E non si può dire che sia morto di freddo

Articolo originariamente pubblicato su Facebook da Paola Caridi

Non riesco a togliermi dagli occhi il corpicino di Said Asa’id Abedin.

È morto il 18 dicembre 2025, a Gaza, a un mese di vita per ipotermia.

È morto di freddo, e non si può sentire, che sia morto di freddo.

A una settimana dal nostro Natale luminoso, glitterato, tutto lucine e paillette.

Anzi, tutto ‘metallo liquido’, come ha spiegato sulle onde della radio pubblica in un pomeriggio freddino-ma-poi-mica-tanto una esperta di look.

Dava consigli su come vestirsi a Natale e a San Silvestro: ho scoperto che va di moda una stoffa che sembra metallo ma è morbida come una seta.

Si chiama ‘metallo liquido’, appunto.

Niente a che vedere con il metallo delle decine di miliardi di dollari di bombe scaraventate in poco più di due anni su un cerotto di terra che si chiama Gaza nel genocidio che Israele continua a compiere.

A esercitare, in un campo di sterminio pieno di due milioni di esseri umani. Palestinesi.

Said, “fiero” in arabo. Si chiamava Said.

Si sarebbe potuto chiamare Issa, che è la versione araba di Gesù. Stessa carne. Stessa fragilità.

Invece della paglia, è rinchiuso in un sudario.

E io mi chiedo chi ci metto nel presepe, se il presepe è un gesto simbolico, e dunque pieno, stracolmo della nostra storia.

Chi ci metto nel presepe? Said rinchiuso in un sudario che sembra davvero l’involucro di una caramella?

Sì, certo. Ma non basta. Certo.

In questi giorni che sono fatti anche di incontri pubblici, e dunque del dono di essere assieme (con i corpi) e assieme pensare a Gaza, le domande sono spesso simili: Cosa possiamo fare? Quando finirà il genocidio?

Io non ce le ho, le risposte.

Mi intestardisco a dire che sì, siamo assieme e dunque abbiamo fatto e faremo.

Ma le altre risposte, quelle immediate, su come prendere un’astronave e arrivare a Gaza – dunque sulla Luna, perché Gaza è lontana quanto la Luna –, non ce le ho.

Credo che l’unica cosa che possiamo fare è non tacere. Non è una scappatoia, né un pannicello caldo.

 È affermare, con costanza, che lo scandalo è di fronte a noi.

Di nuovo con un simbolo e un corpo, come Said lo è, simbolo e corpo.

#basta #bastagenocidio #dontstoptalkingaboutpalestine #gazalastday

 

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