Articolo pubblicato originariamente su The New Arab. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite
Alti livelli di malnutrizione, la diffusione di malattie e l’inquinamento da gas tossici hanno contribuito a un crollo significativo delle nascite nella Striscia di Gaza.
Di Nadda Osman
Le nascite stanno diminuendo a Gaza a causa degli effetti della guerra genocidaria di Israele sull’enclave [Getty]
Nuovi dati provenienti da Gaza mostrano che la guerra di Israele contro la Striscia ha provocato un forte calo delle nascite e un aumento degli aborti, con esperti che denunciano questa situazione come “genocidio riproduttivo”.
Il Ministero della Salute di Gaza ha reso noto che nell’aprile 2026 sono stati registrati solo 2.004 nati, rispetto ai 6.076 del novembre 2025, con una diminuzione di circa il 67%.
Ulteriori dati ottenuti da The New Arab mostrano che il numero delle nascite è in costante calo dall’inizio dell’anno, con una diminuzione marcata mese dopo mese.
A gennaio sono state registrate 5.210 nascite; a febbraio 3.433; a marzo 3.233; ad aprile 2.004. A maggio le nascite sono state 1.701.
Si registra inoltre un aumento significativo degli aborti: solo ad aprile ne sono stati documentati 921, pari a un aborto ogni due nascite.
Secondo stime palestinesi, il numero degli aborti a Gaza potrebbe raggiungere i 600 entro fine anno, con un aumento del 225% rispetto ai livelli normali.
Questi dati allarmanti hanno sollevato preoccupazioni riguardo al calo della crescita demografica nell’enclave.
Il dottor Mohammed Abu Selmia, medico di Gaza, ha dichiarato a The New Arab che lui e i suoi colleghi hanno osservato una riduzione delle nascite nell’ultimo periodo, attribuendola soprattutto agli spostamenti continui della popolazione.
“Durante l’offensiva militare, le persone venivano sfollate in condizioni terribili, senza cure adeguate per le donne né nutrienti per le donne in gravidanza”, ha affermato.
“La diffusione delle malattie e la mancanza di acqua pulita hanno costretto molte donne ad abortire a causa delle complicazioni legate alla gravidanza”, ha aggiunto.
Secondo Abu Selmia, anche il forte trauma causato dalla guerra, lo stress estremo e i problemi di salute mentale hanno contribuito a gravidanze difficili, spesso concluse con perdite.
“Ci auguriamo che nei prossimi mesi il tasso di natalità si stabilizzi, poiché gli sfollamenti stanno diminuendo, anche se le condizioni di vita restano estremamente difficili”, ha aggiunto.
Aumento di aborti e nati morti
Molte donne a Gaza hanno riferito problemi di salute legati all’esposizione ai fumi tossici dei bombardamenti israeliani, mentre altre hanno denunciato l’impossibilità di accedere a visite mediche e controlli durante le prime fasi della gravidanza a causa degli attacchi e dei danni alle strutture sanitarie.
Shaimaa Mohammed, 26 anni, del quartiere Sheikh Radwan, ha raccontato che al terzo mese di gravidanza ha iniziato ad avvertire sintomi anomali. Gli esami hanno mostrato che il feto aveva smesso di svilupparsi alla settima settimana e le è stato consigliato un aborto. Ulteriori analisi hanno indicato l’esposizione a sostanze tossiche e polveri dovute ai bombardamenti.
Un’altra donna, Ayat Qahman, 36 anni, del nord di Gaza, ha raccontato di aver perso il bambino al quarto mese di gravidanza dopo che i medici hanno riscontrato un’anomalia alla testa del feto e hanno accertato che era già morto da alcuni giorni.
Qahman ha dichiarato che dall’inizio della guerra nel 2023 soffre di coaguli di sangue ed è diventata malnutrita a causa degli sfollamenti continui e delle restrizioni sugli aiuti.
Altre donne riferiscono numerosi problemi respiratori dovuti al fumo e alla polvere dei bombardamenti e la mancanza di accesso ai medicinali.
La diffusa malnutrizione causata dalla carestia e dalle restrizioni all’ingresso degli aiuti ha inoltre provocato un aumento di nati morti, aborti spontanei e mortalità infantile.
Calo delle nascite
Zaher al-Wahidi, direttore del Centro di informazione sanitaria del Ministero della Salute, ha definito il fenomeno “un arretramento senza precedenti” per la salute riproduttiva a Gaza.
Ha sottolineato che molte donne incinte vivono in condizioni insicure in tende improvvisate e hanno accesso solo ad acqua contaminata. Gli effetti degli sfollamenti continui, delle morti elevate e della separazione delle famiglie hanno contribuito a problemi di salute mentale e, di conseguenza, al calo delle nascite.
Altri fattori includono sovraffollamento e mancanza di privacy nei rifugi, diffusione di malattie e scarse condizioni igieniche.
Il dottor Nabil Abu Diya, ginecologo e specialista in fertilità, ha inoltre riferito un aumento dei parti prematuri e della crescita fetale compromessa, attribuendoli agli inquinanti derivati dalla guerra.
All’inizio dell’anno, Amnesty International ha lanciato un duro avvertimento sull’impatto del conflitto sulle donne. L’organizzazione ha rilevato che, nonostante un presunto cessate il fuoco in vigore da ottobre, circa il 46% dei medicinali essenziali è esaurito, inclusi farmaci per il travaglio, il parto, le emorragie post-partum, l’anestesia, le infezioni e le malattie respiratorie.
Le madri intervistate da Amnesty hanno inoltre riportato una significativa perdita di peso durante la guerra, con casi di anemia e malnutrizione diagnosticata.

Sempre ho nel cuore il popolo palestinese. Anch'io dico: Signore fino a quando?". Perché nessuno dei potenti parla? Perché si…
Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
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