Articolo pubblicato originariamente sul Manifesto. Fonte: pagina FB di Pasquale Porciello
Di Pasquale Porciello
Continuano a piovere ordini di evacuazione. Nel mirino la diga più grande del paese
Arriva nel pomeriggio di ieri la conferma ufficiale dell’estensione delle operazioni terrestri in Libano oltre la Linea Gialla, la fascia di una decina di chilometri lungo il confine sud e sud-est del Libano già militarmente occupata da Israele. Che Tel Aviv stesse però preparando un’escalation era già chiaro da giorni.
L’ESERCITO «opera in modo mirato oltre la linea di difesa avanzata al fine di eliminare le minacce dirette ai cittadini dello Stato di Israele e ai soldati (…) in conformità con le direttive politiche», si legge nel comunicato dell’esercito israeliano, che ha intensificato gli attacchi sul sud del Libano e sulla valle della Beqa’a, a est, già a partire da lunedì. Centinaia gli attacchi israeliani nella giornata di ieri. Sono dodici le vittime accertate a Machghara, valle della Beqa’a, degli almeno dieci bombardamenti che l’aviazione israeliana ha effettuato sul piccolo villaggio da lunedì sera a martedì mattina. Nel pomeriggio sono arrivati altri ordini di evacuazione per il villaggio e il vicino Sohmor.
Attacchi violenti anche a sud. A Nabatieh l’esercito israeliano ha imposto l’evacuazione dell’intera città. Avichai Adraee, portavoce arabofono dell’esercito israeliano, ha ordinato agli abitanti di spostarsi «a nord del fiume Zahrani», a una quarantina di chilometri dal confine tra Libano e Israele. Ieri pomeriggio si contavano già una quarantina di bombardamenti su tutto il distretto. Raid anche a Tiro e nella sua provincia. A Chuaya, nei pressi di Hasbaya, nel profondo sud libanese, sono stati accertati gli ennesimi bombardamenti al fosforo bianco. Il ministero della salute libanese ha appena pubblicato un report aggiornato sull’ecocidio e l’urbicidio sistematico perpetrato da Israele nel sud del Libano.
A Srifa, periferia di Tiro, l’esercito israeliano ha ucciso un altro soccorritore e ne ha feriti due. Dal 2 marzo – data di inizio di questa fase della guerra in Libano – sono stati uccisi oltre 120 soccorritori, 300 i feriti.
MOLTEPLICI ATTACCHI intorno alla diga di Qaraun, nella Beqa’a, la maggiore infrastruttura idrica e idroelettrica del paese costruita sul fiume Litani nel 1959. L’ufficio nazionale del Litani, che se ne occupa, ha chiesto alle autorità libanesi di avviare «contatti diplomatici urgenti per mettere fine a questa aggressione contro la diga di Qaraun e alle sue diverse infrastrutture», opera di «natura civile ed essenziale» e quindi interdetta ai bombardamenti, secondo la Convenzione di Ginevra. Tra i rischi di un attacco diretto alla diga, anche quello di inondazioni. Ma in serata sono piovute ancora bombe.
Gli attacchi a Qaraun sono solo l’ultimo episodio di una campagna che prende di mira le risorse del Libano, prima tra tutte l’acqua, che in uno scenario di occupazione ed eventuale annessione, sarebbe preziosa per il fabbisogno interno israeliano.
Intanto aumenta il rischio, dopo le minacce di lunedì dei ministri israeliani Smotrich e Ben Gvir, ma anche del capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Eyal Zamir, di bombardamenti su Beirut. Da parte sua, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato martedì che l’esercito opera con «forze importanti sul terreno» e prende il controllo di «zone strategiche».
Il bilancio quotidiano pubblicato ieri dal ministero della salute è salito a 3.213 uccisi e 9.737 feriti dal 2 al 26 marzo. Anche Hezbollah rivendica una serie di attacchi sul terreno. A Zaoutar el-Charqiyeh, nella periferia di Nabatieh all’altezza del fiume Litani, ha detto di aver attaccato le forze israeliane all’alba. Attacchi di terra anche a Bint Jbeil e di droni a Srifa e Deir Kifa, nella provincia di Tiro. Droni sulle truppe israeliane anche a Adchit al-Qossair, nel distretto di Marjayun.
È QUESTO IL VOLTO del cessate il fuoco cominciato il 17 aprile scorso e mai rispettato da Israele prima e poi in risposta da Hezbollah. Lunedì, alla vigilia di un possibile accordo tra Stati uniti e Iran, Tel Aviv aveva messo in chiaro che la questione libanese, contrariamente a quanto sostenuto da Teheran, non doveva farne parte. Poi ieri gli attacchi statunitensi sul sud dell’Iran hanno nuovamente spazzato via i sommari punti di riferimento fissati in questi giorni.
L’esercito israeliano ha continuato a ordinare l’evacuazione di decine di villaggi libanesi anche in serata, così come ha continuato a bombardare: l’annunciata ennesima escalation è a tutti gli effetti cominciata.

Sempre ho nel cuore il popolo palestinese. Anch'io dico: Signore fino a quando?". Perché nessuno dei potenti parla? Perché si…
Sono vicina al popolo palestinese. Unità a voi nella preghiera. Soffro con voi. Quando finirà? Il mondo che conta e…
il soldato in questione è stato ricevuto in ambito isareliano in Italia credo anche una scuola ebraica a Milano ma…
[…] dalla “devastazione che si è dispiegata davanti agli occhi del mondo”. ( https://bocchescucite.org/difendere-la-dignita-e-la-presenza-del-popolo-di-gaza/ ) Mai così espliciti e rinunciando…
Grazie per il vostro coraggio Perché ci aiutate a capire. Fate sentire la voce di chi non ha voce e…