Così scriveva Dostoevskij e in mezzo a tanta bruttezza, vista in questi giorni, abbiamo bisogno di essere salvati. “Un giorno cosa si dirà di noi? Che abbiamo costruito e abbellito Gerusalemme o l’abbiamo distrutta e imbruttita?” Con questa parole ci congedava la guida che ci ha portato per le strade sconosciute di Gerusalemme per scoprire la bellezza della multiculturalità e del contributo che ogni religione e nazionalità ha sempre dato a questa città.
Dopo una serata a vedere la bruttezza dei video dei coloni che con arroganza percuotano pastori indifesi, l’oggi la bellezza ci ha fatto ancora sperare.
La bellezza della comunità di Taybeh: una comunità assediata dai coloni, che in pochi anni è passata da 3000 a 1200 abitanti, per i tanti che sono dovuti fuggire Taybeh, l’unico villaggio totalmente cristiano della Cisgiordania che la notte non dorme per gli attacchi dei coloni, mi ha sorpreso per la sua bellezza. Lì nella Samaria dove Gesù sì ritirò dopo la morte di Lazzaro, lì dove ad un pozzo si era fermato a parlare con una donna che tutti consideravano una poco di buona, abbiamo trovato una chiesa bella, una scuola con ragazzi in attenti ed in ordine, una cappellina graziosa dedicata a Charles de Foucault che in quel villeggio si è fermato almeno tre volte. Bellezza in mezzo alla violenza, perché la sfida non è solo resistere ma cambiare, trasformare, dare speranza e testimoniare che c’è un’altra strada. In cappella mentre celebravamo la messa il sacerdote che ha letto il vangelo si è commosso nel leggere le parole del Maestro: “amate i vostri nemici”. Come è possibile farlo sul serio in questa terra? “Perdonate e vi sarà perdonato”, come non permettere all’indignazione di diventare odio e risentimento?
Bisogna avere occhi nuovi, guardare questo mondo con gli occhi di Gesù ci era stato detto il primo giorno e ci ho provato… e all’ennesimo check point passando dalla west bank alla zona israeliana il giovane soldato che ha fermato il nostro minivan invece di chiederci i passaporti come le altre volte ci ha augura in italiano “buongiorno!”, così come il poliziotto alla gate per la spiantata del tempio dopo averci spiegato gentilmente che non potevano salire da quell’accesso ci ha salutato dicendo “bella ciao”. Credo non abbia la minima idea che per noi quella canzone è legata alla resistenza contro l’occupante e che sulle sue labbra sembrava una contraddizione in termini, ma voglio in entrambi i casi vedere due giovani chiamati al servizio di leva che tentano di portare non dico bellezza ma almeno un po’ di simpatia in quel servizio oscuro di controllo e oppressione.
“Buongiorno” e “bella ciao” come segni di una speranza che non delude che anche quando è sepolta dalla bruttura, come le tante piante di cappero che ho visto fiorite sui muri della città vecchia.
È la bellezza che ho potuto vedere nell’educational book store, resiliente libreria-caffè, unico negozio che vende libri sulla situazione palestinese in inglese (e quindi accessibile a tutti) in tutta Gerusalemme est. Un luogo di cultura e bellezza, dove puoi sorseggiare un caffè o partecipare ad un incontro culturale, perché la lettura è esercizio di bellezza. Non importa che un anno fa il giovane proprietario sia stato arrestato da una retata della polizia locale, non importa che qualcuno abbia tentato di ferire la libertà di espressione, non importa che proprio la “gente del libro” (così i mussulmani chiamano gli ebrei) abbiano sequestrato 300 libri con l’accusa di incitamento alla violenza, non importa che giovani soldati senza cultura abbiamo sequestrato anche 1984 di George Orwell scambiandolo con un testo sula situazione e palestinese dopo Sabra e Chatilia (che in realtà sono del 1982 e non ‘84), non importa tutto questo se c’è ancora speranza, se due giovani soldati provano ad essere carini, se un giovane parroco a Taybe semina bellezza, se il Patriarca di Gerusalemme in mezzo a problemi grandissimi riesce ad accoglierti con un sorriso e una pacca sulla spalla.
Questi piccoli gesti sono bellezza che salva il mondo, quello che non ci riduce a ruote di un ingranaggio ma ci lascia la libertà di poter decidere se abbellire o imbruttire, se costruire o distruggere, non solo una città ma una piccola giornata, un momento, il kairos che adesso viviamo.
Don Rito

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