A Gerusalemme Est, «un’intera comunità palestinese sta per essere espulsa»

Articolo pubblicato su +972 Magazine. Traduzione dall’inglese a cura della redazione di Bocche Scucite

Israele sta costringendo i 1.500 abitanti di Al-Bustan ad abbandonare il villaggio per costruire un parco a tema biblico. Per evitare di pagare multe salatissime, le famiglie stanno demolendo le proprie case.

Foto di copertina: Fakhri Abu Diab, accanto alle macerie della sua casa demolita dal Comune di Gerusalemme nel 2024, ad Al-Bustan, Silwan, nella Gerusalemme Est occupata. (Faiz Abu Rmeleh)

Di Shatha Yaish

Omar Abu Rajab infilò i suoi averi in sacchi neri della spazzatura. Pochi giorni prima, mentre il sessantenne stava ancora elaborando il recente lutto per la morte della madre, dei rappresentanti del Comune di Gerusalemme avevano bussato alla sua porta notificandogli un ordine di demolizione per il piccolo appartamento che condivide con la moglie ad Al-Bustan, una zona del quartiere di Silwan, a Gerusalemme Est occupata, oggi al centro di una campagna di espulsioni israeliane sempre più intensa.

Di fronte all’ordine di demolizione e alla prospettiva di dover pagare una multa di migliaia di dollari per la distruzione della sua casa da parte del Comune, ha deciso di non aspettare l’arrivo delle ruspe. Ha scelto invece l’opzione meno costosa: abbattere la propria casa da solo.

Il Comune di Gerusalemme sostiene che abitazioni come quella di Abu Rajab siano state costruite illegalmente, senza i permessi necessari. «Non ci sono permessi», ha spiegato Abu Rajab a +972 Magazine, sottolineando che Israele rende quasi impossibile per i palestinesi di Gerusalemme Est ottenere le autorizzazioni necessarie per costruire legalmente.

Negli ultimi dieci anni, Abu Rajab è già stato costretto a lasciare altre due case in diverse zone di Silwan: una è stata demolita dal Comune, mentre l’altra l’ha demolita lui stesso.

«Sto ancora pagando le sanzioni per una casa demolita anni fa», ha raccontato. «Sono malato e lavoro solo quattro ore al giorno, ma non riesco a sostenere tutti questi costi. Non ho altra scelta. Farlo da soli costa meno.»

Qualche giorno dopo, tre dei nipoti di Abu Rajab hanno saltato la scuola per aiutarlo nella demolizione, portando i propri martelli per abbattere i muri. Da allora, Abu Rajab e sua moglie si sono trasferiti a vivere con la famiglia del fratello, nell’appartamento accanto, tutti stipati in uno spazio ristretto.

Le case di Al-Bustan sono da tempo destinate alla demolizione nell’ambito di piani municipali che prevedono di sostituire l’area residenziale con un parco a tema biblico. Dopo una battaglia legale durata due decenni, però, le autorità israeliane hanno intensificato gli sforzi per svuotare la zona dalla presenza palestinese nel contesto della guerra a Gaza.

La pressione è aumentata ulteriormente nelle ultime settimane, con incursioni della polizia insieme a funzionari comunali per consegnare una serie di ordini che intimano ai residenti di demolire da soli le proprie case oppure di sostenere i costi dell’intervento pubblico. L’intera area di Al-Bustan — 115 abitazioni e circa 1.500 residenti — è ora minacciata di demolizione.

«È un’intera sezione di Silwan destinata a essere abbattuta», ha dichiarato Aviv Tatarsky, ricercatore dell’ONG israeliana Ir Amim. «Un’intera comunità sta per essere espulsa.»

«Non abbiamo altro»

Secondo Ir Amim, il progetto del parco a tema ad Al-Bustan fa parte di una strategia più ampia per rafforzare il controllo israeliano sulla Città Vecchia di Gerusalemme e sui quartieri circostanti (il cosiddetto “bacino della Città Vecchia”), attraverso l’espansione di attrazioni turistiche e parchi nazionali, anche su terreni appartenenti a istituzioni religiose come il Monte degli Ulivi.

Situata immediatamente a sud della Città Vecchia, Al-Bustan è vicina a un’altra zona di Silwan, nota come Batan al-Hawa, anch’essa oggetto di una campagna di espulsioni simile guidata da organizzazioni di coloni israeliani.

