A un anno dall’assassinio di Anas Al-Sharif il suo messaggio è ancora vivo: la Palestina è nelle nostre mani

A cura di Veronica Bianchini per Bocche Scucite

Fonti: PYM, Entrusted wih Palestine, CPJ, RSF, Bocchescucite

l Movimento dei giovani palestinesi lancia una settimana di azione dal 10 al 16 agosto per celebrare e rilanciare il messaggio di Anas

Il 10 agosto dell’anno scorso l’esercito israeliano cancellava in un solo colpo l’intera troupe di AlJazeera incaricata di raccontare al mondo cosa stava accadendo nel Nord di Gaza. Morivano così in un attacco aereo mirato, Anas Al-Sharif, 28 anni, e altri tre colleghi, mentre si trovavano in una tenda della stampa piantata fuori dell’ingresso principale dell’ospedale Al-Shifa.

A distanza di un anno si moltiplicano le iniziative per onorare la memoria di Anas e degli altri oltre 260 giornalisti palestinesi uccisi da Israele nel corso del genocidio e rompere il silenzio che l’informazione ufficiale sta facendo calare su Gaza e sulla Palestina.

Nel corso della settimana di azione del 10-16 agosto il Movimento dei giovani palestinesi lancia l’iniziativa “Entrusted with Palestine” (“La Palestina è nelle nostre mani”) citando la celebre, toccante lettera di addio che Anas al-Sharif aveva redatto preventivamente, consapevole della sorte che gli sarebbe toccata per aver scelto di continuare a essere la “voce di Gaza”, in pieno genocidio e mentre si addensavano su di lui accuse infondate di affiliazione ad Hamas e ripetute minacce di morte da parte di esponenti dell’esercito israeliano.

Scrive Anas nella sua lettera-testamento: “Vi affido la Palestina, cuore pulsante di ogni persona libera di questo mondo […] Vi esorto a non lasciare che le catene vi facciano tacere, né a lasciarvi frenare dai confini. Siate ponti verso la liberazione della terra e del suo popolo, finché il sole della dignità e della libertà sorgerà sulla nostra patria rubata”.

Lo spazio online https://entrustedwithpalestine.com/ creato da PYM raccoglie immagini e testimonianze delle azioni organizzate in diverse regioni del mondo per celebrare e rilanciare il messaggio di Anas, come veglie, conferenze e azioni di protesta, ma contiene anche una lettera aperta, sottoscrivibile online, rivolta alle redazioni dei media ufficiali con la quale si esortano gli editori a:

riaccendere i riflettori su Gaza e la Palestina
denunciare la campagna di sterminio mirata e sistematica ingaggiata da Israele contro i giornalisti palestinesi nel tentativo di occultare i suoi crimini di guerra
fare il nome dei responsabili di questo eccidio senza reticenze ne’ giri di parole.

Dall’inizio del genocidio a Gaza Israele ha ucciso oltre 260 giornalisti palestinesi usando ogni mezzo possibile: attacchi aerei mirati e a “doppio colpo”, attacchi con droni quadricotteri, con mezzi corazzati e della fanteria. Israele ha definito i giornalisti “combattenti armati”, ne ha demonizzato l’operato e li ha apertamente inclusi tra i bersagli da colpire nella sua presunta guerra contro il terrorismo. Date queste premesse, non sorprende che sia lo Stato che ha ucciso nel corso del genocidio più giornalisti di quanti sono stati uccisi in qualsiasi altro evento della storia moderna.

Il genocidio è il prodotto di un’azione coordinata, che necessita non soltanto di armi ma di consenso, e quest’ultimo viene generato con un uso calcolato di revisionismo e negazionismo, nonché disumanizzando le vittime e gettando fango su di loro.
E’ qui che entrano in gioco i media: quelli ufficiali hanno sposato senza esitazioni la propaganda di stato di Israele e Stati Uniti, nascondendo la realtà della situazione di Gaza e sottraendosi al compito di denunciare le responsabilità delle autorità.

Clicca qui per vedere alcuni dei lavori che decine di artisti e attivisti hanno realizzato per la settimana di azione del 10-16 ottobre.

 

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