«Che cosa mangeremo domani?»: a Gaza i mercati si svuotano e la carestia torna a incombere

Articolo pubblicato originariamente su The Palestine Chronicle. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

I palestinesi attendono gli aiuti alimentari a Gaza, mentre la fame si aggrava e aumentano gli allarmi per una catastrofe umanitaria sempre più grave in tutta la Striscia. (Foto d’archivio)

Di Shaimaa Eid

Mentre i mercati di Gaza si svuotano e i prezzi schizzano alle stelle, i genitori sfollati cercano cibo, mentre pazienti e donne incinte sono esposti a rischi sempre maggiori.

Camminando tra le tende che ospitano gli sfollati nella Striscia di Gaza, non ci vuole molto prima di sentire la domanda che pesa sul cuore dei genitori: «Che cosa mangeremo oggi?».

Può sembrare una domanda semplice, ma a Gaza racchiude una paura troppo profonda per essere espressa a parole: quella che i bambini si sveglino affamati e che i loro genitori, dopo ore trascorse a cercare cibo, tornino senza nulla con cui riempire i loro stomaci.

Questa domanda è tornata a essere impossibile da ignorare, mentre le scorte di generi alimentari di prima necessità diminuiscono e frutta e verdura diventano sempre più introvabili. Molte famiglie non possono più permettersi neppure quel poco che rimane nei mercati, a causa dei prezzi vertiginosi.

Ogni giorno i genitori devono affrontare la stessa incombenza: uscire di buon mattino alla ricerca di qualcosa da dare da mangiare ai figli, senza alcuna garanzia di trovare cibo o persino di fare ritorno sani e salvi, mentre la guerra genocida e i bombardamenti proseguono intorno a loro.

Nella Striscia di Gaza, dove anni di guerra e assedio hanno spinto le famiglie sull’orlo del collasso, riaffiora lo spettro della carestia. Gli abitanti temono l’inizio di una terza ondata di fame, che riporterebbe alla memoria scene di privazioni dalle quali non sono ancora riusciti a riprendersi.

Mohammed Shurrab, 42 anni, padre sfollato di tre figli originario di Khan Yunis, nel sud di Gaza, racconta che le notizie sul ritorno della carestia hanno risvegliato in lui una sensazione terrificante che sperava di non dover mai più provare.

«Da quando ho saputo che la carestia era tornata, ho avuto la sensazione che un nuovo incubo incomba su di noi. Quando i miei figli hanno scoperto che i mercati erano vuoti, che i beni di prima necessità erano diventati estremamente rari e che tutto ciò che si riusciva a trovare costava troppo, hanno cominciato a piangere», racconta.

Per Mohammed non si tratta semplicemente della scomparsa di alcuni prodotti dai mercati. È la paura di non riuscire a sfamare i propri figli nei giorni a venire, in condizioni che lasciano alle famiglie pochissime possibilità di resistere a un’altra crisi.

Con amarezza, si domanda: «Che cosa aspetta il mondo? Che muoiano bambini e anziani prima di intervenire? Dove sono i mediatori e le organizzazioni per i diritti umani di fronte a tutto ciò che sta accadendo? Perché non agiscono per fermare questa nuova ondata prima che la situazione peggiori?».

Pazienti e donne incinte alle prese con la fame

Le conseguenze della carenza di cibo vanno ben oltre la fame in sé. Per gli anziani e per le persone affette da patologie che necessitano di un’alimentazione equilibrata per mantenersi in salute, trovare da mangiare è parte di una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Una lotta che diventa ancora più difficile quando alle carenze alimentari si aggiungono le difficoltà nel reperire farmaci e nell’accedere alle cure mediche.

Khadija Wahab, 66 anni, è sfollata nella zona di Al-Mawasi, a ovest di Khan Yunis, e soffre di ipertensione. Come altre persone nella sua situazione, avrebbe bisogno di un’alimentazione sana ed equilibrata, ma la diminuzione delle scorte e l’aumento dei prezzi rendono sempre più difficile soddisfare le sue necessità quotidiane.

Per Khadija, la mancanza di cibo non è un problema passeggero. L’alimentazione è essenziale per preservare la sua salute e tenere sotto controllo la malattia, eppure le possibilità a sua disposizione si riducono di giorno in giorno.

