Un Mondiale per i ricchi: barriere ai visti e prezzi alle stelle escludono i tifosi arabi

Articolo pubblicato originariamente su The New Arab. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

Di Shaimaa Al Youssef

Mentre si avvicina il Mondiale 2026, i comuni tifosi arabi vengono esclusi da prezzi proibitivi per i biglietti, costi di viaggio elevatissimi e regole sempre più restrittive sui visti.

Waseem Al-Asouli ha trascorso mesi a pianificare quello che considerava il momento più importante della storia calcistica del suo Paese. Il diciannovenne studente di ingegneria del software presso la Hashemite University aveva visto la Giordania qualificarsi per la prima volta a una Coppa del Mondo e desiderava essere sugli spalti.

A gennaio ha speso quasi 2.000 dollari tra biglietti per le partite e appuntamento presso l’ambasciata statunitense ad Amman. Il visto, però, non è mai arrivato.

La sua domanda è stata respinta e, con essa, è svanito il viaggio per il quale aveva risparmiato.

Waseem non è stato l’unico. Racconta che la maggior parte dei giovani giordani che conosce è stata respinta, compresi i 12 membri del noto gruppo di tifosi Nashmi, che avevano presentato la domanda insieme e insieme hanno ricevuto un rifiuto.

«Allora chi andrà a sostenere la squadra?» si chiede.

La sua domanda evidenzia una tendenza che sta emergendo in tutto il mondo arabo in vista del Mondiale 2026. Mentre il torneo si prepara ad aprirsi questa settimana tra Stati Uniti, Canada e Messico, i tifosi con maggiori probabilità di raggiungere gli stadi sono quelli più ricchi e meglio inseriti socialmente.

I sostenitori più giovani e le persone provenienti da contesti più poveri o maggiormente sottoposti a controlli vengono esclusi attraverso il rifiuto dei visti, mentre i prezzi dei biglietti raggiungono livelli che pochi possono permettersi. Una competizione che per decenni ha tratto la propria energia dai tifosi comuni rischia di perderli.

I respinti

In Giordania, la qualificazione è stata una pietra miliare attesa da anni. La nazionale ha raggiunto la fase finale dopo aver sconfitto l’Oman per tre reti a zero ed è stata inserita nel Gruppo J insieme ad Algeria, Austria e Argentina. Il risultato ha acceso l’entusiasmo dei giovani tifosi. Pochissimi di loro, però, assisteranno a una partita dal vivo.

Gli uomini d’affari giordani hanno molte più possibilità di ottenere un visto e si prevede che occuperanno la maggior parte dei posti riservati ai sostenitori del Paese, una quota stimata nell’8% della capienza di ogni stadio. I candidati più giovani spesso apprendono il rifiuto direttamente allo sportello.

Oday Aboudi, 35 anni, dipendente del centro di cambio valuta Al Hussein, è stato uno di loro. Si è presentato all’ambasciata insieme a 15 amici, tutti con una lunga esperienza di viaggi turistici. Ogni singola domanda presentata quel giorno è stata respinta.

Oday aveva effettuato transazioni bancarie per un valore di 100.000 dollari nei sei mesi precedenti, più che sufficienti a finanziare un soggiorno in Nord America, ma ciò non ha fatto alcuna differenza.

«Accettano le domande di chi possiede enormi ricchezze», racconta a The New Arab. «Pensano che i giovani vogliano fuggire in America, ma l’America, nelle condizioni attuali, non è più un simbolo di stabilità. Perché dovrei scappare quando nel mio Paese sono rispettato e vivo bene?»

Oday sta ora cercando di rivendere due biglietti acquistati per circa 750 dollari. In Giordania, gli uffici che gestiscono gli appuntamenti consolari richiedono l’acquisto dei biglietti prima di poter prenotare un colloquio, lasciando i candidati respinti con posti che non possono utilizzare.

La porta d’accesso del Golfo

Per i tifosi arabi, la strada più sicura verso un visto passa attraverso i Paesi del Golfo.

HTA, una società con sede a Riyadh specializzata nel turismo congressuale, ha ottenuto visti per 620 persone di varie nazionalità arabe dirette alle finali. La distribuzione dei visti mostra chiaramente chi beneficia del sistema: 120 per sauditi, 90 per emiratini e 85 per qatarioti. Solo 12 per sudanesi, 5 per palestinesi e 16 per siriani.

Saeed Hussein, responsabile della divisione turismo dell’azienda, afferma che la residenza conta molto più della nazionalità.

«Circa il 90% delle richieste di viaggio di siriani, sudanesi e palestinesi residenti in Egitto viene respinto», spiega. «Ma vengono accettate se i richiedenti vivono negli Stati del Golfo, grazie alla solidità del loro impiego e alla loro storia di viaggi.»

