Articolo pubblicato originariamente su Palestinian Information Center. Traduzione dall’inglese a cura di Veronica Bianchini per Bocche Scucite
Testimonianze sconvolgenti rilevano l’entità della sofferenza inflitta al Dottor Abu Safiya nelle prigioni israeliane
Quando Ahmad Qaddas, rilasciato di recente, ha visto per la prima volta il dottor Hossam Abu Safiya in carcere, non lo ha riconosciuto subito. Il corpo esausto e la voce flebile ricordavano solo lontanamente l’uomo un tempo capace d’imporsi all’attenzione con la sua forte personalità, che appariva sugli schermi televisivi locali e internazionali ed era dotato del carisma di uno statista.
Questo contrasto sconvolgente mostra chiaramente cosa può fare alle persone la tortura inflitta nelle prigioni israeliane: non si limita a cambiarne l’aspetto esteriore, ma giunge ad “azzerarne l’identità”, secondo un’espressione coniata dagli stessi ex-detenuti.
Come riferito da Al Jazeera, le forze israeliane hanno arrestato il dottor Abu Safiya il 27 dicembre 2024, durante un raid all’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza.
Lo scorso ottobre Amnesty International, citando un avvocato che ha incontrato Abu Safiya e altri prigionieri, ha affermato che il dottore era stato sottoposto ad abusi e altre forme di maltrattamento.
Crollo fisico e impotenza degli altri prigionieri
Qaddas, rilasciato recentemente, ha raccontato ad Al Jazeera che le condizioni del dottor Hossam sono visibilmente deteriorate. Egli trascorre la maggior parte del tempo seduto in preda alla confusione per il grave stato di prostrazione in cui si trova a causa delle continue torture.
L’ex detenuto ha riferito con amarezza come il rispettato direttore dell’ospedale Kamal Adwan sia stato ridotto a mormorare sommessamente delle preghiere, le sue parole a stento comprensibili nonostante i ripetuti tentativi di comunicare, un’immagine che esprime chiaramente il grave crollo fisico subito dal dottore.
Qaddas ha anche rivelato i dettagli della “tortura psicologica” che i detenuti hanno dovuto sopportare collettivamente, costretti ad ascoltare impotenti le urla del dottor Abu Safiya mentre veniva picchiato senza poter intervenire.
Appello urgente
L’ex prigioniero ha dichiarato che pur desiderando aiutare il dottor Abu Safiya ha esitato lui stesso ad avvicinarglisi, poiché i detenuti che cercano di soccorrere i propri compagni sono spesso puniti con raid nelle celle e il lancio di granate lacrimogene che ne provocano il soffocamento.
Secondo Qaddas, il dottor Abu Safiya è estremamente debole e gravemente dimagrito. I vestiti che aveva indosso apparivano sporchi e logori, a testimonianza delle dure condizioni in cui si trova e dei continui abusi subiti.
Qaddas ha concluso la sua testimonianza con quello che ha definito un appello “urgente” affinché il dottor Abu Safiya sia salvato e ne sia garantito il rilascio, ammonendo che a questo punto “rischia di morire in qualsiasi momento” se continuerà ad essere detenuto nelle condizioni descritte.
“Una dose supplementare di tortura”
Un altro prigioniero rilasciato, Hamza Abu Omeira, ha fornito un resoconto più dettagliato delle vessazioni sistematiche inflitte al dottor Abu Safiya. Ha affermato che il trattamento riservato al medico era “di gran lunga più duro” di quello degli altri detenuti.
Abu Omeira ha incontrato il medico in carcere nell’ottobre 2025 e ha riferito che già allora si trovava in cattive condizioni di salute, visibilmente esausto e malato.
Ha aggiunto che, come ha potuto riscontrare lui stesso, Abu Safiya è stato ripetutamente sottoposto a torture e umiliazioni dirette. Il medico appariva fragile e emaciato, indossava abiti sporchi ed era costantemente spossato.
Vomito durante la tortura
Abu Omeira ha raccontato che Abu Safiya veniva spesso prelevato per essere interrogato, spesso da solo, e che nel corso degli interrogatori veniva insultato e picchiato.
