Articolo pubblicato originariamente su +972 Magazine. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite
In un campo per sfollati a Gaza City, il pugilato è diventato un’ancora di salvezza per decine di ragazze, che sognano un giorno di rappresentare la Palestina sui ring internazionali.
Di Mohammed Zaanoun *
Una palestra di pugilato improvvisata sorge nel cuore di un vasto campo per sfollati ad Al-Rimal, quello che un tempo era il quartiere più benestante di Gaza City. Allestita all’interno di una tenda, la struttura non dispone né di tappeti né di pavimentazione sportiva sintetica, conseguenza del soffocante blocco imposto da Israele all’ingresso di merci e aiuti. Le ragazze si allenano con attrezzature essenziali e pochissimi dispositivi di protezione. Una tenda adiacente funge da spazio per il riscaldamento e la preparazione.
Osama Ayoub, allenatore quarantenne originario di Gaza City, ha costruito la palestra utilizzando materiali di recupero. «Nonostante le enormi difficoltà e la gravissima carenza di risorse, ero determinato a non permettere che lo sport scomparisse dalla vita delle ragazze», ha raccontato a +972 Magazine. «Ho creato questa palestra di pugilato all’interno di una tenda come iniziativa semplice ma significativa, per offrire uno spazio sicuro dove allenarsi, sostenere le giovani atlete e aiutarle a ritrovare speranza, fiducia in se stesse e un senso di normalità attraverso lo sport.»

Osama Ayoub, 40 anni, fondatore della palestra di pugilato improvvisata per ragazze nel campo per sfollati di Al-Rimal, Gaza City, 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Osama Ayoub e la quattordicenne Judy Al-Nimer si allenano nella palestra di boxe improvvisata nel campo profughi di Al-Rimal, a Gaza City, il 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)
Prima della guerra, Ayoub gestiva un club di pugilato completamente attrezzato, distrutto insieme alla sua abitazione durante quella che definisce la guerra genocida condotta da Israele nella Striscia. «Ero profondamente preoccupato per il futuro dello sport a Gaza», spiega. Così si è subito messo all’opera, montando la tenda e coinvolgendo le prime partecipanti.
Oggi offre gratuitamente allenamenti a quasi cinquanta ragazze tra gli otto e i diciannove anni, provenienti da Gaza City e Khan Younis. Durante gli incontri, il tifo degli spettatori riempie la tenda: molti assistono agli allenamenti dalle gradinate improvvisate che Ayoub ha costruito tutt’intorno.

Ragazze si allenano nella palestra di pugilato improvvisata nel campo per sfollati di Al-Rimal, Gaza City, 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)
Lana Al-Ashi, sedici anni, si allenava nel club di Ayoub già prima della guerra. Quando la palestra è stata ridotta in macerie, ha temuto di non poter più praticare il pugilato. Poi Ayoub le ha parlato della nuova struttura allestita nel campo.
«Ho sentito rinascere qualcosa dentro di me», racconta. «Il pugilato non è più soltanto un hobby: è il principale modo che ho per restare in equilibrio dal punto di vista mentale.»
Se il programma offre un allenamento fisico, l’obiettivo principale di Ayoub è soprattutto quello di fornire il sostegno psicologico di cui parla Lana. Molte delle ragazze hanno perso familiari o la propria casa durante la guerra, e alcune hanno perso entrambe le cose. Tutte si sono viste sottrarre anni della loro infanzia.

Lana Al-Ashi, 16 anni, 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)

Judy Al-Nimer, 14 anni, 1° giugno 2026. (Yousef Zaanoun)
«Se non ci fosse questa tenda improvvisata dove ci alleniamo, il nostro stato psicologico sarebbe completamente crollato», afferma Judy Al-Nimer, quattordicenne la cui famiglia è stata sfollata più volte nel corso della guerra. «Per me il pugilato è una vera ancora di salvezza: è l’unico posto dove posso liberare tutta la rabbia e il dolore che porto dentro.»
La palestra rappresenta anche un tentativo di ricostruire una parvenza di normalità dopo anni di incertezza.
«L’assenza della scuola sta distruggendo il nostro futuro e ci lascia sospese in un vuoto mortale, fatto solo di pensieri e paura dell’ignoto», dice Judy. «Quando indosso i guantoni dentro questa tenda sento di non essere debole, e di recuperare quella forza e quella fiducia in me stessa che questa realtà ha cercato di spezzare.»
Sebbene sia formalmente in vigore un cessate il fuoco, gli allenamenti si svolgono spesso sotto il rumore dei droni e delle esplosioni nelle vicinanze.
«All’inizio tremavo di paura a ogni detonazione che faceva vibrare la tenda», ricorda Judy.
«I bombardamenti israeliani non si fermano», aggiunge Lana. «In quei momenti di terrore ci scambiamo uno sguardo con l’allenatore e con le altre ragazze e, invece di fuggire, continuiamo a colpire con ancora più determinazione. Questo sport ci ha insegnato a non abbassare lo sguardo per la paura.»
Anche se oggi possono allenarsi soltanto in questa piccola palestra, le ragazze guardano ben oltre i confini della Striscia assediata. Il loro sogno è poter viaggiare all’estero e partecipare ai campionati internazionali di pugilato rappresentando la Palestina.
«La mia ambizione, il mio sogno e il sogno di tutte noi è avere la possibilità di uscire da Gaza e combattere sui ring internazionali», conclude Lana. «Voglio vedere la bandiera palestinese sventolare in alto e dimostrare al mondo che siamo un popolo che ama la vita e che merita di conoscere la gioia.»
Mohammed Zaanoun è un fotogiornalista di Gaza.

Sempre ho nel cuore il popolo palestinese. Anch'io dico: Signore fino a quando?". Perché nessuno dei potenti parla? Perché si…
Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
Grazie per il vostro coraggio Perché ci aiutate a capire. Fate sentire la voce di chi non ha voce e…