Articolo pubblicato originariamente su The New Arab. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite
Circondato da avamposti in continua espansione e da una crescente violenza dei coloni israeliani, Taybeh, l’ultimo villaggio palestinese interamente cristiano della Cisgiordania occupata, teme per il proprio futuro.
Taybeh, Cisgiordania – Nel settembre 2025, coloni armati hanno fatto irruzione nella cava e nella cementeria di proprietà della famiglia di Roland Bassir, nel villaggio di Taybeh.
Hanno aperto il fuoco contro di lui e contro altri lavoratori e hanno incendiato una macchina per l’insacchettamento del cemento del valore di circa 17.000 shekel (circa 6.000 dollari), distruggendola completamente.
Da allora, l’impianto è chiuso e Bassir è rimasto senza lavoro.
«Il nostro lavoro è stato interrotto», racconta Bassir a The New Arab. «Abbiamo molti video e documenti che mostrano come i coloni arrivino alla cava per attaccarci e molestarci. Stiamo cercando sostegno dal villaggio e dalla Chiesa locale, ma non riceviamo la protezione necessaria e quindi non possiamo continuare a lavorare».
Taybeh si trova tra gli insediamenti israeliani di Ofra e Kokhav HaShahar, ma secondo gli abitanti i problemi con i coloni sono iniziati poco prima e soprattutto dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, quando i coloni hanno cominciato a creare nuovi avamposti attorno al paese.
Ad oggi, sei avamposti — insediamenti informali non autorizzati ufficialmente dallo Stato israeliano — circondano il villaggio.
«Il nostro problema non è con le persone che vivono qui dal 1967», spiega padre Bashar Fawadleh, parroco della Chiesa del Santo Redentore di Taybeh.
«Il nostro problema è con la mentalità fanatica ed estremista rappresentata da Smotrich e Ben-Gvir: l’idea di eliminare l’altro dalla terra. Questo è il vero problema».

Un clima sempre più ostile
I ministri israeliani Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, esponenti della destra nazionalista e religiosa, sono spesso criticati per le loro posizioni ostili verso i palestinesi.
Secondo gli abitanti, il primo grave episodio di violenza si verificò durante la raccolta delle olive nell’ottobre 2023.
«Cinque persone del villaggio furono aggredite dai coloni mentre raccoglievano le olive. A più di dieci persone furono rubati telefoni, documenti e attrezzature», racconta Fawadleh.
Nello stesso giorno, i coloni avrebbero attaccato anche uno scuolabus, rompendo tutti i finestrini. Fortunatamente, il mezzo era vuoto.
Nel 2025, affermano gli abitanti, la situazione è ulteriormente peggiorata. Inizialmente i coloni avrebbero cercato di allontanare le comunità beduine della zona; successivamente gli attacchi si sarebbero estesi all’intera presenza palestinese attorno a Taybeh.

Terra sotto pressione
Nel 2025 sono stati creati due nuovi avamposti all’ingresso occidentale del villaggio.
Secondo Fadi Kaabneh, i coloni fanno pascolare pecore, capre e cammelli sui suoi terreni.
Quando The New Arab ha tentato di visitarlo nel maggio 2025, l’accesso è stato impedito da un’operazione dell’esercito israeliano, che ha dichiarato l’area zona militare chiusa e installato un posto di blocco all’ingresso del villaggio.
Più tardi, nuovi coloni avrebbero nuovamente circondato la casa di Kaabneh.
«Dal 7 maggio la situazione è peggiorata», racconta telefonicamente.
«Arrivano con grandi greggi. Tagliano i fili e le recinzioni che circondano la nostra casa perché vogliono entrare nelle nostre terre».
Kaabneh e la sua famiglia vivono lì dal 1995 e la proprietà è registrata ufficialmente a loro nome.
«La presenza dei coloni qui da tre anni ci ha reso la vita impossibile», afferma.
Secondo lui, le denunce alle autorità israeliane non hanno portato risultati concreti.
Nonostante tutto, dice di non avere intenzione di andarsene:
«Non abbiamo un altro posto dove andare. I coloni ci attaccano da ogni parte. Hanno un piano: confiscare le terre, spingere gli abitanti ad andarsene e prendere ciò che resta».
L’emigrazione come unica via d’uscita
Bassir, invece, è molto più pessimista.
La sua famiglia possiede la cava da vent’anni e ha radici profonde nel villaggio, ma oggi ammette che lascerebbe la Palestina immediatamente se ne avesse la possibilità.
«Chiunque riesca a ottenere un visto o a trasferirsi all’estero non ci penserebbe due volte», dice. «Non c’è sostegno e il futuro a Taybeh non sembra promettente».
Secondo padre Fawadleh, dal 2023 almeno 15 famiglie, circa 100 persone, hanno lasciato il villaggio.
L’ultima città cristiana della Cisgiordania
Con le sue vallate ricoperte di ulivi, Taybeh non è conosciuta soltanto per il paesaggio rurale.
La presenza cristiana risale al IX secolo e la località è identificata nella tradizione biblica con l’antica Efraim.
Oggi rappresenta l’ultimo centro abitato interamente cristiano della Cisgiordania occupata. I circa 1.200 abitanti appartengono alle comunità cattolica romana, greco-cattolica e greco-ortodossa.
La Palestina, culla del cristianesimo, sta registrando un aumento degli episodi di violenza contro i cristiani.
Nel 2025 il Religious Freedom Data Center, organizzazione israeliana che monitora gli attacchi anticristiani, ha registrato oltre 180 episodi di violenza contro cristiani a Gerusalemme Est occupata e in Israele, con un aumento di quasi il 60% rispetto all’anno precedente.
«Questa terra potrebbe svuotarsi»
Con l’aumento delle aggressioni contro Taybeh, molti abitanti temono che la presenza cristiana nella Terra Santa possa essere seriamente compromessa.
Nel 1948 i cristiani palestinesi rappresentavano il 12,5% della popolazione palestinese. Oggi costituiscono circa l’1,2%.
«Aspettiamo una pressione maggiore da parte delle Chiese, delle missioni diplomatiche e di tutti coloro che vogliono vedere continuare la presenza cristiana in questa terra, perché oggi è davvero in pericolo», afferma padre Fawadleh.
E conclude con un monito:
«Se nulla cambierà, questa terra sarà presto vuota».

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