Marah Al-Khalidi, 28 anni, sfollata dal nord di Gaza ad Al-Mawasi, deve affrontare la fame durante la gravidanza. In attesa della nascita del suo bambino, in condizioni di vita estremamente difficili, teme che la carenza di cibo possa compromettere la salute sua e del nascituro.

Stretta tra lo sfollamento e la perdita delle necessità più elementari, Marah si trova di fronte a domande alle quali non sa rispondere. Come può portare a termine la gravidanza in sicurezza se non sa che cosa riuscirà a mangiare nei prossimi giorni? Come può soddisfare il fabbisogno del proprio organismo quando procurarsi cibo a sufficienza è diventato così difficile?

Per le donne incinte, il cibo è molto più di un mezzo per placare la fame: è fondamentale per la salute sia della madre sia del bambino. La mancanza di un’alimentazione varia e nutriente aumenta i rischi per la salute, soprattutto per le donne che soffrono già di anemia o malnutrizione dopo precedenti periodi di grave privazione alimentare.

Mercati vuoti e prezzi insostenibili

Questi timori emergono mentre il Programma alimentare mondiale (PAM) annuncia la sospensione degli aiuti alimentari mensili destinati a circa 500.000 persone nella Striscia di Gaza, a causa della carenza di finanziamenti. L’agenzia ha lanciato l’allarme per un aumento rapido e improvviso dei casi di malnutrizione acuta, in particolare tra i bambini e le donne incinte.

Per le famiglie diventa sempre più difficile fare affidamento sui mercati per soddisfare i bisogni fondamentali, mentre i beni essenziali scarseggiano e i prezzi continuano a salire. Riuscire a trovare del cibo, infatti, non significa necessariamente poterselo permettere.

Ismail Al-Thawabta, direttore generale dell’Ufficio stampa del governo di Gaza, ha dichiarato in un comunicato che, a causa delle restrizioni israeliane all’ingresso degli aiuti e delle merci, oltre il 66% del fabbisogno essenziale della popolazione rimane insoddisfatto.

Nel frattempo, l’Osservatorio euromediterraneo per i diritti umani ha riferito che il proprio gruppo di ricerca sul campo ha constatato l’esaurimento delle scorte di farina nei mercati di Gaza, insieme a gravi carenze di verdura, frutta e altri beni di prima necessità. I prezzi dei prodotti ancora disponibili sono inoltre saliti oltre la capacità di acquisto della maggior parte degli abitanti.

La fame non è il destino di Gaza

Ciò che sta accadendo nei mercati di Gaza non può essere separato dalle restrizioni all’ingresso di alimenti, aiuti umanitari e merci, né dalla distruzione su vasta scala delle infrastrutture e dei beni indispensabili alla vita quotidiana. Mentre le scorte diminuiscono e i prezzi superano le possibilità economiche della maggior parte della popolazione, procurarsi anche i beni più elementari diventa una fonte costante di angoscia.

La crisi aggrava le sofferenze degli sfollati, molti dei quali vivono in tende prive dei servizi e delle dotazioni essenziali. Dopo aver perso le proprie case e i mezzi di sostentamento, queste persone dipendono dagli aiuti umanitari o da ciò che riescono a procurarsi in condizioni estremamente dure.

Per loro, la carestia non è una cifra riportata in un documento né un allarme lanciato da un’organizzazione umanitaria. È un padre che trascorre ore alla ricerca di cibo, una madre che cerca di nascondere la propria paura ai figli, un malato che non riesce a procurarsi il nutrimento di cui ha bisogno e una donna incinta che teme per il bambino che porta in grembo mentre lotta per riuscire a sfamare se stessa.

A Gaza, i genitori chiedono soltanto qualcosa da mettere in tavola per i propri figli e vogliono risparmiargli un altro periodo di fame, dopo tutto ciò che hanno già subito: lutti, sfollamenti e paura.

Eppure, la domanda che oggi riecheggia tra le tende, quella a cui le famiglie cercano una risposta nei mercati ormai vuoti, rimane senza risposta: che cosa mangeremo domani?

Shaimaa Eid è una giornalista e scrittrice che vive a Gaza. Ha collaborato a questo articolo con The Palestine Chronicle.

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