Di Paola Caridi
Non è una iperbole.
La più importante moschea della Palestina dopo Al Aqsa, a Gerusalemme, è ora sotto il controllo amministrativo di Israele, per volere del de facto governatore della Cisgiordania, Bezalel Smotrich, ministro delle finanze e con un ruolo determinante nel ministero della difesa israeliano.
La Moschea Ibrahimi significa il controllo di tutta la città vecchia di Khalil (Hebron per gli israeliani).
Smotrich rompe, dunque, l’accordo del 1997 tra Netanyahu (anche allora premier) e Yasser Arafat.
Accordo comunque capestro, visto che sanciva che era l, ed è, la violenza a decidere le sorti dei palestinesi. Tre anni prima, infatti, la moschea Ibrahimi era stata teatro di un massacro mai dimenticato nella città più importante della Cisgiordania meridionale. Il 25 febbraio 1994 Baruch Goldstein entrò nella moschea piena di fedeli palestinesi riuniti per la preghiera di un’alba di Ramadan, e ammazzò 29 persone a colpi di fucile, prima di essere fermato e ammazzato.
Lo considero il primo suicidio politico, un attentato terroristico che, per il colono israeliano, aveva un solo esito possibile: la morte.
Invece di suscitare sensi di colpa, l’attentato di Goldstein (sepolto a Kiryat Arba, la colonia dove vive anche oggi Ben Gvir) ha spaccato letteralmente la moschea Ibrahimi, il luogo sacro dei patriarchi e matriarche che uniscono le religioni del Libro.
Così, le matriarche sono rimaste nella moschea. I patriarchi negli attigui locali controllati dai coloni ebrei.
E il povero Abramo nel mezzo.
E la città vecchia è divenuta una città fantasma, sotto il controllo dei soldati israeliani, e per un periodo pattugliata da una missione internazionale.
Ne facevano parte anche i nostri carabinieri.
Ora, la politica di rapina del governo israeliano, sancita da tutte le altre istituzioni dello Stato, si prende Khalil.
Noi stiamo in silenzio, ancora una volta.
Ma non è più il tempo del business as usual.
Crollano i tabù, e ognuno, ognuna deve ora dire da che parte sta.
Non vale solo per politici e potenti. Vale per tutte e tutti. Scrittrici, scrittori compresi.

Sempre ho nel cuore il popolo palestinese. Anch'io dico: Signore fino a quando?". Perché nessuno dei potenti parla? Perché si…
Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
Grazie per il vostro coraggio Perché ci aiutate a capire. Fate sentire la voce di chi non ha voce e…