le forze israeliane e i coloni avrebbero compiuto circa 63.000 attacchi in Cisgiordania dall’ottobre 2023. Il rapporto indica che i soli coloni avrebbero compiuto oltre 14.000 aggressioni, provocando la morte di 66 palestinesi. Il dato, secondo la Commissione, evidenzierebbe il livello di coinvolgimento delle autorità israeliane in tali episodi.

Ulteriori dati indicano che 30 palestinesi sono stati uccisi dai coloni dall’inizio del 2026 fino ai primi giorni di ottobre, a conferma, secondo le fonti citate, dell’aggravarsi della violenza di questi attacchi. Parallelamente sono proseguite ampie campagne di arresti che hanno coinvolto 12 persone a Nablus e Jenin, tra cui due giornalisti, Sami al-Shami e Raja Jabr.

Sul terreno, unità speciali israeliane sono entrate nella Città Vecchia di Nablus attraverso il checkpoint di Hawara, mentre l’esercito ha condotto operazioni di perquisizione nell’area circostante l’Università Araba Americana di Jenin. Le operazioni hanno interessato anche le zone in cui risiedono gli sfollati dal campo profughi di Jenin: un giovane è stato arrestato e diverse abitazioni nell’area circostante il campus sono state perquisite.

Gli sviluppi arrivano mentre organismi internazionali e delle Nazioni Unite continuano a mettere in guardia dal fenomeno definito «violenza dei coloni», considerato una minaccia per le comunità palestinesi. In precedenza, alcuni relatori speciali delle Nazioni Unite avevano denunciato che tali violenze avvengono con il sostegno o la tolleranza di apparati dello Stato israeliano, creando, secondo le loro valutazioni, condizioni di impunità e favorendo la prosecuzione delle violazioni.

Secondo i dati citati nell’articolo, il numero dei coloni israeliani presenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est avrebbe raggiunto circa 750.000 persone, distribuite in 194 insediamenti e 400 avamposti. Questi ultimi sono considerati un punto di partenza per attacchi contro i villaggi palestinesi, in particolare nelle aree classificate come «Area C», sulle quali Israele punta a consolidare il proprio controllo attraverso l’espansione degli insediamenti.

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