Diverse aziende mediche, ingegneristiche e informatiche del Golfo hanno segnalato dipendenti alla HTA come premio aziendale. Le domande sono state elaborate collettivamente anziché individualmente. Questi tifosi viaggeranno sotto la sponsorizzazione delle aziende che li hanno selezionati.

Anche l’Egitto, qualificatosi per la quarta volta ai Mondiali dopo aver mancato l’edizione del 2022 in Qatar, presenta la stessa dinamica.

Mohamed Faisal Abu Al-Dahab, quarantenne proprietario di un’azienda di sistemi di sicurezza e reti informatiche, ha ottenuto il visto insieme a 13 amici. Tutti possiedono aziende o alberghi e hanno un’età compresa tra i 35 e i 60 anni.

Quattro altri amici sono stati respinti, uno dei quali dopo aver partecipato alla lotteria per la Green Card americana, nonostante fosse titolare di un visto Schengen e avesse visitato diversi Paesi europei.

«Abbiamo tutti ingenti disponibilità finanziarie, conti solidi e attività imprenditoriali in Egitto», racconta a The New Arab.

Fuori portata

Anche per chi riesce a superare l’ostacolo del visto esiste una seconda barriera: il prezzo dei biglietti.

Il commentatore tunisino Issam Chaouali ha definito il Mondiale 2026 «la Coppa del Mondo più costosa della storia per i tifosi». Secondo lui, il prezzo di 95 delle 104 partite è aumentato del 35%, mentre i costi complessivi sono più che raddoppiati rispetto a Qatar 2022.

I biglietti di terza categoria variano da 140 a 1.410 dollari, a seconda della partita e della domanda. Un posto di prima categoria per la finale ha raggiunto i 10.990 dollari, mentre un singolo biglietto VIP è arrivato a costare 32.970 dollari.

Anwar Al-Qasim, economista con sede a Londra specializzato nei mercati internazionali, collega questi prezzi alle turbolenze economiche globali. Sostiene che la concomitanza del torneo con il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran abbia perturbato i mercati e messo sotto pressione i trasporti e il settore aereo, riducendo l’afflusso di spettatori internazionali.

«La domanda di biglietti resterà concentrata negli Stati Uniti, in Messico e nei Paesi vicini», afferma. «Questi prezzi sono lontanissimi dallo spirito della Coppa del Mondo, lo sport più popolare e importante del pianeta.»

Il mercato della rivendita

Il divario tra chi può viaggiare e chi non può ha dato vita a un fiorente mercato della rivendita. Entro il 22 aprile gli organizzatori avevano venduto cinque milioni di biglietti e decine di tifosi arabi hanno iniziato a offrire online i propri posti a chi è riuscito a ottenere un visto.

Zakaria Ayoub, marocchino di 23 anni, ha trasformato questa situazione in un’attività redditizia. A febbraio ha acquistato 40 biglietti e ne ha già rivenduti 34, con un ricavo medio di circa 500 dollari per posto, trasferendo i biglietti agli acquirenti tramite il sito della FIFA.

«Negli ultimi giorni la domanda è aumentata del 90%, soprattutto tra i tifosi marocchini. Gli altri acquirenti sono iracheni, egiziani e algerini», racconta.

Un anno prima aveva adottato la stessa strategia durante la Coppa d’Africa ospitata dal Marocco, vendendo 13 biglietti per circa 7.000 dollari.

Altri stanno semplicemente cercando di recuperare le perdite.

Ayman Abu Kaliwa, infermiere trentenne presso l’ospedale Mustapha Pacha di Algeri, ha speso oltre 500 dollari prima che il suo visto fosse respinto, insieme ad altre 50 richieste presentate lo stesso giorno. Ora cerca di rivendere i biglietti per le partite dell’Algeria a cui non potrà assistere.

Il tifoso escluso

Per Rizk Al-Laabi, esperto di affari mediorientali, il tifoso comune è diventato la principale vittima di questi cambiamenti.

Secondo lui, chi un tempo dava anima e identità alla Coppa del Mondo viene oggi escluso dall’aumento dei costi di biglietti, viaggi e alloggi, oltre che da regole sui visti che si aprono per alcune nazionalità e si chiudono per altre.

«Non si tratta semplicemente di lusso o di turismo sportivo», afferma. «Si tratta del diritto dei tifosi di partecipare a un evento il cui prestigio e valore popolare sono stati costruiti anche grazie a loro nel corso dei decenni.»

Il rischio, avverte, è che il torneo perda il legame con quelle stesse folle che lo hanno reso l’evento sportivo più seguito del pianeta.

Waseem Al-Asouli è già arrivato alla sua conclusione: la squadra che sognava di celebrare giocherà il suo primo Mondiale senza di lui sugli spalti.

Shaimaa Al Youssef è una giornalista che scrive dal Cairo ed è specializzata negli affari del Medio Oriente. Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Egab.

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