Articolo originale su Fazi Editore

Traduzione dall’arabo di Nabil Bey Salameh
Traduzione dall’inglese di Roberto Laghi
Prefazione di Tomaso Montanari
Postfazione di Viola Ardone
Data di pubblicazione: 30/06/2026
Narrativa straniera
Pagine: 144
Titolo originale: Every Moment Is a Life. Gaza in the Time of Genocide
ISBN: 9791259678805
Susan Abulhawa
Susan Abulhawa, scrittrice e attivista palestinese-americana, è una delle voci più importanti della letteratura palestinese contemporanea. Nata da una famiglia di profughi della guerra dei Sei Giorni, è autrice del romanzo bestseller Ogni mattina a Jenin, tradotto in più di trenta lingue e venduto in oltre un milione di copie nel mondo. In Italia ha pubblicato anche Nel blu tra il cielo e il mare e Contro un mondo senza amore. È fondatrice di Playgrounds for Palestine, organizzazione che assiste i bambini palestinesi nei Territori Occupati.
Con racconti di: Mohammad Mu’ammar, Reema Abu Moussa, Khuloud Abu Dhaher, Ghassan Salam, Diana Sleih, Saja al-Lahham, Rizq Ahmad, Khadija Abu Lebdeh, Amr al-Najjar, Fatima Asfur, Nibal al-Najjar, Maram Hammou, Samia al-Lahham, Ali Abu Zayed, Maysa Salamah, Samah Abu Awwad, Abdallah al-Sayyid e Lubna Muqdad.
Nel 2024 Susan Abulhawa, autrice del romanzo Ogni mattina a Jenin, uno dei libri sulla Palestina più letti e amati, è riuscita a entrare due volte a Gaza attraverso il valico di Rafah. Nei campi tenda ha organizzato una serie di laboratori di scrittura con giovani palestinesi sfollati, le cui vite sono state sconvolte dalla violenza, dalla fame, dalla perdita della casa, della famiglia e di ogni forma di normalità. Da quell’esperienza nasce questa antologia: diciotto racconti brevi e intensi, scritti durante il genocidio perpetrato da Israele, nei quali la vita reale assume la forza della letteratura. Queste storie aprono uno squarcio sull’esistenza a Gaza sotto le bombe. Raccontano l’orrore dall’interno, nei gesti minimi della vita quotidiana, nei suoni, negli odori, nella polvere sulla pelle: fare la fila per il pane, l’odissea per un buono alimentare, recuperare i propri vestiti dalle macerie, rinunciare a un letto per farne legna da ardere, il viaggio in ospedale per partorire, dare un nome a un bambino salvato dalla morte, bere un caffè davanti al mare dopo aver perso tutto. Come scrive Viola Ardone nella postfazione, «questi testi sono la narrazione in presa diretta della morte mentre avviene, della distruzione mentre avviene, del dolore mentre avviene, del battito mentre resiste. Sono vita».
Con coraggio, rabbia, amore e – incredibilmente – speranza, queste voci restituiscono dignità, memoria e umanità a un popolo sotto assedio. E mostrano come, anche nella devastazione più estrema, raccontare possa diventare un gesto di resistenza.
«Scrivere racconti nel mezzo di un genocidio in corso vuol dire dover estrarre l’inchiostro dal proprio cuore».
Huzama Habayeb, editor della raccolta
Fazi Editore devolverà il 5% dei proventi del libro al Palestine Writes Literature Festival, dedicato alla promozione della letteratura, dell’arte e della cultura palestinesi.

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