D per Dicembre, D per Death (morte)

Poesia pubblicata su We are not Numbers. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

Foto di copertina: Sara Nabil Hegy con suo padre. Foto fornita da Sara Nabil Hegy.

Di Sara Nabil Hegy

A, B, C, D — arriva dicembre,
la morte mi sussurra gelida all’orecchio,
spargendo voci
che aprile sia il più crudele.
Ma dicembre porta ricordi tormentosi
dei miei padri caduti.

Quasi un decennio fa ero una bambina,
e ora sono dodici anni che sono orfana.
Perché una bambina così piccola deve portare
il peso dell’assenza di un padre?
Perché ogni anno, quando arriva dicembre,
devo seppellire la mia rabbia in lutto?

La D non è mai stata per Dad,
ma per il dolore inondato di dicembre.
Come potevo sillabare, quando
le parole gettano lunghe ombre su ciò che avevo?

Papà?
Mi senti?
Le mie parole possono volare fino al cielo?
O sono per sempre intrappolata quaggiù, una bambina che ripete A, B, C, D?

Il freddo di dicembre punge amaro.
Con te, papà, sarebbe stato diverso.
Ma te ne sei andato,
e io resto un’orfana.

Sotto la maledizione di dicembre ho trascorso i miei anni
componendo arte dai fili del dolore,
ombreggiata dalle presenze furtive della morte,
tinta di mille paure.

Oserà dicembre
portarmi via ancora chi amo?

Cos’è dicembre,
se non un fantasma sbiadito di chi custodisco nel cuore?

Dottor Refaat, hai reso questa orfana
una futura scrittrice.
Eri più di un insegnante,
eri un padre letterario.
I sentieri che hai illuminato,
le parole che hai insegnato,
le anime che hai formato,
tutto abbandonato,
quando dicembre ti ha portato via.

Ora non restano che rovine.
La bambina e la poetessa,
entrambe orfane.

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