Articolo pubblicato originariamente da Electronic Intifada. Traduzione a cura di Veronica Bianchini per Bocche Scucite.
Foto di copertina: migliaia di manifestanti sono stati arrestati per aver esposto cartelli a sostegno della Palestine Action. Difendiamo le nostre giurie
L’Alta Corte di giustizia di Londra ha dichiarato illegale la messa al bando di Palestine Action nel Regno Unito. La giuria dei giudici ha stabilito oggi che la proscrizione dell’organizzazione “ha compromesso pesantemente il diritto alla libertà di espressione e di riunione” nel Paese.
La notizia è stata accolta con esultanza dagli attivisti. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi davanti l’edificio delle Royal Courts of Justice, sede del tribunale, Lisa Minerva Luxx ha avvertito: “Elbit Systems prepara i bagagli, Palestine Action è tornata!”. La Elbit Systems è il più grande produttore di armi israeliano e attualmente possiede almeno 6 siti nel Regno Unito, mentre altri 4 sono stati chiusi sull’onda di decise campagne realizzate da Palestine Action.
La cofondatrice di Palestine Action, Huda Ammori, ha definito la sentenza della corte una “vittoria epocale” e ha affermato che la proscrizione passerà alla storia come “uno degli attacchi più estremi sferrati alla libertà di espressione nella storia recente della Gran Bretagna”.
Sostenuta da un’equipe di avvocati, Ammori ha guidato con successo il ricorso contro il provvedimento. La sentenza, tuttavia, prevede che la proscrizione resti temporaneamente in vigore. Maggiori dettagli sul modo in cui l’organizzazione sarà eliminata dall’elenco dei gruppi vietati per terrorismo devono ancora essere definiti dalla corte; nuovi sviluppi sono attesi per la prossima settimana.
Il ministro dell’Interno Shabana Mahmood si è detta contrariata dalla decisione della corte e ha annunciato che il governo presenterà ricorso. Il ministro che l’ha preceduta, Yvette Cooper, ha posto fuori legge il gruppo di azione diretta la scorsa estate in base alla draconiana legge contro il terrorismo vigente nel Regno Unito. In conseguenza del provvedimento esprimere il proprio sostegno all’organizzazione è diventato un reato penale per cui sono previsti fino a 14 anni di carcere. Negli ultimi sette mesi le azioni dirette di Palestine Action sono state sospese, mentre gli sforzi del gruppo si sono concentrati sul cercare di ottenere la revoca della sua messa al bando.
Da allora, tuttavia, migliaia di sostenitori hanno sfidato il divieto organizzando campagne di disobbedienza civile durante le quali hanno esposto cartelli su cui campeggiava la scritta: “Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action”. Esponenti della campagna Defend Our Juries hanno dichiarato che i quasi 3.000 arresti effettuati nel corso delle proteste “sono ora illegali”.
Questa mattina decine di manifestanti hanno esposto cartelli con la scritta incriminata davanti all’Alta Corte di Londra, ma nonostante la presenza di diversi agenti di polizia fino al primo pomeriggio non vi sono state notizie di arresti.
Dopo la sentenza la polizia metropolitana di Londra ha fatto sapere che i suoi agenti non arresteranno più chi dichiara di sostenere Palestine Action, ma si limiteranno a raccogliere prove per eventuali futuri processi, affermando che questo è “l’approccio più adeguato da adottare” fino a quando l’azione legale sarà in corso.
L’odierna vittoria di Palestine Action è l’ultimo colpo incassato dal governo nel tentativo di eliminare il gruppo, una politica portata avanti in collusione con Israele. I governi che si sono succeduti alla guida del paese hanno tramato segretamente con l’ambasciata israeliana per attaccare, infangare o schiacciare il gruppo. Recentemente il governo laburista ha persino diffuso insinuazioni su possibili finanziamenti da parte dell’Iran, nonostante Palestine Action disponga di risorse molto limitate raccolte da volontari che usa per procurarsi martelli e vernici.
Tuttavia lo stesso consulente governativo sulle leggi antiterrorismo, Jonathan Hall, intervistato questa settimana per il programma Dispatches di Channel4 ha smentito le insinuazioni del governo su un presunto legame con l’Iran definendole “errate” e si è detto rammaricato per le allusioni a presunte informazioni provenienti dai servizi segreti.
La scorsa settimana, inoltre, una giuria ha disposto il rilascio di cinque prigionieri politici di Palestine Action dopo aver stabilito che nessuno dei sei è colpevole delle accuse più gravi mosse a loro carico. I “Filton 6” hanno realizzato un’azione diretta contro una fabbrica di armi israeliana che ha sede vicino a Bristol nel 2024. I pubblici ministeri hanno annunciato che chiederanno un nuovo processo per le accuse minori su cui la giuria non è riuscita a raggiungere un verdetto.
Aggiornamento https://www.radiondadurto.org/2026/02/14/palestine-action-in-primo-grado-il-tribunale-decide-che-la-messa-al-bando-e-illegittima/

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