A volte i trasferimenti avvenivano per mano di unità carcerarie speciali, chiaramente incaricate di trattarlo con particolare durezza, anche con insulti e aggressioni fisiche.
Al pari di Qaddas, Omeira ritiene che la vita del dottor Abu Safiya sia in pericolo per le gravi torture a cui è sottoposto e per le deliberate vessazioni delle autorità israeliane.
Abu Omeira ha anche descritto un grave deterioramento delle sue condizioni di salute, affermando che Abu Safiya vomitava continuamente e non riusciva a trattenere il cibo, senza poter ricevere alcuna forma di assistenza medica.
“Il cibo era malsano”, ha detto. “Vomitava tutto ciò che mangiava. Ne mangiava un boccone e lo rimetteva immediatamente.”
Ha anche raccontato un episodio di violenza brutale nel corso del quale i prigionieri, compreso il dottor Abu Safiya, sono stati incatenati mani e piedi per sette giorni consecutivi, così che compiere le azioni più semplici, come mangiare, bere e andare in bagno, risultasse difficile oltre ogni possibilità di sopportazione.
Costretto ad insultarsi
Abu Omeira ha dichiarato che il “diverso trattamento” inflitto al dottor Abu Safiya comportava umiliazioni persino più degradanti di quelle inflitte al resto dei prigionieri, al punto che a volte mentre era brutalmente torturato era costretto a ripetere frasi offensive contro se stesso.
Omeira ha aggiunto che anche il resto del personale medico detenuto, compresi i medici dell’ospedale Nasser di Khan Yunis, era trattato con estrema durezza, ma che la situazione di Abu Safiya era “decisamente peggiore”.
Secondo Abu Omeira, il dottor Abu Safiya si rifugiava nella preghiera e nella spiritualità per sopportare la detenzione, chiedendo continuamente ad Allah di alleviare le sue sofferenze e ai compagni di prigionia di pregare per lui.
Tortura con cani della polizia
Una terza testimonianza, resa da un altro prigioniero rilasciato, Rami Abu Omeira, si è concentrata sulle ultime settimane antecedenti la sua liberazione, circa sei settimane fa. Egli ha assistito a un grave pestaggio ai danni del dottor Abu Safiya al suo rientro da un interrogatorio, e ha rivelato che nella stanza degli interrogatori erano stati usati persino cani della polizia per terrorizzarlo e aggredirlo, causandogli tagli e graffi su tutto il corpo.
“Lo hanno spogliato e gli hanno aizzato contro i cani”, ha dichiarato Rami. “I cani lo hanno attaccato, graffiato e gettato per terra”.
Ha aggiunto poi che le guardie carcerarie hanno deliberatamente fatto incursione nel posto in cui dormiva il dottore, gettando granate stordenti e gas lacrimogeni contro di lui prima di portarlo altrove con la forza, in quelli che hanno descritto come tentativi di spezzarne la resilienza psicologica.
Secondo Rami Abu Omeira i segni della tortura erano chiaramente visibili sul corpo del dottor Abu Safiya e sulla sua condizione fisica generale. Egli ha ammonito che il dottore è a grave rischio di essere ucciso o morire per effetto delle torture e ha invocato azioni urgenti per salvarne la vita e fare in modo che sia rilasciato.
I figli ricordano il dottore come un medico di estrema resilienza, che ha continuato a lavorare nonostante l’uccisione del figlio Ibrahim e nonostante sia stato lui stesso ferito a una gamba. Un video circolato moltissimo online lo ha ripreso mentre si dirige risoluto verso un carro armato israeliano. I colleghi dell’ospedale Kamal Adwan erano soliti chiamarlo il “padre di tutti i pazienti”.
Secondo fonti citate da Al Jazeera, Abu Safiya è 1 dei 737 sanitari arrestati da Israele dall’inizio dell’ultima guerra contro Gaza. Tra questi vi sono medici, paramedici e infermieri; a quanto è stato riferito molti di loro sono stati vittime di abusi e maltrattamenti nel corso della detenzione.

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