Quando ami una donna di Gaza

Poesia pubblicata originariamente su We Are Not Numbers. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

Di Huda Skaik

Foto di copertina: Donna dallo sguardo triste che guarda verso la macchina fotografica, con indosso un hijab. Opera: “River” di Malak Matar

 

Quando ami una donna di Gaza,
erediti una patria
senza averne mai toccato la terra.

Vivi dentro i suoi occhi,
ne senti il respiro.
Leggi le sue parole come una poesia
e dentro di te cresce una primavera che non finisce.
Ami ogni onda che abbraccia
la costa della sua terra.

Quando ami una donna di Gaza,
impari come la sopravvivenza
possa generare tenerezza;
come qualcuno possa portare
intere rovine nel petto
e continuare a parlare con dolcezza.

Nei suoi occhi puoi trovare
una notte senza sonno,
mille preghiere rimaste senza risposta,
ma mai la resa.

Ami la sua morbidezza indomita,
il modo in cui versa il caffè.
Ami il fuoco nella sua voce
quando racconta la bellezza della sua città
e il silenzio nei suoi occhi
quando la memoria le soffoca le parole.

Quando ami una donna di Gaza,
ami il mare che porta dentro —
i piovanelli sulla riva,
il sale trasportato dal vento,
i pescatori che tornano all’alba,
stanchi ma sereni.

Quando ami una donna di Gaza,
ami la pazienza plasmata dall’assedio,
la forza forgiata dall’assenza,
la fede scolpita dalla perdita.

Ami qualcuno
che ha imparato presto
a piantare fiori
davanti alle case distrutte
e a stendere una stuoia sulla porta.

Quando ami una donna di Gaza,
ami un’anima che ha sepolto
troppi cari,
troppe volte,
e che ancora sceglie la vita.

 

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