Secondo il Governatorato di Gerusalemme dell’Autorità Palestinese, nei primi quattro mesi del 2026 le autorità israeliane hanno demolito 185 strutture in città. Delle 40 abitazioni distrutte ad aprile, 17 sono state demolite dagli stessi proprietari.

In tutta Al-Bustan si respira un senso di sconfitta. Molti residenti, come Hatem Baydoun, vedono l’auto-demolizione come il male minore. «Se lasciamo che sia il Comune a demolire la casa, dovremo pagare decine di migliaia di shekel», ha spiegato. «Così abbiamo deciso di farlo da soli.»

Poco più in là, il sessantenne Mohammad Qwaider si trova davanti alla stessa scelta impossibile. Vive in un edificio familiare insieme alla madre Yusra, 97 anni, costretta a letto.

L’edificio, composto da sei unità, è stato costruito nel 1970, con ulteriori piani aggiunti col crescere della famiglia. Qwaider ha ricordato che nei primi anni dell’occupazione israeliana di Gerusalemme Est, dopo la guerra del 1967, le restrizioni edilizie erano meno rigide.

All’inizio del mese scorso, ha raccontato, «il Comune mi ha ordinato di demolire l’appartamento al terzo piano, altrimenti sarebbero venuti loro a farlo, così lo abbiamo fatto». Ma dopo aver demolito quell’appartamento — dove vivevano uno dei suoi figli e i suoi nipoti — il Comune gli ha ordinato di abbattere l’intero edificio, citando la mancanza di permessi.

Questa volta, si rifiuta di obbedire. «Possono demolirlo, e io sgombererò le macerie e pianterò una tenda per viverci. La terra è più importante della costruzione.»

Sua moglie, Manal, è d’accordo. «Non dormiamo la notte», ha detto. «Non abbiamo alternative a questa casa e a questa terra. Non abbiamo nient’altro.»

«Una sofferenza doppia»

Secondo Tatarsky di Ir Amim, il forte aumento delle demolizioni ad Al-Bustan è stato innescato dalla decisione improvvisa del Comune di Gerusalemme di sospendere tutti i negoziati con i residenti, che miravano a trovare una soluzione abitativa.

«Le autorità israeliane vogliono trasformare Silwan in un insediamento israeliano e stanno usando ogni mezzo per farlo», ha spiegato. «Usano il pretesto delle costruzioni senza permesso, ma ottenere quei permessi è impossibile. Così Israele può dichiarare illegali tutte le case di questa parte di Silwan.

«Le autorità hanno una forte motivazione politica», ha continuato. «Non si tratta di normative edilizie: è una politica volta a trasformare Silwan da quartiere palestinese a insediamento ebraico. Ufficialmente il piano è portato avanti dal Comune, ma deriva in gran parte dal governo, e gli ordini risalgono a circa vent’anni fa.»

Finora, ha spiegato, la campagna per proteggere queste case aveva funzionato «soprattutto grazie alla capacità di sensibilizzare e di esercitare pressione internazionale su Israele». Ma dopo il 7 ottobre, «la comunità internazionale o non presta attenzione o si concentra su Gaza. In sostanza, non sta fermando il governo israeliano».

Secondo l’attivista locale Fakhri Abu Diab, più di 50 case ad Al-Bustan — circa metà della comunità — sono state demolite dal 7 ottobre 2023. Le autorità israeliane «sono diventate più violente», ha detto. «Arrivano nel cuore della notte per consegnarti l’ordine di demolizione.»

La sua casa è stata demolita dal Comune nel febbraio 2024, costringendolo a pagare «somme enormi. Sto ancora pagando a rate».

Abu Diab si oppone alle auto-demolizioni, che a suo avviso provocano «una sofferenza doppia» per i palestinesi. «È una sorta di guerra psicologica contro le famiglie. Diventiamo lo strumento con cui il Comune realizza i suoi piani. Non vogliono che il mondo li veda distruggere le nostre case. Facendolo da soli, li aiutiamo.»

Tuttavia, riconosce anche la paura vissuta dalle famiglie, che non sanno quando arriveranno le squadre di demolizione, e la difficoltà di affrontare multe esorbitanti. «La gente cerca di limitare i danni.»

Oggi, dopo due decenni di battaglie legali, Al-Bustan è piena di macerie — ciò che resta di decine di case familiari. In un appartamento distrutto, un frigorifero è ancora in piedi sul pavimento crollato. Sotto, qualcuno ha scritto sul muro: «Restiamo qui. Non ce ne andremo.»

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