Restiamo in una situazione di morte, Signore. Israele dice al popolo palestinese: voi qui non avete il diritto di esistere. E noi palestinesi rispondiamo: siamo a casa nostra, nel nostro Paese e sulla nostra terra. E intanto continuano le incursioni dell’esercito e gli attacchi dei coloni. E ancora tanti morti, case che vengono demolite, persone costrette ad abbandonare i loro villaggi e migliaia di prigionieri di cui nessuno parla. E a Gaza? Lo sterminio continua, mentre si ripete che la guerra sarebbe finita. Israele ha attaccato l’Iran e il 15 giugno è stato firmato un trattato di pace con l’Iran ma il Libano meridionale non c’è nel trattato, né Gaza, né i coloni che stanno devastando in casa nostra.
«A Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano… ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia». (Osea, 11, 3-4)
Signore, prendici tu per mano e insegnaci di nuovo a camminare perché siamo stremati da chi sta distruggendo la Terra santa e, sfiniti, non riusciamo più a rimanere in piedi. Non si contano ormai le aggressioni dei coloni e dei soldati mentre raccogliamo le olive o cerchiamo di andare al lavoro. Siamo distrutti.
Anche la Bibbia lo annunciava: “La guerra farà strage nelle sue città e divorerà tutto” (Os.11,6). I giornalisti non possono ancora entrare a Gaza per mostrare al mondo l’inganno della finta tregua che non ha mai interrotto il massacro e in Cisgiordania il mondo sembra non vedere.
Ma tu ci vedi, Signore: vedi come ci cacciano dalle nostre case, incendiano gli ulivi nel tempo della raccolta e aggrediscono i villaggi. Tu li vedi i nostri figli arrestati e vedi tutti noi fermati e gettati a terra ai cancelli e ai check-point.
Mostra il tuo volto ai piccoli, a tutti quelli che soffrono! Sono tuoi figli, strappali dalle mani dei criminali.
La situazione non fa che peggiorare. Hanno deciso da tempo di farci sparire. È diventato normale arrestare, cacciare dalle case, uccidere uomini, donne, bambini, come se non fossero esseri umani, come se non avessero nulla a che fare con te. Signore, Padre nostro.
Tu Signore, sei il nostro Dio, il nostro Creatore e Padre. Vieni in nostro aiuto e liberaci da chi vuole eliminarci dalla faccia della terra.
Nemmeno i nostri piccoli commuovono il mondo. Privati di ogni aiuto, i bambini piangono e le loro madri non riescono a calmarli. Solo tu, Signore, puoi consolarli.
E lo stesso profeta Osea che, attonito, aveva osservato gli effetti devastanti della guerra, con tenerezza annota che il nostro Dio è “come chi solleva un bimbo alla sua guancia”. Salvaci Signore!
Michel Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, 20 Ottobre 2026

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