Articolo pubblicato originariamente su Middle East Eye. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite
Foto di copertina: Gli attivisti di Halutzei HaBashan chiedono la costruzione di insediamenti in Siria nell’aprile 2026 (X)
Di Wesam Sharaf
Incoraggiati da decenni di violenze e impunità in Cisgiordania occupata, i coloni israeliani stanno ora cercando di estendere la loro presenza anche nel sud della Siria.
Dopo il crollo del governo di Assad nel 2024 e la successiva espansione dell’occupazione israeliana delle Alture del Golan oltre la linea del cessate il fuoco del 1974, fino al sud della Siria, diversi gruppi della destra israeliana hanno iniziato a promuovere la creazione di insediamenti ebraici in questi territori.
Tra i più attivi vi è Halutzei HaBashan (“I Pionieri del Bashan”), un movimento nato lo scorso anno su iniziativa di coloni provenienti dalla Cisgiordania occupata. Sfruttando le incursioni dell’esercito israeliano, il gruppo chiede la costruzione di insediamenti israeliani nella Siria sud-occidentale, un’area che definisce “regione del Bashan” e che considera parte della storica “Terra d’Israele”.
Oltre a organizzare marce all’interno del territorio siriano e a tentare di imporre nuovi fatti compiuti sul terreno, il movimento ha chiesto la protezione delle forze di occupazione israeliane, nonostante i frequenti momenti di tensione con queste ultime.
La prima incursione documentata dei coloni di Halutzei HaBashan risale all’agosto 2025, quando annunciarono la fondazione di Neveh HaBashan (“Oasi del Bashan”), arrivando perfino a posare una prima pietra nella campagna di Quneitra. L’esercito israeliano intervenne infine per allontanare gli attivisti.
Un altro episodio significativo si verificò nel novembre scorso, quando coloni affiliati al movimento attraversarono la linea del cessate il fuoco del 1974 entrando nel villaggio siriano di Bir Ajam, dove dichiararono l’intenzione di costruire un nuovo insediamento.
Lo scorso aprile, inoltre, circa quaranta coloni legati a Halutzei HaBashan sono entrati nel villaggio di Hader, alle pendici del Monte Hermon, occupando un edificio e issando bandiere israeliane.
Sebbene la polizia israeliana abbia avvertito che attraversare illegalmente il confine con Siria o Libano costituisce un reato punibile fino a quattro anni di carcere, il gruppo non ha finora subito alcuna concreta conseguenza legale. Una situazione che alimenta i timori sulle implicazioni future di queste incursioni, mentre le autorità israeliane sembrano aver chiuso un occhio sulle violazioni commesse.
Mancanza di volontà politica
Gli insediamenti israeliani sono considerati illegali dal diritto internazionale. Tuttavia, diversi esponenti politici israeliani, compresi alcuni ministri, hanno espresso sostegno agli obiettivi perseguiti da Halutzei HaBashan in Siria. Queste dichiarazioni, unite all’assenza di una formale condanna delle attività illegali del movimento, rafforzano la percezione di una sostanziale tolleranza politica.
Ciò avviene nonostante l’esercito israeliano abbia ripetutamente impedito ai coloni di stabilire una presenza permanente sul territorio siriano, ordinando l’interruzione di tali iniziative e definendole “un reato che mette in pericolo i civili e le forze militari israeliane”.
Dopo l’incursione dell’aprile scorso, i partecipanti sarebbero stati consegnati alla polizia israeliana per essere interrogati, ma non è stata annunciata alcuna incriminazione né l’avvio di procedimenti penali. Questo solleva interrogativi sulla reale volontà dello Stato di adottare misure efficaci di deterrenza contro future incursioni.
Secondo il diritto internazionale, le aree della Siria meridionale passate sotto il controllo militare israeliano dopo il dicembre 2024 sono considerate territori occupati. L’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra vieta espressamente la creazione di insediamenti civili nei territori occupati. Ciò significa che, oltre a non poter trasferire direttamente popolazione civile, lo Stato di Israele non dovrebbe sostenere né agevolare le attività di movimenti di coloni come Halutzei HaBashan.
Le autorità israeliane hanno quindi l’obbligo di garantire un’efficace applicazione della legge contro le incursioni non autorizzate e di tutelare i diritti e le proprietà della popolazione che vive sotto occupazione militare. Finora, tuttavia, la loro risposta ha fatto ben poco per adempiere a tali obblighi.
Allo stesso tempo, le recenti incursioni dei coloni nel sud della Siria rappresentano un chiaro tentativo di replicare quanto avvenuto nel corso dei decenni in Cisgiordania occupata. Anche lì, infatti, l’espansione degli insediamenti israeliani è stata favorita dalla creazione di fatti compiuti sul terreno, attraverso la nascita di avamposti civili che, solo in un secondo momento, hanno ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte del governo.
Sia in Cisgiordania occupata sia in Siria, i movimenti dei coloni fanno ampio ricorso a narrazioni storiche, bibliche e nazionaliste per giustificare le proprie iniziative, presentando le incursioni come un tentativo di “riconquistare” una parte della presunta patria ancestrale del popolo ebraico.
Oltre alle implicazioni sul piano del diritto internazionale, le recenti azioni di Halutzei HaBashan dovrebbero rappresentare un serio campanello d’allarme per il governo siriano, chiamato a utilizzare tutti gli strumenti giuridici e diplomatici disponibili per impedire la nascita di insediamenti illegali nelle aree occupate dall’esercito israeliano dopo la caduta del regime di Assad.
Wesam Sharaf è un avvocato originario di Ein Qiniyye, nelle Alture del Golan siriane occupate. Si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Haifa e ha lavorato come avvocato per i diritti umani presso Adalah – The Legal Center for Arab Minority Rights in Israel e presso Al-Marsad, centro per i diritti umani delle Alture del Golan.

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