Raccontiamo, attraverso questo diario di viaggio, il pellegrinaggio in Palestina organizzato da Pax Christi, all’interno della campagna Ponti, non muri, dal 7 al 15 settembre. Un viaggio pensato per incontrare le pietre vive di una terra ferita, in un tempo storico segnato da grandi difficoltà.
“Quello che sarà detto all’orecchio, sarà gridato dai tetti…”
I tetti di Gerusalemme, a sera dal Terrazzo della Flagellazione si vede tutta la città vecchia: il monte degli ulivi, la necropoli della valle di Josaphat, la porta bella, la spianata del tempio con la cupola d’oro, i minareti, la chiesa del cenacolo, fino ad arrivare alle cupole del Santo Sepolcro.
Dopo il canto dei muezzin adesso la città è in silenzio, ogni tanto delle sirene (non so se sperare delle ambulanze o della polizia) rompono questo clima incredibile. Questa non è una città come le altre, qui la storia parla e le religioni si incontrano, eppure ci sono parole che qui non è bene dire: genocidio, occupazione, coloni. Le abbiamo pronunciate sottovoce, perché a Gerusalemme “anche le pietre ascoltano”, così ci hanno detto.
Eppure la promessa di Gesù è che quello che viene sussurrato all’orecchio sarà gridato dai tetti. Quando questo avverrà? Quando gli uomini avranno il coraggio della verità anche quando costa?
Quando invece della paura, questa sarà la città della pace?
Quando si realizzerà la profezia di Apocalisse, citata nella sua ultima lettera dal card. Pizzaballa: “vidi la Gerusalemme nuova discendere dal cielo… Non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio.” (Ap 21,1.22)? Quando i templi non segneranno la divisione ma la fede ci riunirà come figli di Dio e per questo fratelli tutti?
Siamo venuti non con la pretesa di portare pace ma con il desidero di essere testimoni, di guardare… ma con che occhi lo faremo? Uno dei nostri amici che abbiamo incontrato ci ha chiesto di farlo con gli occhi di misericordia di Cristo, che al check point non guarda solo il segno dell’oppressione che vessa il popolo palestinese ma anche la ragazzina israeliana diciottenne che ha l’acconciatura moderna e le unghie rifatte come le nostre adolescenti ma è costretta ad abbracciare un mitra. Certo, lei fa parte della forza di oppressione, ma forse anche lei è vittima di questo mondo che ha come sistema la menzogna e come mezzo la violenza (cit. Pizzaballa)?
Sarò e saremo capace di guardar anche lei con occhi di misericordia? E, quando saremo a casa, sapremo custodire questo sguardo fino al giorno in cui quello che è stato sussurrato all’orecchio sarà gridato dai tetti?
don Rito Marosca
Volge al termine il primo giorno di questo pellegrinaggio che si annuncia denso per i luoghi che visiteremo, gli incontri che faremo, le parole che faranno muovere le corde dei nostri cuori e solleveranno veli sui nostri dubbi e domande, alla ricerca di risposte…
Siamo qui come osservatori e testimoni silenziosi. “Senza giudizio” ci ha suggerito un parroco italiano che vive qui a Gerusalemme, incontrato questa sera. Ci proviamo. Ogni incontro ci insegnerà tanto!
Anna Babini

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