Famiglia di Hind Rajab: «Aprire un’indagine non significa fare giustizia»

Articolo pubblicato originariamente sulla pagina Instagram di Wesam Hamada. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

Di Wesam Hamada, madre di Hind Rajab

Dopo più di due anni, l’esercito israeliano ha finalmente riconosciuto che le proprie forze hanno aperto il fuoco contro l’auto nella quale Hind e la mia famiglia erano rimaste intrappolate e che avvierà un’indagine penale, nonostante all’epoca avesse negato tutto.

Ma voglio dirlo chiaramente: aprire un’indagine non significa fare giustizia.

Hind era una bambina spaventata e ferita, intrappolata nell’auto tra i corpi dei suoi familiari, mentre implorava il mondo di salvarla. I paramedici accorsi per soccorrerla furono poi uccisi.

Perché non è stata aperta un’indagine quando Hind chiedeva disperatamente aiuto? Perché non è stata aperta un’indagine quando i paramedici sono andati a salvarla? E perché soltanto adesso, dopo più di due anni?

Non voglio un’indagine militare a porte chiuse. Voglio un’indagine indipendente e trasparente e che tutti i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni.

Hind non è soltanto una notizia o un caso riaperto a causa delle pressioni internazionali.

Hind è mia figlia, e continuerò a chiedere verità e giustizia per lei, per la mia famiglia e per i paramedici che hanno cercato di salvarla.

L’apertura di un’indagine è un passo atteso da troppo tempo. La giustizia, però, non è ancora cominciata.

 

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