Articolo pubblicato originariamente su We Are Not Numbers. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite
Mani che dolevano
ha vissuto la sua vita per gli altri / e nessuno l’ha mai ringraziata
La mia teta non c’è più, e ora tutto è peggio.
Le finestre della sua casa custodiscono ricordi che sbiadiscono,
ogni angolo di quella casa è un luogo di inquietudine,
ogni angolo, un terreno di lacrime che io semino.
Non c’è più rima né arte,
persino la vernice scrostata sui muri le ha dimenticate.
I cani del quartiere non abbaiano più, ululano.
Mi fermo. Le rime si sono fermate,
e le lacrime tornano.
Questa volta non c’è modo di arginare la marea.
Nelle desolate mattine d’estate, la mia teta si alzava presto,
si vestiva nel caldo soffocante,
poi, con le mani screpolate e doloranti,
mani segnate da una lunga vita vissuta per gli altri,
accendeva il ventilatore per combattere il caldo
e impastava la pasta per preparare le manakish.
Nessuno l’ha mai ringraziata.
Il profumo caldo stuzzicava le mie narici,
mi svegliavo e sentivo il tintinnio delle tazze di vetro.
Quando il tè era pronto, mi chiamava,
e io lentamente mi alzavo e andavo da lei,
temendo l’incessante confusione di quella casa,
sperando che, questa volta, ci fossimo soltanto io e lei.
E io osavo parlarle con indifferenza,
a lei, alla mia teta,
che aveva scacciato il caldo
e aveva notato quella piccola cicatrice sulla mia guancia sinistra.
Senza comprendere il vero significato di quel momento,
senza rendermi conto
che quella sarebbe stata l’ultima di quelle mattine d’estate
che avrei mai potuto ricordare.
Che cosa ne sapevo, che cosa ne sapevo
della complessità dell’amore e delle distanze tra generazioni?
Lei non è più qui per notare
quella piccola cicatrice sulla mia guancia sinistra.
Ora la incontro soltanto nei miei sogni,
dove sento ancora il profumo caldo
del tè e delle manakish di una mattina d’estate.
Ma quando comincio a svegliarmi
e questa volta allungo la mano,
la mia mano, in cerca di una risposta,
non trova più nulla.
Così lo dico al caldo
che lei non è più qui a scacciare:
grazie.

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